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Renzi lancia i Comitati per il SI

NORenzi lancia i Comitati per il SI al referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale. Ovviamente, la cosa non sorprende nessuno e saremo felici di confrontarci sui contenuti e non sul suo destino politico o su menzogne.

I sostenitori del SI hanno facili argomenti persuasivi: meno parlamentari, meno spese per il parlamento, più efficienza istituzionale, più governabilità.

La riforma va letta con la legge elettorale, ma tenendo ben distinte le due cose.

Due parole sul metodo con cui si è arrivati a questa riforma, prima di entrare nel merito.

Inaccettabile che un parlamento, nato coartando (il termine è della Corte Costituzionale sentenza 1/2014) la volontà popolare nel legittimo e fondamentale diritto di scegliere i rappresentanti parlamentari, alterato nella consistenza dei gruppi parlamentari da premi incostituzionali, si arroghi il diritto di riformare la Costituzione.

Governo e Parlamento stanno trasformando l’assetto istituzionale della Repubblica, senza averne il mandato politico e utilizzando in modo improprio gli strumenti previsti dalla Costituzione, l’art. 138.

Revisione della Costituzione non significa trasformazione, significa intervento manutentivo. Un conto è rifarsi il seno altra cosa è cambiare sesso.

Governo e Parlamento stanno cambiando sesso alla nostra Repubblica.Nel merito, la deforma è inaccettabile: confusa, scritta male, contraddittoria, inefficace.

Per superare il bicameralismo paritario bastava modificare il 1° comma dell’art 94 della Costituzione: il Governo deve avere la fiducia della Camera dei deputati (adesso è… delle due camere).

Per risolvere il problema della staffetta tra camera e senato per l’approvazione delle leggi, bastava adottare il modello francese. In Francia, in caso di disaccordo si nomina una commissione paritetica formata da rappresentanti di entrambe le camere; se non si arriva a un accordo, spetta alla Camera dei deputati l’ultima parola.

Il risparmio si poteva ottenere (e anche superiore) portando i deputati a 400 (-230) e i senatori a 155 (-160), quindi -390 parlamentari mentre la deforma ne prevede -215 con 100 senatori dopolavoristi che in ogni caso costeranno. O pensate che da Torino e Palermo andranno a Roma… gratis?

Fin qui per dimostrare che gli obiettivi più sbandierati potevano essere raggiunti in modo più efficiente ed equilibrato.

Prevedere che ciascun consiglio regionale scelga un sindaco e qualche consigliere a fare il dopolavorista a Roma rischia di essere un raccordo tra i comitati d’affari che scorrazzano nelle regioni e i potentati nazionali.

Se il Senato fosse da tempo così, avremmo potuto gioire di Minetti, Fiorito e il Trota… a palazzo Madama!

Voto NOIl nuovo Senato rischia di essere fonte di inefficienza perché i senatori non hanno mandato politico (saranno eletti in modo proporzionale da ciascun consiglio regionale). Potremmo così avere un Senato con una maggioranza opposta a quella della Camera.

Il Senato conserva importanti funzioni nella ratifica degli accordi europei, nella approvazione delle leggi costituzionali (bisognerà vararne diverse se passa la deforma), nella elezione del PdR e dei giudici costituzionali.

Il Senato sarà una potenziale fonte di ingorgo legislativo: se ci fosse al Senato una maggioranza di segno opposto a quello della Camera, il Senato potrebbe approvare a maggioranza assoluta nuove leggi impegnando la Camera nella attività legislativa.

Notevole, la possibilità di conflitti tra le Camere per individuare l’iter legislativo corretto in base alla tipologia della legge. Per rendersi conto della complessità, basta fare il confronto tra l’attuale articolo 70 della Costituzione Italiana, “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere” e la nuova formulazione: 9 parole contro un diluvio di parole. Lo potete leggere qui: http://www.lacostituzione.it/2016/S1/#art70

Immaginiamo uno scenario possibile in cui malauguratamente legge elettorale, Italicum, e riforma costituzionale siano entrambe operative.

Supponiamo che alla Camera vinca il M5S, che al Senato conterà ben poco perché il M5S è ancora inconsistente a livello di governo delle regioni e dei comuni.

Il Governo del M5S potrebbe trovarsi un Senato ostile che rende impossibile l’attività legislativa perché non va dimenticato che ogni senatore conserva il potere di iniziativa legislativa: l’art. 71 comma 1° della Costituzione è rimasto invariato. Questo comma prevede che  “L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale”. La riforma aggiunge un secondo comma nel quale si specifica che “Il Senato della Repubblica può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all’esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all’esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica”. Che significa? Significa che il senato può deliberare su qualsiasi materia e impegna la Camera dei Deputati solo se ha deliberato con maggioranza assoluta dei suoi componenti. Se al Senato ci fosse una maggioranza assoluta del PD o comunque il M5S fosse in minoranza… addio efficienza e governabilità.

Riguardo alla tanto decantata governabilità, si tenga presente nelle riforma costituzionale, tranne il fatto che il senato non deve dare la fiducia al Governo, non c’è alcuna modifica che migliori la governabilità.

Non c’è nemmeno la figura del premier, che nel nostro ordinamento non esiste, contrariamente a quanto avviene con il sistema tedesco del cancellierato. Il presidente del consiglio è e rimane primus inter pares; la sua è una funzione di guida e di coordinamento, ed i suoi poteri sono vincolati dalla condizione stessa di essere a capo di persone sue pari. Non può nemmeno licenziare un ministro. Non ha voce in capitolo nello scioglimento della Camera. Non è stata nemmeno inserita la sfiducia costruttiva.

A parte l’eliminazione della fiducia al Governo da parte del Senato, la riforma costituzionale non modifica nulla riguardo all’esecutivo.

Anche per questo è una brutta riforma: rompe un equilibrio creando un sistema confuso in cui la Camera sarà il notaio del Governo finché il partito vincente sarà coeso e il Senato potrebbe essere una scheggia impazzita con un potere di ricatto enorme sul potere esecutivo e legislativo… Potere da tacitare come e a quale prezzo?

La governabilità c’è solo nella misura in cui il partito vincente alle elezioni si manterrà coeso, esattamente come prima. Non aveva forse una larghissima maggioranza il centro-destra che vinse le elezioni nel 2008?

Non si comprende, inoltre, perché persone che non rappresentano la Nazione (infatti, il Senato non rappresenterà più la Nazione) debbano partecipare alla elezione di organi nazionali e di garanzia: questo è un vulnus per la democrazia.

Il nuovo Senato non sarà rappresentativo delle Istituzioni territoriali e non potrà essere sede di elaborazione di un “indirizzo politico repubblicano.

La nuova riforma non individua come stabilire i confini tra competenze statali e regionali e non realizza alcun centro istituzionale in cui i conflitti possano trovare la soluzione. Il Senato non potrà essere la Camera delle Regioni sia per la modalità di elezione dei senatori (diversamente a quanto avviene in Germania, i nostri senatori non avranno un mandato politico, non saranno delegati dal governo regionale, non avranno vincolo di mandato), sia per la varietà e vastità delle funzioni che non costituiscono un raccordo con le competenze statali trasversali.

La deforma abolisce le materie concorrenti tra Stato e Regioni ma amplia le materie trasversali, vale a dire quelle che hanno generato i conflitti negli ultimi anni. Le materie trasversali sono quelle in cui lo Stato enuncia una finalità, “le disposizioni generali e comuni”, “le disposizioni di principio”, le “norme tese (…) ad assicurare l’uniformità sul territorio nazionale”… Queste materie non circoscrivono un ambito della legislazione, ma si intrecciano con competenze affidate alla potestà legislativa delle regioni. Proprio perché “trasversali”, si muovono e agiscono orizzontalmente nell’ordinamento, coinvolgendo interessi e ambiti molto diversi tra loro. L’eliminazione delle materie concorrenti è una operazione semplicistica perché sono le materie trasversali, ampliate dalla riforma, ad aver generato contenzioso.

Inoltre, la nuova “clausola di supremazia” (art 117: “Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”), poiché rende illimitata la potestà dello Stato, comprime ulteriormente la potestà legislativa delle Regioni e sarà causa di conflittualità.

Riguardo alle garanzie e ai contrappesi, si tenga presente che anche la Costituzione riformata prevede che le Commissioni “sono composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari (art. 72); ne consegue che la maggioranza formatasi grazie la premio dell’Italicum controllerà le Commissioni della Camera dei deputati.

Riguardo ai diritti delle minoranze parlamentari, tutto è demandato ai regolamenti parlamentari che dovranno essere approvati (in base al nuovo secondo comma dell’art. 64). La nuova Costituzione non individua nemmeno il minimo sindacale di questo nuovo regolamento che dovrà garantire i diritti delle minoranze e ad approvarlo sarà la maggioranza assoluta formatasi grazie al premio dell’Italicum. Niente male: la maggioranza deciderà i diritti della minoranza senza che la Costituzione ponga qualche limite invalicabile.

Allo stesso modo, saranno sempre i regolamenti parlamentari a stabilire tempi, forme e limiti per le discussioni delle proposte di legge di iniziativa popolare (art. 71)… per le quali intanto, unica certezza, il numero delle firme è elevato a 150.000 (erano 50.000)

Una pessima riforma.

 

Per approfondire
Il nuovo Senato in 5 mosse
La riforma del Titolo V della Costituzione
Sovranità popolare e suffragio
L’Italia diventerà più efficiente?
L’Italia diventerà più governabile?
Più contrappesi?
Ma che bel Senato dirondiro dirondello
Qui il testo della Costituzione con a fronte il nuovo testo http://www.lacostituzione.it/2016/S1/
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2 thoughts on “Renzi lancia i Comitati per il SI

  1. Personalmente non lo vedo come riforma della costituzione, bensi come eliminazione quasi totale dei diritti politici del cittadino, se fossi italiano, voterei NO!

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