La Costituzione in mani inadeguate

Sembra essere un destino: bugiardi o incompetenti che si improvvisano costituenti.

E desta anche preoccupazione che la stragrande maggioranza dei giornalisti non si renda conto di ricevere menzogne in risposta alle proprie domande, limitandosi a fare gli amplificatori dei politici.

Avviene così che una giornalista chiede al ministro Fraccaro (M5S) se andrà avanti la proposta di riduzione delle indennità parlamentari e si sente rispondere che “questo, lo sa benissimo, è di competenza dell’ufficio di presidenza della Camera (…); devo rispettare l’autonomia del Presidente della Camera”.

Come dire, vorrei farlo ma non posso.

Niente di più falso, come Fraccaro sa benissimo, e se non lo sa provi a documentarsi prima di parlare.

E’ infatti una legge della Repubblica (Legge 31 ottobre 1965, n. 1261) che affida agli uffici di presidenza delle camere il compito di determinare le indennità dei parlamentari indicando il tetto massimo che non deve essere superato:  “che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate”.

Sufficiente modificare questa legge per abbassare il tetto o addirittura stabilire direttamente le indennità togliendo questo compito agli uffici di presidenza.

Fraccaro, bugiardo o incompetente? Non lo so, ma certamente inadeguato alla funzione che ricopre. Continua a leggere

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Lo “schifoso” Battisti

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Finalmente Cesare Battisti, lo “schifoso” come lo definisce il ministro Salvini, è in carcere per scontare la pena dell’ergastolo a cui è stato condannato nel 1985.

Il terrorista è adesso nel carcere di massima sicurezza di Oristano in isolamento diurno.

Voglio sperare che questa scelta (del carcere e dell’isolamento) risponda a esigenze investigative e non a un distorto concetto della giustizia che trapela dalle parole del ministro Salvini secondo il quale Battisti è uno “schifoso” che deve “marcire in galera”.

Definire un condannato “schifoso” e augurarsi che marcisca in galera non è un pensiero degno di chi rappresenta le Istituzioni e dovrebbe incarnare i principi costituzionali.

Come mi sembra improprio definire “terrorista” colui che da circa quattro decenni non è associato a nessun crimine di terrorismo: lo definirei più correttamente ex-terrorista.

Dopo queste elementari considerazioni è forse opportuno provare a svolgere qualche riflessione, senza nulla togliere alla gravità delle accuse e conseguente condanna che pesano su Battisti.

Innanzitutto, per la Costituzione nessuno deve “marcire” in galera. Questo è un linguaggio da forcaiolo, da guappo che non si addice a un Ministro della Repubblica.

Come è improprio che esponenti dell’Esecutivo si facciano allestire un palchetto sul luogo di arrivo dell’ergastolano riportato in Italia e tengano un comizietto.

L’arresto di un condannato ricercato da molti anni non dovrebbe essere trasformato dai politici in una occasione per mettersi in mostra. Due ministri che approfittano dell’arresto di un ergastolano per fare un comizietto è abbastanza avvilente. Avremmo fatto volentieri a meno della passerella di Ciampino perché sempre abbiamo bisogno di verità e giustizia.

Varrebbe invece la pena riflettere su una situazione che a distanza di tanti anni è conseguenza di un’epoca storica e di una legislazione d’emergenza che spesso ha ridotto in frantumi il diritto.

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Trivelle, che succede?

Il MISE guidato da Di Maio ha rilasciato o no autorizzazioni per ricerche petrolifere in mare?

Sì, le ha rilasciate e poco importa che l’iter autorizzativo sia stato avviato precedentemente e che la Valutazione ambientale sia stata ritenuta positiva dal precedente ministro dell’ambiente perché non esiste alcun automatismo tra VIA e autorizzazione finale.

In altri termini, la VIA è un subprocedimento e sebbene sia positiva non è idonea a esprimere un giudizio definitivo sull’intervento, reso possibile solo dal rilascio dell’autorizzazione.
Se non vi è chiaro lo spiego con altri termini: la pronuncia di compatibilità ambientale attiene a un subprocedimento che si inserisce all’interno di un procedimento, più ampio e articolato, destinato a concludersi con l’approvazione del progetto.

Quindi il MISE guidato da Di Maio poteva non rilasciare l’autorizzazione.

Lo conferma il ministro dell’ambiente Costa quando scrive “anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente un’autorizzazione” …

Ma prescindendo da questi complessi procedimenti amministrativi, dove è facile raccontare quel che si vuole, è indubbio che in tutti questi mesi e dopo le battaglie degli anni scorsi si poteva intervenire normativamente per introdurre il divieto dell’air gun, l’abrogazione dell’articolo 38 della legge Sblocca Italia e una moratoria su alcune aree ad alto rischio sismico. Non mancano certo le motivazioni per respingere una richiesta autorizzativa considerato quanto elaborato e sostenuto nel cosiddetto referendum sulle trivelle del 2016 (sull’argomento vedasi Aprile al voto)

Sentir dire che da 8 mesi stanno lavorando a questi interventi normativi è francamente poco credibile considerato che la materia è ben nota poiché era stato promosso anche un referendum abrogativo.

Insomma, ancora un altro caso che desta qualche perplessità sulla vocazione ambientalista del M5S, dopo il condono per Ischia, il voltafaccia sull’ILVA, il tradimento sulla TAP, l’arrovellamento sulla TAV!

Salvini l’arruffapopolo

Dichiara Salvini (Corriere della Sera, 31/12/2018): “Per me, il grande nemico è la cosiddetta sinistra, che negli ultimi anni ha difeso soltanto le élite, i poteri forti, banche e finanza. L’obiettivo è far uscire la sinistra dalla stanza dei bottoni”.

Quindi, cominciamo col dire che per Salvini esisteuna stanza dei bottoni” … nella quale adesso siede lui e la cosa non rende affatto più tranquilli giacché il suo motto non è smantellare la stanza dei bottoni mafatevi eleggerese volete occupare la stanza dei bottoni.

In questa stanza dei bottoni sono rintanati i poteri forti, le élite, le banche e la finanza.

Bene, siamo contenti di saperlo.

Ma adesso i poteri forti, le élite, il grigio apparato dei burocrati e dei tecnocrati che amministra la macchina dello Stato sono rappresentati da lui, da Salvini e non si direbbe che stia operando per la democratizzazione dei processi decisionali anzi se leggiamo la legge di bilancio scopriamo che tanti posti saranno “riservati” e non affidati con concorso.

Se i “poteri forti”, le élite sono i grand commis detti anche più prosaicamente “servitori dello Stato” … beh questo governo se ne sta servendo in gran quantità ma si tratta di un mondo a cui tutti possono avere accesso prevalentemente attraverso concorsi. E’ così che si diventa prefetto, consigliere dello Stato, funzionario statale o ministeriale … poi ci sono le persone scelte dai politici con criteri discrezionali, potere di cui Salvini sta ampiamente fruendo. Si sta forse autoaccusando?

Se ci spostiamo sul fronte bancario troviamo in effetti una discreta sclerotizzazione: pochi nomi rappresentano vere e proprie dinastie di potere ma ciò è in buona parte dovuto alla commistione di interessi tra potere locale e sistema bancario. Sistema a cui la Lega, ben rappresentata da Salvini, non è affatto estranea.

In definitiva dalle rozze argomentazioni di Salvini comprendiamo semplicemente che lui con i suoi fedeli amici intende occupare stabilmente la “stanza dei bottoni dopo aver allontanato i competitor politici.

Tutto qui, ovvero morto un papa se ne fa un altro … ma sempre papa sarà!

2018: le promesse mancate del governo verde pisello

Nei primi mesi di vita del 2018 del governo verde pisello sono tante le promesse mancate.

Lotta alla precarietà: nessun risultato concreto. Il decreto dignità doveva essere un colpo mortale  alla precarietà ma nella realtà ha fatto solo un po’ di solletico.

TAP: promesso che non si faceva e invece si farà. Indecoroso il mare di menzogne che sono state raccontate per giustificare questo tradimento.

ILVA: promessa la conversione industriale invece si attua il programma Calenda (migliorato); anche in questo caso è evidente quanto le forze che compongono la maggioranza abbiano fatto solo propaganda per poi rimangiarsi ogni promessa. Nel contratto di governo si parlava ancora di “un programma di riconversione economica
basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti“!

Sicurezza: dicevano che “una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta
indifferibile e prioritaria” e invece sono stati trasformati in clandestini i migranti già presenti smantellando i programmi di integrazione e senza ottenere alcun risultato con i rimpatri.

Accoglienza e integrazione: si prometteva di “puntare ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, a cominciare da quelle territoriali, affidando la gestione dei centri stessi alle regioni e prevedendo misure che dispongano l’acquisizione del
preventivo assenso degli enti locali coinvolti, quale condizione necessaria
per la loro istituzione” ma è stato fatto l’esatto contrario tornando ai centri-lager!

Corruzione: vedremo i risultati che darà la nuova legge spazza corrotti ma intanto si può dire che non va oltre il solito livello repressivo senza intervenire sulla prima causa che rende possibile la diffusa corruzione nella vita pubblica: i processi decisionali e la mancanza di trasparenza e democrazia nell’affidamento degli incarichi e nella selezione delle persone.

Pensioni: quota 100 è una semplice finestra per consentire il pensionamento anticipato ma manca una misura strutturale per stabilizzare questo provvedimento.

Rimborsi ai truffati delle banche: promesso il rimborso fino all’ultimo centesimo e invece sarà concesso al massimo il 30% e solo a condizione di rinuncia a ogni ulteriore pretesa.

Reddito di cittadinanza: promessa la cancellazione della povertà ma in realtà è stata stanziata una somma assolutamente insufficiente a mantenere le promesse e senza realizzare la riforma dei Centri per l’impiego, quindi con il rischio che tutto si traduca in un flop occupazionale e in una manovra assistenzialista. Dopo tanti mesi di discussione non c’è nemmeno una proposta concreta e appena ne circola una subito viene sconfessata.

Rilancio dell’occupazione e della crescita: nessun provvedimento concreto

Detassazione: marginale e con riguardo alle partite IVA prevalentemente ditte individuali senza alcun impatto sui livelli occupazionali

Unione europea: nessun risultato apprezzabile. il Governo si impegnava per “la piena attuazione degli obiettivi stabiliti nel 1992 con il Trattato di Maastricht, confermati nel 2007 con il Trattato di Lisbona, individuando gli strumenti da attivare per ciascun obiettivo” ma non è stato fatto alcunché in questa direzione e la maggioranza di governo ha posizioni diametralmente opposte nel parlamento europeo rispetto a quello nazionale oltre a procedere in modo ambiguo con i Paesi favorevoli a una maggiore integrazione e quelli cosiddetti sovranisti e nazionalisti.

Politiche migratorie: inconcludenti bracci di ferro con molti passi indietro sul fronte dell’integrazione e gestione dei flussi. Si prometteva il “ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati membri dell’UE” e hanno cantato vittoria per un vertice europeo che sanciva la FACOLTATIVITA’ dei ricollocamenti,

TAV: stato confusionale giocando a tira e molla con la valutazione costi-benefici espressamente esclusa dal contratto di governo nel quale la maggioranza si impegna “a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo
tra Italia e Francia“, formula che non può certo tradursi in “la TAV non si fa” giacché l’accordo Italia-Francia prevede che si faccia! Lo stesso Contratto prevede che sulla base della “valutazione del rapporto tra costi e benefici” la maggioranza  “adotterà le opportune decisioni con riferimento alla realizzazione e al completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale non espressamente menzionate nel presente contratto“. La Torino-Lione è espressamente menzionata nel Contratto quindi è esclusa dalla valutazione costi benefici … che non può essere fatta senza la Francia con cui esiste un accordo internazionale per la realizzazione dell’opera. Ci troviamo in una situazione grottesca in cui il Governo è prigioniero della propria propaganda e perde tempo con la farsesca valutazione costi-benefici in attesa di tirar fuori un coniglio dal cappello!

Il Governo del Cambiamento al momento ha ottenuto risultati solo sul piano della comunicazione: più rozza e volgare. Per il resto siamo alle promesse mancate con andamento incerto, senza direzione e prospettive.

IL 4 MARZO 2018

Il voto nazionale del 2018 ci restituisce un’Italia dominata da un nuovo bipolarismo; non più CDX e CSX ma CDX trainato dalla Lega e M5S. Le “regioni rosse” non ci sono più; ciò che rimane è molto sbiadito; Marche e Umbria sono fagocitate dalla Lega e dal M5S.

Esce sconfitto tanto il centro quanto la sinistra, in tutte le loro gradazioni. Non solo è sconfitta la posizione centrista di FI e Noi con l’Italia-UDC, ma anche il centrismo del PD e dei sui nuovi alleati di centro (Civica Popolare di Lorenzin e Insieme).

Crescono con forza i cosiddetti populismi che fondano la loro proposta politica sul nazionalismo (“prima gli italiani”) e sul cambiamento radicale senza compromessi con l’ancien regime.

Personalmente ritengo sia riduttivo e semplicistico definire populiste le forze politiche che hanno prevalso in questa competizione elettorale. Tanto la Lega quanto il M5S riescono a raccogliere il consenso della metà degli elettori perché offrono una identità e una risposta al bisogno di protezione che le altre forze politiche non sono in grado di dare. Quando viene meno la protezione sociale e si dissolve l’identità sociale o di classe… anche il nazionalismo diventa la bandiera a cui aggrapparsi nel tentativo di recuperare una identità.

Si consolida la destra tradizionale che con Fratelli d’Italia di Meloni si attesta su un rispettabile 4,35% raddoppiando i voti e fungendo da argine ai movimenti neo-fascisti rappresentati da CasaPound e Italia agli italiani (lista nata dall’alleanza tra Forza Nuova e Movimento Sociale Fiamma Tricolore), rispettivamente fermi a 0,94% con 310.793 voti e 0,38% con 126.207 voti.

Si attenuano fin quasi a scomparire le differenze di voto tra Camera e Senato dimostrando che le differenze di voto tra i giovanissimi (18-24) e i meno giovani (25-39) tendono ad affievolirsi.

In sintesi, una notevole volatilità del voto: non c’è più il voto fedele e il 28% degli elettori cambia il destinatario del proprio voto. Non si raggiungono le vette del 2013 quando il 39% degli elettori cambiò voto e nemmeno quelle del 1994 quando fu il 36,7% a cambiare voto; sono state solo le terze elezioni più volatili della storia repubblicana ma non era mai successo che per due elezioni consecutive si manifestasse una volatilità così elevata.

Il M5S ha guadagnato 7 punti percentuali (e 2 milioni di voti) rispetto al 2013, il PD ha perso 6 punti, la Lega (“nazionalizzata”) fa un balzo di 13 punti quasi quadruplicando i voti. Il CDX guadagna circa 8 punti, il CSX ne perde  quasi 7. A sinistra del PD, considerando il dato delle due liste Liberi e Uguali e Potere al Popolo, lo stop arriva al 4,5% vale a dire un punto in meno rispetto al 5,5% raccolto da SEL e Rivoluzione Civile nel 2013.

Grande sconfitto è il PD che perde oltre 2,5 milioni di voti rispetto al 2013, pari a circa il 30%; ancora peggio Forza Italia che perde il 37% degli elettori del 2013, oltre 2,7 milioni d voti su circa 7,3 milioni, ma gli elettori di FI restano nell’area del CDX e solo marginalmente vanno verso il M5S o confluiscono nell’astensione.

Anche nell’astensione notiamo una tendenza contrastante: aumenta in alcune regioni e diminuisce in altre.

Modesto calo nazionale di circa tre punti nella partecipazione al voto rispetto al 2013: su 46.505.499 aventi diritto ha votato il 72,93% contro il 75,24% del 2013

La maglia nera spetta alla Sicilia dove ha votato il 62,75% contro il 64,58% del 2013.

Il record di votanti in Veneto con il 78,72% contro 81,75% del 2013; al secondo posto l’Emilia Romagna con il 78,27% contro 82,10% del 2013. Il record del decremento va al Molise che si ferma al 71,62% contro il 78,13%, seguito dal Lazio che si ferma al 72,57% contro il 77,50%.

Incremento in Basilicata (71,11 contro 69,49), Campania (68,17 contro 67,86), Calabria (63,63 contro 63,08).

Il 79% degli astenuti del 2013 riconferma la scelta astensionista; mentre il 7% vota per il M5S e il 4% per la Lega; il 3% per FI e il 3% per il PD. Continua a leggere

Il costo della democrazia

Candidarsi alle elezioni politiche costa.

Forza Italia ha messo nero su bianco le proprie regole di ingaggio: euro 30.000 come una tantum alla accettazione della candidatura e euro 900 entro il 10 di ogni mese per gli eletti.

Ovviamente, il contributo può arrivare da terzi che così potranno anche approfittare delle agevolazioni fiscali. Tutto nella opacità più totale, come già avviene con le fondazioni politiche. Sui nomi dei finanziatori c’è sempre la massima riservatezza.

Costi importanti anche per la Lega; si vocifera di un contributo di euro 20.000.

Nel PD c’è un contributo mensile di euro 1.500 a carico degli eletti, ma si vocifera che per essere candidato in determinati collegi come capolista occorre essere generosi con il partito.

Il Movimento 5 Stelle prevede il taglio di una parte dello stipendio, che viene devoluto al fondo per l’accesso al microcredito, e un contributo di 300 euro mensili per sostenere l’associazione Rousseau.

Sparito il finanziamento pubblico ai partiti, dobbiamo fare i conti con il finanziamento privato al candidato, che poi saprà come ricompensare gli sponsor …

Mentre i vecchi partiti sono in crisi, si moltiplicano le fondazioni politiche, oltre 100, strettamente legate a politici e a strutture partitiche, ma solo poche pubblicano i bilanci e rendono noti i loro finanziatori. Nonostante i tanti progetti legislativi, siamo in un campo senza regole che non conosce trasparenza.

Il rischio maggiore è che le Fondazioni si trasformino in collettori di finanziamenti politici ed elettorali.

I finanziamenti possono arrivare anche da Enti pubblici e Istituzioni. Per esempio, il Ministero degli esteri retto da Alfano ha elargito un contributo di 20.000 euro alla Fondazione De Gasperi presieduta da Alfano …

In assenza di una legge regolatrice le fondazioni vivono nell’opacità. A ciò si aggiunga che manca in Italia una legge sulle lobby, nonostante siano stati presentati una cinquantina di progetti di legge!

Il quadro si complica se all’intreccio opaco tra gestione finanziaria dei partiti, ruolo delle fondazioni, finanziamenti pubblici discutibili … si aggiunge un sistema dei partiti per nulla democratico e trasparente nei suoi processi decisionali. Continua a leggere