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Utero in affitto e moralità cattolica

Personalmente sono contrario all’aborto, a tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita, alla gravidanza surrogata (GPA, gestazione per altri).

Questo mi porta a un atteggiamento di responsabilità e di attenzione verso chi la pensa diversamente o si comporta in modo “irresponsabile” e si ritrova ad affrontare una gravidanza indesiderata.
Mi porta a osservare con molta cautela e attenzione le tante coppie che vivono come un dramma il non riuscire ad avere un figlio.

D’altra parte, fino a ieri una donna non sposata e senza figli… era una mezza donna.

Sara autorizza Abramo a fecondare la schiava Agar, giacché non riesce a dargli un figlio. Di questa cultura siamo figli, non dimentichiamolo.

Pio XI, nell’Enciclica Casti Connubii (31 dicembre 1930) così proclama: “E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questa conseguenza, operano contro natura, compiendo un’azione turpe e intrinsecamente disonesta”.

Unica finalità del coito coniugale è la procreazione. La tanto derisa politica demografica fascista ricalcava pienamente la turpe concezione cattolica. Non è un caso che, nonostante le tante battaglie parlamentari, bisognerà attendere il 16 marzo 1971 per arrivare, grazie alla sentenza n. 49 della Corte costituzionale, alla dichiarata illegittimità dell’articolo 553 del Codice penale intitolato “Incitamento a pratiche contro la procreazione“.

La Bibbia e il dominio cattolico, insieme a politici reazionari, hanno prodotto frutti marci… Compresi l’idolatria della maternità e la sessuofobia.

Quindi, riflettiamo.

Se una gravidanza può essere interrotta per ragioni economiche, perché non deve poter iniziare per ragioni economiche?

Pragmaticamente dico, regoliamo la GPA perché i divieti non hanno funzionato e appare irrealistico l’obiettivo di messa al bando mondiale della GPA.

Se giungessimo alla regolazione della GPA, vorrei un iter autorizzativo rigoroso che accerti le condizioni delle parti coinvolte e vorrei che fosse riconosciuta alla “gestante” l’ultima parola perché il figlio è di chi l’ha nutrito, cresciuto e partorito.

D’altra parte se i “committenti” avessero un ripensamento, sparissero dalla circolazione… potremmo obbligare la donna ad abortire?

Se si arrivasse a un ordinamento sulla GPA vorrei fosse affermato il principio che spetta alla donna decidere se consegnare il bambino a chi ha commissionato la gravidanza o tenerlo.

Al massimo, si compra il tempo di gravidanza, si remunera il rischio della gravidanza, ma non il figlio perché il bambino non può essere un prodotto e va salvaguardata la possibilità che la donna “proprietaria dell’utero che ha affittato” scopra strada facendo quella relazione speciale tra donna e bambino.

Il proibizionismo crea le peggiori condizioni di sfruttamento.

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