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Berlusconi o Di Maio?

Berlusconi o Di Maio?

Domanda imbarazzante? No, fuorviante e ingannevole.

Nel nostro sistema parlamentare non ci troviamo nella condizione di dover scegliere tra A e B; può piacere o non piacere ma è così. Mai ci siamo trovati in questa situazione perché nessun governo della Repubblica è stato eletto dai cittadini e mai i cittadini hanno votato il candidato premier disgiuntamente dalle liste di partito (vedi modello elettivo per i sindaci).

Porre, quindi, queste alternative equivale a rafforzare una percezione distorta della realtà politica e istituzionale: si offre una lettura politica in cui l’immaginazione e la messinscena prevalgono sulla realtà.

Continuare a proporre una contrapposizione tra due soggetti, come fossimo allo showdown, non aiuta a comprendere la realtà e a favorire il corretto confronto tra le forze politiche.

Il nostro sistema di governo è di tipo parlamentare: gli elettori scelgono i propri rappresentanti politici e questi dovranno trovare il comun denominatore per costituire una maggioranza e sostenere un governo, che nasce in Parlamento.

Anche la legge elettorale non favorisce la formazione di maggioranze e di coalizioni di governo, ma solo cartelli elettorali. Perché uno dei maggiori contendenti possa essere autonomo per formare la maggioranza – e quindi il governo – dovrà conquistare almeno il 65% dei seggi uninominali e prendere oltre il 40% dei seggi nei collegi plurinominali. Tanto al Senato quanto alla Camera. Se nessuno raggiunge questi livelli, pronostico molto probabile, sarà inevitabile il confronto parlamentare per trovare delle convergenze.

Quindi, con questa costituzione e questa legge elettorale il governo non potrà che nascere in Parlamento sulla base dei rapporti d forza che il voto determinerà.

Polarizzare, dunque, l’attenzione su Berlusconi e M5S è fuorviante e ingannevole.

Se polarizziamo tutto su Berlusconi e M5S, finiamo per favorire la convergenza tra CDX e PD, vale a dire l’esito elettorale da scongiurare perché rappresenta il più pericoloso compromesso partitocratico.

Se lo scenario politico si guarda da questa prospettiva, appare evidente che il M5S non rappresenta un rischio maggiore di altri per il futuro del Paese e certamente non lo è per la democrazia (quale?) e le istituzioni. Come non lo è votare per la sinistra unitaria che si sta formando intorno a MDP, SI e Possibile.

Se i regimi democratici sono diventati deboli e percepiti come inadeguati a dare risposte ai bisogni dei cittadini la responsabilità maggiore è proprio di chi ha governato e rappresentato le istituzioni democratiche. Sono costoro che hanno ridotto la democrazia a una sterile liturgia in cui nei fatti il popolo sovrano non decide proprio nulla, nemmeno chi debba rappresentarlo!

Allora, anche ammesso che con un ragionamento tranchant si finisca per ridurre tutto al match tra Berlusconi e Di Maio, è francamente incomprensibile che si possa preferire il primo al secondo, anche separando l’etica dalla politica.

Sappiamo già quali disastri ha creato il governo di Berlusconi, come è miseramente finito e quali sono i problemi che si ripresenterebbero, sia nell’ipotesi che riesca a essere autonomo nella formazione della maggioranza sia nel caso debba ricorrere al sostegno del PD.

Preferire il disastrato già noto, che da un quarto di secolo ripete gli stessi slogan, al nuovo, che presenta rischi ma anche qualche speranza e tanta nuova energia, significa essere conservatori incapaci di guardare al futuro perché non si ha futuro. Significa non avere alcuna capacità di analisi delle dinamiche contemporanee per incapacità di elaborare una prospettiva per il domani.

Al di là dei programmi, tutti sulla carte più o meno ben confezionati, occorre comprendere che molto probabilmente nessuno avrà i voti per realizzare il proprio programma (e in ogni caso non basterebbe, perché dopo aver conquistato il governo bisognerà fare i conti con il sistema di potere). Non si rende un buon servizio al Paese se lasciamo che le cose vadano come vadano in attesa che qualcuno sia autosufficiente per governare in solitaria. Non è questo il nostro modello istituzionale e finché non cambia, ammesso che sia positivo cambiarlo, sarà bene ragionare sul contributo che ciascuno può dare per creare le condizioni per un cambiamento radicale.

Per come vedo la situazione politica e culturale del Paese, le uniche forze politiche che ha senso votare sono

la sinistra unitaria, perché è importante che in Parlamento ci sia una nutrita pattuglia che porti in primo piano le tematiche del lavoro, ambientali e della giustizia sociale;

il M5S, perché abbiamo bisogno di nuove energie e di un nuovo approccio al mondo e alla realtà.

Prima o poi il M5S supererà la diffidenza che porta a respingere sdegnosamente ogni ipotesi di alleanza tematica per avviare un vero cambiamento, per affermare una nuova governance per il Paese… Se non lo farà, consegnerà il governo nelle mani dei soliti noti e non sarà una scelta degli elettori perché non esiste un risultato elettorale sbagliato. Sarà responsabilità di chi giocando con le regole del governo parlamentare finge di giocare come fossimo in un sistema presidenziale o a elezione diretta del premier.

L’alternativa tra Berlusconi e Di Maio è funzionale solo a Berlusconi e a chi intende partecipare alla sua mensa.

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