Lo straniero

Lo straniero: ospite o nemico.

Da sempre così è percepito il “forestiero” e ancora oggi siamo invischiati in questo dualismo, appena appena aggiornato.

Da tempo, infatti, il confronto è tra accoglienza e respingimento.

Da questo conflitto non riusciamo a venirne fuori perché diamo molta importanza all’aspetto dello scontro, che esiste in ogni conflitto, e poca alle opportunità che ogni conflitto ci offre.

Opportunità di riconsiderare priorità, bisogni, aspettative, diritti, doveri, equilibri …

La storia dell’umanità è storia di migrazioni, spesso ostili. Così cadde l’impero romano sotto la pressione dei “barbari” … e la storia prese un nuovo corso.

Allo stesso modo, le esplorazioni hanno portato a nuovi rapporti con civiltà sconosciute, ma non era solo il desiderio di scoperta che muoveva gli esploratori. Dietro c’erano interessi economici, avventurieri, popoli e territori da colonizzare … E questo andazzo è proseguito sino a ieri e, sotto forme più economiche e meno militari, prosegue tuttora in tante parti della palla terrestre.

Oggi, dovremmo chiederci cosa porta così tante persone a rischiare la vita pur di approdare nel vecchio continente europeo.

Possiamo impedire l’approdo delle imbarcazioni, non consentire alle navi di soccorso delle ONG di entrare nelle acque territoriali dei paesi da cui partono gli immigrati o persino di raggiungere i nostri porti … ma sarebbero palliativi inadeguati a risolvere il problema.

Probabilmente fermeremmo temporaneamente il flusso provocando poi un’onda anomala che ci investirebbe inesorabilmente.

Quel che sta succedendo è, in fondo, la conseguenza del successo del nostro modello consumistico-produttivo che abbiamo esportato in tutto il mondo.

Esportazione che si è sempre accompagnata con politiche predatorie, violenze e sopraffazioni …

Va quindi trovato un nuovo equilibrio, che non ignori i tanti errori del passato lontano e recente, rispettoso dei diritti umani e della assoluta necessità di pacifica convivenza. Continua a leggere

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L’Euro serve alla Germania?

L’Euro serve alla Germania?

Si sente da tempo l’affermazione che l’Euro serva alla Germania, ma non agli altri Paesi europei e soprattutto non serve all’Italia; anzi per l’Italia sarebbe il principale problema.

Le cose stanno realmente così?

Il valore dell’Euro fu definito sulla base dei valori di mercato al 31 dicembre 1998 delle valute da convertire dei primi 11 Paesi aderenti alla valuta unica. I valori di conversione tra Lira e Marco sono i seguenti

1 euro = 1936,27 lire italiane

1 euro = 1,95583 marco tedesco

1 marco = 990 lire

Si dice che fu una conversione svantaggiosa per l’Italia, ma se analizziamo l’andamento del cambio lira\marco dei due anni precedenti (1 gen 1997 – 31 dic 1998) verifichiamo con facilità che il valore medio di cambio era 985 lire, il valore massimo di periodo è stato 998 lire (marzo 1997), il valore minimo è stato 973 lire (luglio 1997).

La media del 1998 è stata di 987 lire.

Il cambio a 990 lire è stato quindi corretto e persino vantaggioso per l’Italia poiché avveniva sui valori massimi di periodo. Se prendiamo come riferimento il periodo precedente il 1997 e andiamo indietro sino al fatidico ottobre 1992 (l’Italia uscì dallo SME nel settembre del 1992) notiamo che il valore medio è stato di 1.018 lire, con un valore minimo di 859 lire e un valore massimo di 1.240 lire: questa impennata del Marco  è stata l’effetto della svalutazione della Lira uscendo dallo SME. La riscontriamo, infatti, anche nel rapporto con il Franco francese: dal minimo di 254 lire al massimo di 353 lire, con un valore medio da ottobre 1992 a dicembre 1996 di 297 lire per un franco francese. Ancora più forte l’apprezzamento del Franco svizzero sulla lira.

Attenzione a non cadere nella trappola di pensare che l’uscita dall’Euro provocherebbe come conseguenza quel che successe con l’uscita dallo SME.

Le cose non stanno così. Continua a leggere