La riforma Giannini

stefania gianniniLa proposta governativa di riforma della scuola non affronta alcun problema reale della scuola.

Ancora una volta, il ministro preposto, questa volta è il turno di Stefania Giannini, insiste a riformare la scuola con lo stesso approccio che si segue dalla fine degli anni 80.
Cambia il linguaggio, ma non la sostanza.
Ancora una volta, una riforma è spacciata per innovativa e rivoluzionaria, subito definita, come tutte le riforme dei decenni precedenti, come la più importante “dall’epoca della riforma gentiliana”, quando in realtà di innovativo non c’è nulla: solo astratte visioni e impostazioni teoriche.
Una riforma imperniata su un coacervo di costruzioni teoriche, che ruotano intorno a nuove figure professionali… leader, mentor, staff… senza il minimo riguardo per la realtà.

La nostra scuola è disorganizzata e dispersiva; inutilmente costosa e inefficiente, scollegata dal mondo del lavoro e dalla vita.
Segnata da una frustrante coazione a ripetere.
Un altissimo rapporto tra docenti e discenti, 1 docente per circa 10 alunni, il più alto d’Europa, che è ben lontano dal garantire attenzione ai bisogni di formazione e istruzione.
Un sistema scolastico che si dimostra inadeguato nel ruolo di formare il futuro cittadino e prepararne l’inserimento nel mondo degli adulti.
Con un obbligo scolastico fino a 16 anni non finalizzato a un obiettivo concreto, se non ad alimentare disagio nelle famiglie e nei giovani, perpetuando la deleteria confusione tra obbligo di istruzione e obbligo formativo.

Incomprensibile come si possa pensare di riformare la scuola senza partire da una analisi seria e approfondita della questione nel suo insieme. E la proposta della ministra Giannini si rileva immediatamente per essere l’ennesima riforma inutile, dannosa e inefficiente. Continua a leggere

Scuola pubblica e paritaria

scuola 2Nel gergo comune si parla di scuole pubbliche e scuole private, ma in realtà ormai da 15 anni – governo Massimo D’Alema e ministro Luigi Berlinguer – la scuola paritaria è considerata parte del sistema pubblico dell’istruzione.

Se da un lato è vero che le scuole paritarie sono tali perché si sottopongono ai programmi del ministero dell’istruzione, dall’altro lato va anche detto che mancano i controlli e le verifiche sui servizi offerti; e questo è un aspetto singolare, anche se ormai ci siamo abituati.

Dal 2000 sono in media circa 500 milioni di euro che ogni anno la finanza statale trasferisce al sistema delle scuole paritarie. Se consideriamo anche i contributi regionali, sommiamo i benefici fiscali, le detrazioni per le  erogazioni  a istituti paritari senza scopo di lucro, l’accesso al 5 per mille… il costo per la finanza pubblica sale ancora. In definitiva, la somma che a vario titolo si sposta dalle casse pubbliche a quelle delle scuole paritarie è ben superiore ai circa 500 milioni ai quali tanti si fermano.

Per come la vedo io, non è questo però il punto centrale della questione che periodicamente si ripresenta. Da ultimo con la lettera a Renzi, in qualità di presidente del consiglio, sottoscritta da 44 parlamentari della maggioranza (da Binetti a Fioroni, passando per Buttiglione; autentici campioni di laicità e riformismo). Continua a leggere