La Rappresentanza Popolare

Sento ancora qualcuno parlare di rappresentanza popolare. Mi spiegate di grazia in cosa consista?

In Italia per quanto vedo c’è un Parlamento che dal punto di vista giuridico, sostanziale, in fatto e in diritto, è costituito dai rappresentanti dei partiti. Rappresentanti scelti dai partiti e non dagli elettori i quali, appunto, votano i partiti e non le persone. I partiti scelgono e operano con modalità proprie delle associazioni private: nessuna trasparenza nei processi decisionali, totale assenza di democrazia interna. Chi parla di “rappresentanti del popolo” probabilmente vive in un mondo immaginario. Il parlamento è così estraneo al concetto di rappresentanza del popolo che si può permettere l’arbitrio di ignorare le decisioni del popolo, offeso e umiliato nelle sue deliberazioni (vedi gli esiti dei referendum sistematicamente violati), e di non avvertire la necessità di discutere in tempi certi le proposte di legge di iniziativa popolare. Ma senza fare discorsi complessi, chi parla di “rappresentanza popolare” non dovrebbe fare fatica a comprendere che non può esistere rappresentanza laddove i rappresentati non hanno il potere di scegliere i rappresentanti. Sembra un gioco di parole ma non lo è. Basta con l’insopportabile retorica: restituiamo il significato alle parole!

Appropriazione indebita

I sostenitori del finanziamento pubblico ai partiti sostengono che senza il finanziamento solo i ricchi potrebbero fare politica e si rischierebbero fenomeni poco trasparenti di finanziamento della politica. Costoro sbagliano sul piano storico e logico, oltre a dimostrare di non avere onestà intellettuale (su quella morale non mi pronuncio).

Il finanziamento pubblico ai partiti fu introdotto nel 1974 sulla scia di una serie di scandali (l’ultimo quello del 1973, il cosiddetto scandalo dei petroli) che evidenziarono modalità di finanziamento dei partiti attraverso collusione e corruzione con aziende monopoliste di Stato e gruppi economici. La tesi era che dotando i Partiti di fondi  pubblici non ci sarebbe stata più la necessità di ricorrere a discutibili sistemi di finanziamento. I fenomeni corruttivi hanno in realtà caratterizzato tutto il periodo di vigenza del finanziamento pubblico sino all’esplosione di tangentopoli e all’abolizione del finanziamento con il referendum del 1993. Continua a leggere

Uscire dall’EURO

Se lo Stato non batte la Moneta è la Moneta che batte lo Stato.

In altri termini, prima nasce lo Stato e poi la Moneta. La pretesa di ribaltare la storia, la logica e le leggi dell’economia ha dimostrato tutta la sua debolezza, ovvia, prevedibile e prevista.

La forza monetaria dell’Euro è la dimostrazione della sua debolezza istituzionale. L’Euro si mantiene forte rispetto al Dollaro USA nonostante l’economia europea sia in sofferenza più di quella statunitense. L’Europa è in affanno più degli USA e del Giappone sebbene i fondamentali europei siano di gran lunga più solidi. Non vi sembra tutto strano?

Intendiamoci, esistono in Europa elementi oggettivi di fragilità: mancanza di risorse, stati e regioni europee poco virtuosi. Ma l’Europa rimane la regione del mondo tra le più virtuose. L’Europa è messa meglio di USA e Giappone sia rispetto al debito pubblico sia rispetto al deficit.   Continua a leggere

LA CREDIBILITA’ DELLE ISTITUZIONI

Le istituzioni sono delle astrazioni che prendono corpo nelle persone che le rappresentano. Le istituzioni sono credibili quando le persone lo sono, ma anche quando le persone si dimostrano indegne di rappresentarle purché l’istituzione dimostri di saper fare pulizia e si adoperi con trasparenza perché sia punito ogni illecito e ogni forma di complicità e connivenza con la criminalità e l’illegalità.

Ogni organizzazione pubblica e istituzione deve porre la massima attenzione al reclutamento dei propri membri, dotarsi di severi sistemi di controllo e di monitoraggio, darsi regole che assicurino efficienza,  trasparenza, pulizia e capacità di autoriforma. In un sistema democratico i poteri di controllo sono forti e assicurano imparzialità, certezza delle regole, celerità d’intervento.

Vedete tracce di qualcosa di simile nelle nostre Istituzioni?

NO e quindi occorre constatare che le nostre istituzioni non sono credibili. Continua a leggere