Guardiamo in faccia l’Europa

Questo l’invito del settimanale Tempi: “Guardiamo in faccia l’Europa e cambiamole i connotati”!
Inquietante incitazione che fortunatamente termina con l’invito a firmare il Manifesto per l’europa.

In cosa consiste il problema dell’Europa?
Leggendo il Manifesto, lo si comprende sin dalle prima battute: basta osservare i numeri della natalità.

Tutto qui?
No, poi viene l’inaccettabile circostanza che “l’Europa non ha quasi altra fede e speranza se non nei cosiddetti nuovi diritti”.

I “nuovi diritti”: “Non c’è caso di relazioni con altri popoli – ad esempio con paesi dell’Est che chiedono di associarsi all’Unione Europea o paesi del terzo mondo che bussano all’Europa per gli aiuti umanitari – in cui diplomazie e Ong europee non si presentino al tavolo negoziale con la premessa che partnership e aiuti sono “condizionati” all’adozione, da parte degli interlocutori, di questa agenda di “nuovi diritti”. Quali? A quale “fede” e quale “speranza” alludono questi “diritti”?

Dunque, il disastro per l’Europa sarebbe la denatalità, l’aborto, il preservativo, l’omosessualità

Faccio fatica a immaginare un concentrato maggiore di banalità.
Siamo ancora fermi alle braccia per i campi. Continua a leggere

Omosessualità e devianza

omosexNella giornata (17 maggio) internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, nell’anniversario della decisione della Organizzazione Mondiale della Sanità di depennare l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali (1990), si continua a parlare dell’omosessualità come di malattia e devianza sessuale.

Si affiancano i termini devianza e omosessualità per rilevare la “natura” patologica della sessualità di gay e lesbiche.

Per rispetto di se stessi, prima ancora del rispetto dovuto agli altri, non è auspicabile che qualsiasi persona decida arbitrariamente cosa sia malattia e cosa no. Ignoro con quale diritto qualche medico, qualche psicoterapeuta, qualche chierico e parlamentare possa catalogare l’omosessualità tra le malattie. Queste affermazioni valgono tanto quanto quelle di chi afferma che “gli ebrei sono tutti avari“; con l’unica differenza che gli omosessuali possono impunemente essere offesi e derisi mentre gli ebrei no, si commetterebbe reato (non amo i reati d’opinione e non mi piace l’idea che il rispetto della persona umana necessiti per essere affermato la trasformazione in reato di pregiudizi e becere convinzioni razziste, antisemite, ma leggo in questo doppiopesismo della cultura giuridica il segno del dilagare della mediocrità della classe dirigente non solo italiana).

Accettiamo per un attimo – gli omosessuali mi perdonino – la “classificazione” proposta: l’omosessualità è una devianza, una malattia e costituisce un’anomalia del “normale” e “naturale” comportamento sessuale che ha funzione procreativa e quindi è necessariamente eterosessuale. Verifichiamo dove ci conduce questa classificazione.

A me sembra che la natura non sia orientata verso nulla perché non sceglie ma consente che tutto possa coesistere. La natura non commette sbagli; la natura agisce, senza volontà e premeditazione, secondo propri codici i cui effetti noi definiamo normali, perché maggioritari, o errori e anormali, perché minoritari. In natura c’è tutto e il contrario di tutto. In natura tra moltissime specie animali l’omosessualità è molto diffusa.

La sessualità nell’uomo non ha una funzione puramente biologica, anzi questa è secondaria rispetto alle valenze culturali e relazionali. Affermare che la sessualità ha prioritariamente una funzione biologica significa appiattire l’uomo sulla sua dimensione animale. Persino la Chiesa riconosce il valore della sessualità: infatti propone l’utilizzo dei metodi naturali di pianificazione familiare non per avere buone probabilità di procreare a ogni coito ma per escludere i giorni in cui è più probabile fecondare. Per il diritto canonico, la sterilità non è causa di nullità del matrimonio, mentre lo è la impotentia coeundi. Continua a leggere