L’Italicum e la Corte

Qualche iniziale riflessione in attesa di leggere le motivazioni della Corte Costituzionale su alcuni aspetti dell’Italicum.

Intanto, abbiamo segnato il record di una legge elettorale modificata ancora una volta dalla Corte Costituzionale prima ancora di averla applicata: un bel punto di disonore per questo Parlamento e segnatamente per la maggioranza che caparbiamente ha voluto questa legge.

La Corte con le due sentenze, prima su porcellum e poi su italicum, ha riportato il sistema verso un criterio proporzionale ma ciò non deve far pensare a una rivincita dei proporzionalisti perché le due leggi citate sono di tipo proporzionale con l’innesto di un corpo estraneo e anomalo come il premio di maggioranza.

L’intervento della Corte, censurando i premi del porcellum e il ballottaggio dell’italicum, non poteva che restituirci il proporzionale che costituisce la base di quelle leggi.

Adesso abbiamo due sistemi proporzionali con forti differenze. Continua a leggere

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Italicum, ovvero uccidere il Parlamento nella generale indifferenza

Tanto può la cattiva politica che un parlamenticidio può passare inosservato e persino suscitare compiacimento.

La valutazione di un sistema elettorale non si fa a suon di mi piace o in base a quel che ciascuno di noi gradirebbe, ma con riguardo al sistema istituzionale nel quale si inserisce la legge elettorale e al quadro costituzionale che deve essere rispettato. La legge elettorale è necessaria per il funzionamento degli organi costituzionali, ma non è e non disegna il sistema istituzionale, si inserisce in un sistema istituzionale con il quale deve essere coerente. La Costituzione si rispetta o si cambia. Tertium non datur.

Molti dicono che il Parlamento è polveroso, lento e inefficiente. Probabilmente hanno ragione, ma a renderlo tale sono i suoi occupanti, scelti esclusivamente dai Partiti, spesso e volentieri pescando tra il peggiore bestiario offerto dal popolo italico. Si tratta di critiche antiche, cardine del pensiero proto-fascista. L’instabilità degli esecutivi era attribuita agli eccessi del parlamentarismo e soprattutto al sistema proporzionale, introdotto in Italia appena dal 1919… è già divenuto causa di tutti i mali.   Significativo quanto già nel 1921 scriveva Antonio Casertano, in seguito relatore per la maggioranza all’interno della commissione di revisione della legge elettorale che sarà approvata nel 1923: “Il doppio esperimento della proporzionale fatto in Italia, ha rivelato un male organico assai più grave di quello sin qui esaminato, ed è la legalizzazione della lotta immorale tra i candidati dalla stessa lista (…) Il rimedio a questo meccanismo per se stesso immorale non può trovarsi se non nella lista limitata, il cui successo sia successo per tutti”.

E’ corretto dire, checché se ne dica, che il Parlamento è da anni una assemblea dei rappresentanti dei Partiti. E i Partiti sono associazioni private gestite, calpestando i diritti degli associati, in modo privatistico da un manipolo di persone per fini personali, non sempre leciti. I Partiti non rispecchiano il dettato costituzionale dell’art. 49 e non sono organizzati democraticamente. Non esiste democrazia e trasparenza nei processi decisionali interni ai Partiti, nell’affidamento degli incarichi, nella selezione dei candidati.

I Partiti operano al di fuori delle previsioni costituzionali poiché le loro funzioni devono  “essere preordinate ad agevolare la partecipazione alla vita politica dei cittadini ed alla realizzazione di linee programmatiche che le formazioni politiche sottopongono al corpo elettorale, al fine di consentire una scelta più chiara e consapevole anche in riferimento ai candidati” (Corte Costituzionale, sentenza 1/2014), ma non è così che avviene.

Con queste premesse, uccidere il Parlamento dovrebbe risultare cosa gradita.

Invece NO, perché la risposta corretta non è uccidere il Parlamento, ma ricondurlo alle previsioni costituzionali e nel caso cambiarne le funzioni nel rispetto delle regole previste dalla Costituzione.

Questo Parlamento, con il determinante concorso del conservatore governo Renzi, si appresta a varare una nuova disciplina elettorale che rafforza il potere dei Partiti, senza curarsi minimamente di ricondurli alle previsioni costituzionali. Evidente il ruolo partitocratico del Governo Renzi con i servizievoli soldatini collocati in Parlamento, che usurpano il ruolo dei rappresentanti del popolo sovrano.

Stanno istituzionalizzando il regime partitocratico, vale a dire il passaggio dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.

L’Italicum prevede capilista bloccati; saranno i primi eletti di ciascun Partito. Gli elettori potranno esprimere due preferenze, per candidati di genere differente. I collegi saranno 100, ne consegue che i primi 100 eletti di ciascun partito saranno scelti unicamente dai Partiti, senza alcuna democrazia e trasparenza nei metodi di selezione. La determinazione della cifra elettorale di ciascun partito sarà calcolata su base nazionale, non c’è quindi un diretto collegamento tra voto nel collegio ed eletto nel collegio.

Il primo partito si assicurerà 340 seggi su 617 (gli altri 13 per arrivare a 630 sono riservati a Valle d’Aosta e circoscrizione estero), i restanti 277 potrebbero essere tutti occupati dai capilista degli altri partiti, se nessun partito dopo il primo supera la soglia del 21% (la soglia precisa sarà in dipendenza di quanti non supereranno la soglia di sbarramento). Dei 340 eletti dai Partito Vincente, 100 saranno certamente i capilista e quindi scelti dalla segreteria di Partito, gli altri saranno indirettamente scelti dagli elettori in base alle preferenze espresse. Poiché sono previste le candidature multiple, un capolista potrebbe risultare eletto in 10 collegi e dovrà optare per un collegio; saranno quindi eletti i 240 più votati con esclusione di coloro che pur essendo più votati non entrano in Parlamento in conseguenza della scelta effettuata dal capolista. Quindi altri eletti saranno condizionati dalle scelte fatte dai capilista.

L’Italicum prevede la preferenza multipla, con l’obbligo della varietà di genere. Proprio quella preferenza che è stata bocciata con referendum perché si presta a facili condizionamenti malavitosi e l’imposizione della varietà di genere è oggettivamente un criterio che favorisce i condizionamenti mafiosi.

Evidente che a essere eletti in Parlamento con la preferenza non saranno i più votati in un collegio in una competizione alla pari tra candidati di più Partiti, ma i più votati dagli elettori di un solo Partito che per meccanismo elettorale è trasformato da minoranza in maggioranza assoluta e quindi senza effettiva relazione con i voti raccolti. In un collegio potrebbero esserci candidati di un partito che raccolgono più consensi di quello premiato ma che restano fuori dal Parlamento

Il Partito A con il 40%+1 dei voti avrà 340 eletti.

Il Partito B che prende il 40%-1 dei voti avrà circa 180 eletti.

Due Partiti con lo stesso sostanziale consenso elettorale, ma irragionevolmente con peso politico profondamente diverso. Che ne è del principio costituzionale di eguaglianza del voto?  Tale principio esige che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi. Ciò non significa che non è ammesso alcun sistema diverso dal proporzionale, ma che se il legislatore opta per il sistema proporzionale non devono esserci squilibri inattesi e smisurati nella trasformazione dei voti in seggi. In ordinamenti costituzionali omogenei a quello italiano, nei quali non è costituzionalizzata la formula elettorale, il giudice costituzionale ha espressamente riconosciuto che “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto” (Corte Cost. sentenza 1/2014). Continua a leggere