L’Europa dei diritti

Si parla di Europa e viene il mal di pancia.

Il pensiero va alla BCE e per estensione alla Troika, le malvagie zie che affamano i popoli: Commissione UE, BCE e FMI.

La Troika, un organismo informale che nella fase più acuta della crisi economica è intervenuto con piani di salvataggio dei Paesi dell’area euro a rischio di default. Il debito pubblico era tale da creare il rischio concreto di insolvenza. In cambio dei prestiti la Troika ha imposto politiche di austerità che in tanti casi si sono trasformate in privazione dei diritti umani garantiti ai cittadini europei da Trattati, Carte e Convenzioni.

Dal gennaio 2014 è aperta presso il Parlamento europeo un’indagine per verificare democraticità e trasparenza degli interventi imposti da UE e FMI.
Secondo tanti osservatori le istituzioni UE e il FMI non avevano il diritto di compiere tali azioni e compiendole avrebbero violato il Trattato dell’Unione, ma soprattutto avrebbero violato i diritti umani  di milioni di cittadini europei.

Sanità, istruzione, pensioni, stipendi, servizi pubblici, diritti del lavoro hanno subito pesanti tagli per imposizione della Troika.
I Paesi più colpiti sono stati Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, Irlanda, Cipro.

Da non dimenticare, inoltre, che le stesse Istituzioni europee, in testa la BCE e le Banche Nazionali, hanno responsabilità nell’aver favorito una situazione di insostenibilità finanziaria e la crisi di insolvenza del debito sovrano per eccesso di ricorso all’indebitamento. Diciamo, con spirito magnanimo, che chi doveva vigilare non ha vigilato.

Ma come, dirà qualcuno, in Europa esistono anche diritti oltre alla BCE e alla tirannide della Troika e del suo Dio Europeo Monetario? Continua a leggere

Schiavitù sessuale

Il 26 febbraio 2014 il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione su Sfruttamento sessuale e prostituzione e loro conseguenze per la parità di genere
Il Parlamento europeo si è occupato prevalentemente di tratta e sfruttamento sessuale, nell’ambito di un più vasto programma per sviluppare la parità di genere.

Nelle premesse di presentazione del provvedimento, leggiamo: “La prostituzione è un fenomeno difficile da quantificare, in quanto illegale nella maggior parte degli Stati membri. Secondo una relazione del 2012 della fondazione Scelles, la prostituzione ha una dimensione globale che coinvolge circa 40-42 milioni di persone, di cui il 90% dipende da un protettore. La prima relazione Eurostats in assoluto con dati ufficiali sulla prostituzione è stata pubblicata nell’aprile 2013. Il documento era incentrato sulla tratta di esseri umani nell’UE nel periodo compreso tra il 2008 e il 2010.”
Di ciò il Parlamento europeo si è maggiormente occupato: le vittime della tratta a fini di sfruttamento sessuale.

Molti Paesi hanno preso provvedimenti per arginare la tratta di donne, ma sembra che solo la Svezia abbia ottenuto risultati apprezzabili, rendendo poco appetibile il mercato svedese alle organizzazioni criminali; l’Italia ha buoni risultati nei programmi di reinserimento delle immigrate sfruttate; la Germania con la legalizzazione ha fallito. Ma quello tedesco è il paradigma del modello basato sulla legalizzazione? In Austria, per esempio, i risultati non hanno prodotto i disastri della Germania, eppure apparentemente si tratta dello stesso sistema. L’analisi dei due sistemi offrirebbe spunti interessanti di riflessione.

Il Parlamento europeo osserva, tra i tanti aspetti, che

–              “esiste una differenza tra prostituzione «forzata» e «volontaria»
–              “i dati dell’UE mostrano l’inefficacia dell’attuale politica di lotta alla tratta di esseri umani…
–              “vi è un’enorme differenza nel modo in cui gli Stati membri trattano la prostituzione ed esistono due approcci principali: un approccio vede la prostituzione come una violazione dei diritti delle donne, una forma di schiavitù sessuale, che si traduce in una disparità di genere a discapito delle donne e la mantiene; l’altro approccio ritiene che la prostituzione stessa sostenga la parità di genere promuovendo il diritto della donna a decidere cosa fare del suo corpo; in entrambi i casi, i singoli Stati membri hanno le competenze per decidere quale approccio adottare nei confronti della prostituzione”.

Da queste e altre premesse il Parlamento Europeo giunge a un elenco di raccomandazioni, osservazioni, esortazioni tra cui

> “fa notare agli Stati membri che l’istruzione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione della prostituzione e della criminalità organizzata…
>  “richiama l’attenzione sul fatto che le pubblicità di servizi sessuali nei giornali e media sociali possono contribuire a sostenere la tratta di esseri umani e la prostituzione;
> “ritiene che un modo di combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e di rafforzare la parità di genere segua il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico)
> “ritiene che l’acquisto di servizi sessuali da prostitute di età inferiore ai 21 anni dovrebbe costituire reato
> “esorta gli Stati membri a prevedere, nel rispetto della normativa nazionale, incontri consultivi e controlli sanitari riservati e regolari per le prostitute…

Il Parlamento europeo, quindi, suggerisce di prendere in considerazione il modello svedese (ovvero la punizione dell’acquirente) per la lotta alla tratta per fini sessuali, ma raccomanda tanti altri aspetti che in quel modello non sono presenti, e persino in contrasto con quel modello, per la più ampia lotta allo sfruttamento della prostituzione; per esempio la raccomandazione di considerare reato l’acquisto di prestazioni sessuali da minori di anni 21 e il riconoscimento che esiste la prostituzione volontaria. Continua a leggere

Omofobia?

omofobia

Per la prima volta in un progetto di legge italiano passa il termine “omofobia”; vedremo se la norma diventerà legge.

Mi riferisco alla revisione della Legge Mancino (L. n. 205 del 25/06/93) che punisce l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; se sarà approvata definitivamente la nuova formulazione della norma, punirà anche i comportamenti fondati sull’omofobia o transfobia.

Un passo avanti ma ho molte perplessità che derivano dalla complessità del nostro sistema giuridico e dalla scarsa attitudine dei parlamentari a occuparsi di diritti delle persone.

Il primo dubbio sorge dall’approvazione di un emendamento che esclude dalla punibilità “la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee… purché non istighino all’odio o alla violenza…  assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto”.

Non mi risulta chiaro come si concilia questo emendamento con la previsione della legge Mancino che punisce “il solo fatto della partecipazione” a associazioni che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Già mi suscitano perplessità le elencazioni quando discutiamo di reati; se un atto, un comportamento è un reato, le motivazioni possono essere delle aggravanti. Incitare a lanciare sassi da un cavalcavia o sparare sulla folla per il puro gusto di uccidere ma senza alcuna finalità razziale è meno grave della istigazione alla violenza per motivi razziali? Continua a leggere