Al voto, al voto!

Perché precipitarsi al voto?

Abbiamo importanti scadenze finanziarie, ci sono in discussione leggi sinora considerate urgenti, tra queste la riforma del processo penale, occorre mettere in sicurezza i conti pubblici anche per evitare sanzioni a livello europeo.

Come se non bastasse c’è la legge di stabilità che il Governo dovrà presentare in parlamento entro il 15 ottobre per essere approvata entro fine anno.

Su tutto ciò grava il rischio della speculazione finanziaria: questa corsa al voto è un ghiotto pasto per gli squali della finanza.

Tutto questo per andare al voto qualche mese prima della naturale scadenza della legislatura; perché? a chi giova?

Non certo al Paese e agli italiani; quindi, serve solo agli interessi di parte dei capi-partito che gridano al voto, al voto!

Vediamo il calendario.

Dopo aver cincischiato per mesi – il parlamento poteva e doveva mettersi al lavoro sulla legge elettorale sin dal 5 dicembre – adesso vogliono accelerare per approvare un “mega porcellum”, come giustamente Paola Taverna ha definito questa nuova proposta di legge elettorale.

La tabella di marcia prevede l’approvazione definitiva della legge al 7 luglio.

Che succede dopo? Continua a leggere

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Renzi, Mattarella, i Pokemon e… quando si vota?

Il 27 luglio 2016 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affermava: “a proposito della data e del cosiddetto spacchettamento, mi è parso di assistere a discussioni un po’ surreali, quasi sulla scia della caccia ai Pokemon” e ricordava che la data poteva essere fissata solo dopo la conclusione delle verifiche in capo alla Corte di Cassazione.

Ebbene, l’Ufficio centrale per il Referendum presso la Corte di Cassazione in data 8 agosto 2016 ha emesso l’ordinanza con la quale ha ammesso il referendum sul testo di Iegge costituzionale avente ad oggetto il seguente quesito referendario:

<<Approvate il testo della Legge costituzionale concernente  “disposizioni  per il superamento del bicameralismo paritario, Ia riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della  parte II della Costituzione “, approvato  dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 de/15  aprile 2016?».

Dal giorno 8 agosto il pallino è passato al Presidente della Repubblica che deve emettere il decreto di indizione del referendum su deliberazione del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio ha fatto già passare oltre un mese sui due a sua disposizione per indire il referendum.

Successivamente alla data di indizione potrà essere definita la data del referendum che si svolgerà in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giornoLa data ultima potrebbe essere domenica 11 dicembre dell’anno di grazia 2016!

Certamente il Consiglio dei Ministri non è occupato nella caccia ai Pokemon e chissà se il Presidente della Repubblica ha sollecitato il Consiglio dei Ministri a darsi una mossa, onde evitare che il clima surreale diventi grottesco e monti l’incertezza sui mercati. Incertezza che tanto preoccupa il ministro Padoan.

Devono essere molto complesse le incombenze e analisi che il Consiglio dei Ministri presieduto dal piè veloce Matteo deve svolgere per giungere a questa deliberazione da sottoporre al Presidente Mattarella… se ancora non ha deliberato.

Tutta questa pantomima è la dimostrazione di quanto siano inconsistenti le valutazioni del ministro Padoan, della ministra Boschi, del presidente del consiglio Renzi riguardo alle attese dei mercati da questa revisione costituzionale.

Sarebbe irresponsabile, infatti, prolungare l’incertezza sui mercati rinviando la data di questo referendum il cui esito, a loro dire, sarebbe decisivo per dare serenità e spinta alla crescita.

Abbiamo già avuto modo di sbugiardare il ministro Padoan che nel Documento di Economia e Finanza 2016 (DEF) scrive di “superamento del bicameralismo”… (pag. VI    http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/csr2016/sp2016_italy_it.pdf )!

Qualcuno può spiegare al ministro Padoan che è stata approvata dal Parlamento, vedremo cosa succederà con il referendum – quando decideranno di farci votare – la trasformazione del bicameralismo ma non il suo superamento? Che persino il bicameralismo paritario è stato solo ridimensionato ma non abolito?

Abbiamo già avuto modo di commentare il dossier del centro studi di Confindustria e la lunga sequenza di affermazioni faziose e immotivate in esso esposte, che con uno studio non hanno nulla da spartire. Per approfondire andate su Bullshit e Confindustria.

Se i mercati sono in una fase di tensione anche per l’incertezza sull’esito di questo referendum, sarebbe opportuno non prolungare inutilmente questa incertezza.

Il fatto che se la prendano con comodo è la dimostrazione che Renzi, Boschi, Padoan e il Centro studi di Confindustria raccontano panzane o sono degli irresponsabili.

A voi l’ardua sentenza.

La riforma Giannini

stefania gianniniLa proposta governativa di riforma della scuola non affronta alcun problema reale della scuola.

Ancora una volta, il ministro preposto, questa volta è il turno di Stefania Giannini, insiste a riformare la scuola con lo stesso approccio che si segue dalla fine degli anni 80.
Cambia il linguaggio, ma non la sostanza.
Ancora una volta, una riforma è spacciata per innovativa e rivoluzionaria, subito definita, come tutte le riforme dei decenni precedenti, come la più importante “dall’epoca della riforma gentiliana”, quando in realtà di innovativo non c’è nulla: solo astratte visioni e impostazioni teoriche.
Una riforma imperniata su un coacervo di costruzioni teoriche, che ruotano intorno a nuove figure professionali… leader, mentor, staff… senza il minimo riguardo per la realtà.

La nostra scuola è disorganizzata e dispersiva; inutilmente costosa e inefficiente, scollegata dal mondo del lavoro e dalla vita.
Segnata da una frustrante coazione a ripetere.
Un altissimo rapporto tra docenti e discenti, 1 docente per circa 10 alunni, il più alto d’Europa, che è ben lontano dal garantire attenzione ai bisogni di formazione e istruzione.
Un sistema scolastico che si dimostra inadeguato nel ruolo di formare il futuro cittadino e prepararne l’inserimento nel mondo degli adulti.
Con un obbligo scolastico fino a 16 anni non finalizzato a un obiettivo concreto, se non ad alimentare disagio nelle famiglie e nei giovani, perpetuando la deleteria confusione tra obbligo di istruzione e obbligo formativo.

Incomprensibile come si possa pensare di riformare la scuola senza partire da una analisi seria e approfondita della questione nel suo insieme. E la proposta della ministra Giannini si rileva immediatamente per essere l’ennesima riforma inutile, dannosa e inefficiente. Continua a leggere