Le mamme e… gli orchi

violenzaLe mamme e gli orchi; tra le une e gli altri spesso i figli, come fossero vittime sacrificali di una umanità che non sa amare, ascoltare e vedere.

Tragici fatti di cronaca ripresentano le domande di sempre e l’attenzione si sposta su chi vive al fianco dell’orco.

Come può una mamma difendere l’uomo che violenta le figlie?

Come può una mamma non vedere i segnali di violenza subita dai figli?

Come si può amare chi uccide l’infanzia, la gioia di vivere?

Mistero dell’amore o della perversione?

Ogni fatto tragico che la cronaca ci sbatte in faccia scatena le grida che invocano la pena di morte, la tortura, la castrazione…

Ogni fatto tragico che la cronaca ci sbatte in faccia arrivano, soprattutto se la vittima è di sesso femminile,  i sussurri sulla bellezza della vittima, le sue movenze adolescenziali, la sua precoce sensualità, il provocante abbigliamento… una infinita gamma di commenti che copre l’intera gamma del più truce maschilismo,  da “se l’è cercata” a “nata troia!”. Chissà quando la vittima è un maschietto… A cosa si atteggiava quel giovincello stuprato?

Atteggiamenti inaccettabili.

Non serve gridare al mostro, non serve cercare giustificazioni mortificanti per chi le pronuncia e l’intero genere umano.

In ciascuno di noi può annidarsi un “mostro” e con questa eventualità dobbiamo convivere e fare i conti. Gridare almostro” è spesso un modo per esorcizzare le personali paure, per non confrontarci con esse e con la propria misteriosa natura. Significa non fare i conti con la civiltà umana che ha sempre considerato la vita altrui un bene di cui disporre a piacimento.

La violenza umana sa essere devastante e sconfinata perché l’uomo aggiunge conoscenza, intenzionalità e consapevolezza alla naturale forza biologica, giungendo a una smisurata capacità distruttiva.

La capacità d’amare e di lasciarsi amare è cultura, creatività che dona all’uomo quel quid che lo rende unico nel “regno animale”. L’essere umano deve essere educato all’amore e l’amore è apprendimento, la più grande esperienza intellettuale.

L’individuo deve essere inchiodato alle proprie responsabilità, ma se vogliamo che la società non diventi una giungla in cui prevalga la legge del più forte, della prevaricazione, della violenza, allora dovremo valorizzare gli attrezzi culturali di cui disponiamo non per liberarci dal “male”, ma per dotarci di anticorpi che consentano di limitare i danni.

La capacità di amare, che significa anche rispetto e ascolto, la capacità di dare attenzione, prima forma di giustizia per una comunità, la cultura della legalità sono le risorse che ci consentono sempre di trovare risposte efficaci ai conflitti senza ricorrere alla violenza, che è sempre una scorciatoia che presto o tardi si rivelerà illusoria, ovvero mai risolutiva di un problema.

Solo valorizzando queste capacità a noi specifiche potremo tacitare l’istinto violento e sanguinario.

Ascolto e attenzione perché occorre insegnare a chiedere aiuto e una società civile aiuta a chiedere aiuto, senza giudicare, condannare e biasimare.

Ascolto e attenzione perché non c’è ascolto e non c’è attenzione quando nessuno vede la violenza subita e le tragedie che si consumano sotto i nostri occhi.

Non c’è un mostro, c’è una umanità, connivente e complice, in fuga da se stessa.

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8 marzo: giornata di festa e di lotta

mimosaL’8 marzo è ormai da tempo la Festa della Donna, Giornata Internazionale della Donna.

Erroneamente si collega questa giornata a un drammatico incendio che sarebbe avvenuto l’8 marzo 1908 nella Cotton, una fabbrica di New York: una solenne bufala.
Chi fosse interessato a conoscere la storia di come si giunse alla celebrazione internazionale di questa giornata può trovare indicazioni utili a questa pagina International Women’s Day.

Agli inizi del secolo scorso, i movimenti socialisti di tutto il mondo posero con forza l’esigenza della lotta per l’emancipazione femminile e il riconoscimento dei diritti civili delle donne, a partire dal diritto di voto. Commisero già allora l’errore di non dialogare con gli ambienti borghesi illuminati in cui si ponevano gli stessi obiettivi di lotta: il ghetto ideologico non è mai stato utile ad alcuna causa.

L’8 marzo è quindi una giornata di festa, per ricordare i successi delle donne per l’affermazione dei diritti e della dignità di ogni persona, indipendentemente dal sesso, ma anche una giornata di lotta, perché molto cammino va ancora percorso.

Da tempo le donne, giustamente, lamentano che, nonostante la parità affermata per legge, persistano gravi discriminazioni di genere che mortificano le donne.

Anche le donne parlamentari affermano di essere discriminate dai colleghi uomini.
La prova di tali discriminazioni sarebbe la scarsa presenza femminile nelle assemblee elettive e nelle istituzioni.
Per superare ciò, prossimamente dovrà essere garantita nelle liste elettorali parità di presenze tra uomini e donne.

Soluzione mortificante. Continua a leggere

Maschilisti con le tette

Maschilisti con le tette

Ridurre la lotta alle discriminazioni di genere all’avere la garanzia di un pari numero di candidati per ciascun sesso… è un’offesa alla intelligenza e a quanti, uomini e donne, nei decenni hanno profuso impegno perché alle donne fossero riconosciuti stessi diritti e opportunità degli uomini.

A scegliere chi candidare sono i vertici di Partito; se in Parlamento ci sono discriminazioni nei confronti delle donne ciò è dovuto esclusivamente alle scelte operate dai vertici di partito.

Con questa piccola e insignificante battaglia, ovviamente recepita dal porcello italico, potremo avere più equilibrio numerico tra uomini e donne, ma in ogni caso avremo politici di un solo genere: quello gradito al capo che seleziona.

L’involuzione del femminismo non ha prodotto solo l’ideologia ladylike ma anche il degrado verso la cultura maschilista del potere femminile.

Chi riteneva che le donne in politica avrebbero rappresentato un forte motivo di cambiamento, oggi deve abbandonare ogni illusione.

La gran parte delle donne che fanno politica non vogliono cambiare le regole del potere, non vogliono introdurre meritocrazia e trasparenza per combattere le discriminazioni, non vogliono chiarezza nei processi decisionali che regolano la vita dei partiti, non vogliono trasparenza nelle candidature… a loro basta che per ogni coppia di testicoli ci sia una coppia di tette. E le altre donne?

Maschilismo al femminile

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Se il potere odia le donne

violenzaDa tempo si discute di violenza contro le donne; è stato pure coniato un agghiacciante termine: “femminicidio”. Il termine è vecchio di venti anni ed è giusto che lo si usi perché non si tratta di omicidi ma di persone uccise in quanto donne: un termine che indica un epilogo tragico dell’esercizio del potere maschilista che da sempre legittima la violenza sulle donne. La discriminazione di genere, la (in)cultura sessista necessita per essere contrastata di strumenti giuridici e repressivi ma non può risolversi in essi.

La violenza contro le donne, come ogni forma di discriminazione, affonda le radici in modelli culturali antichi e dominanti sino a ieri.

I profondi mutamenti sociali hanno rivoluzionato il ruolo della donna nella società e mandato in frantumi l’identità maschile imperniata nel ruolo del padre-padrone. Sono saltati i modelli interpersonali, gli uomini (intesi come maschi) sono travolti da una crisi identitaria e… anche le donne non scherzano.

Promuovere una nuova cultura del rispetto e della dignità dovrebbe essere l’esigenza avvertita da tutte le istituzioni, comprese scuola e famiglia.

Educare alla gestione dei conflitti, formare i giovani perché imparino che ci sono sempre soluzioni più efficaci della sberla, sia nel ruolo di partner sia nel ruolo di genitore: il problema è culturale e formativo. Vogliamo dedicare risorse perché le donne si liberino dall’idea che sono destinate a vivere nella paura? Continua a leggere