Lo studente e la Ministra

 

Non siate maliziosi. Non si tratta di una commedia sexy stile anni settanta. Però, vi consiglio di vedere il video prima di leggere le mie risposte alla replica della ministra Boschi a Alessio, studente universitario di Catania.

1) Sulla legittimità del Parlamento
Boschi afferma che secondo la Corte Costituzionale questo parlamento è perfettamente legittimato. E invita a leggere tutta la sentenza della Corte. Chissà se ha seguito il suo consiglio.

Vale la pena ricordare che la Corte Costituzionale, in nome del principio di continuità dello Stato, ha affermato la legittimità di questo Parlamento nel proseguire l’attività legislativa. Non poteva essere diversamente poiché questo Parlamento e i precedenti due (quello del 2008 e del 2006) sono stati eletti con la medesima legge, in più punti profondamente incostituzionale. Dichiarare decaduto il Parlamento avrebbe aperto un effetto domino sulla attività dal 2006 a oggi con disastrose conseguenze. La stessa Corte Costituzionale, però, richiama gli articoli 61 e 77 comma 2 della Costituzione: “Tanto ciò è vero che, proprio al fine di assicurare la continuità dello Stato, è la stessa Costituzione a prevedere, ad esempio, a seguito delle elezioni, la prorogatio dei poteri delle Camere precedenti «finchè non siano riunite le nuove Camere» (art. 61 Cost.), come anche a prescrivere che le Camere, «anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni» per la conversione in legge di decreti- legge adottati dal Governo (art. 77, secondo comma, Cost.)”.

E’ troppo malizioso leggere in questo non necessario richiamo esemplificativo della Corte Costituzionale l’invito alle Camere di approvare in tempi brevi una nuova legge elettorale e andare a nuove elezioni?

Secondo le indicazioni della stessa Corte, il Parlamento non doveva intraprendere un percorso di revisione costituzionale perché tale percorso avrebbe richiesto tempi non brevi e perché un Parlamento eletto con il porcellum non ha la necessaria legittimità politica per modificare la Costituzione. Figuriamoci per modificare la Costituzione cambiando radicalmente l’assetto Istituzionale con l’effetto combinato di nuova legge elettorale e riforma costituzionale.

 

2) Sul mandato presidenziale a Letta e poi a Renzi

Boschi afferma con disinvoltura che il presidente Napolitano ha chiesto a Letta di adoperarsi per le riforme costituzionali.

Da quando un presidente della Repubblica si fa attivatore della riforma costituzionale?
Come fa a essere considerato potere di garanzia se anziché essere garante della Costituzione spinge per cambiarla?

Da quando un Presidente, poiché il governo non procede speditamente sulle riforme, promuove la sostituzione del governo in carica, senza nemmeno un passaggio parlamentare?
Il governo Letta si è dimesso perché la direzione di un partito (struttura extraparlamentare) ha decretato che quel governo aveva esaurito il suo compito.

Tutto questo discorso ondeggia tra l’eversione dell’ordinamento repubblicano e l’apologia della partitocrazia.
La fine del governo Letta, attraverso un procedimento extraparlamentare orchestrato e sollecitato dal Quirinale, è un disegno eversivo che ci conferma un dato incontestabile: il presidente della Repubblica non è un potere di garanzia.

Inoltre, il parlamento non è stato “nominato” con un mandato costituzionale.
Penso, inoltre, che revisione non significhi trasformazione; questa riforma cambia l’assetto istituzionale della Repubblica. Siamo oltre i limiti previsti dall’art 138 della Costituzione.
Perché non eleggere una assemblea costituente? Continua a leggere

L’insopportabile leggerezza delle compiacenti opposizioni a Renzi

vieni avantiUno dei limiti di tanti critici di Renzi e del suo governo è non essersi con decisione opposti al procedimento illegittimo e sovversivo di riscrittura della Costituzione.

Revisione non significa trasformazione.

Il potere di revisione della Costituzione, che la Costituzione stessa riconosce al Parlamento (art. 138 Cost.), è di tipo manutentivo, mantenendosi all’interno dell’assetto istituzionale definito dai Costituenti.

Cambiare assetto istituzionale si può, ma serve un potere Costituente che può avere solo una Assemblea eletta, con metodo proporzionale, dal popolo sovrano. Come fu la prima e unica Assemblea Costituente, checché ne dica la Finocchiaro orgogliosa del papocchio che ha contribuito a scrivere e approvare.

Non solo il Parlamento sta violando la Costituzione, ma a farlo è un Parlamento composto da usurpatori della sovranità popolare, composto da rappresentanti dei partiti, e non degli italiani. Parlamentari che non hanno il sostegno diretto degli elettori. Un Parlamento che non è espressione della sovranità popolare nella composizione dei suoi membri, nominati dai Partiti, e nella consistenza dei gruppi parlamentari, alterati da premi censurati per incostituzionalità. Continua a leggere

La denuncia del presidente del Senato

Denunciata al Senato dal presidente la confusione che regna nel campo dei poteri politici

Se i partiti politici, all’interno dei loro organi statutari dovessero sempre prendere le decisioni più gravi sottraendole ai rappresentanti del popolo, tanto varrebbe –  lo dico naturalmente per assurdo – trasformare il Parlamento in un  ristretto comitato esecutivo. Risparmieremmo tempo e denaro.
Una democrazia che avvilisce il Parlamento avvilisce se stessa e le masse elettorali, perché nessuno può contestare che soltanto il Parlamento sia l’espressione genuina e totale della volontà di tutti gli elettori.

Così il 25 febbraio 1960 si esprimeva il presidente del Senato, Cesare Merzagora, in conseguenza dell’ennesima crisi di governo consumatasi nelle stanze delle segreterie dei partiti.

Il titolo è ripreso da Il Sole del 26 febbraio 1960 che in prima pagina dava ampio resoconto della crisi di governo e delle dimissioni del presidente del consiglio Antonio Segni.

Per la cronaca, sotto la denuncia di Merzagora, un altro articolo titolava “Per combattere l’evasione fiscale è necessario ridurre le tasse”.

Il_Sole2

Ecco cosa non va in Italia, aldilà degli inadeguati parlamentari, al servizio dei partiti, dei 54 anni passati per nulla e del misero sistema informativo: la mancanza di memoria storica e di consapevolezza della realtà, la mancanza di pensiero critico, la mancanza di cultura civica che regna sovrana tra noi cittadini.
Certo non del tutto per nostra responsabilità dal momento che il sistema informativo e formativo (leggi il sistema scolastico) ha rinunciato a creare cultura e capacità di analisi e si prodiga, invece, per creare e alimentare vocianti tifoserie.

Una società che non investe nella formazione dei cittadini rinuncia in partenza a divenire una democrazia.

Se tanti politici e giornalisti diffondono la favola dei “governi non votati”, se tanti sproloquiano confondendo interdizione dai pubblici uffici e carica politica in un partito, se tanti si eccitano perché il cambiamento è possibile e sembrano incapaci di rendersi conto che esiste anche il rischio che il cambiamento sia in peggio, se esperti professori, politologi e costituzionalisti esprimono banalità accreditando letture false, superficiali e distorte della sentenza della Corte Costituzionale 1/2014 (quella relativa al Porcellum)…  è perché la gran parte degli italiani non è in grado di esercitare e rivendicare i propri diritti che un manipolo di politici ha usurpato, non conosce come funziona il nostro sistema istituzionale, non conosce la Costituzione, non ha la minima nozione di diritto, non ha gli strumenti formativi per verificare e indagare in prima persona, rimettendosi al giudizio di coloro che così possono “condizionare” l’opinione pubblica. D’altra parte, la scuola quanto tempo dedica a formare il cittadino?

L’Unione Europea aveva tanto tempo fa raccomandato di innalzare l’obbligo scolastico al fine di preparare il giovane cittadino all’ingresso nella società, con la consapevolezza dei propri diritti e doveri. Ovviamente nulla di tutto ciò è avvenuto.

Dopo 54 anni viviamo la stessa identica situazione, ma i presidenti del parlamento, troppo occupati a dare pagelle di eversione, non se ne rendono conto e nemmeno i tanti che con miseri argomenti commentano lo squallore politico e osannano il fottutissimo e indifendibile Italicum.

Se ancora non fosse chiaro, è evidente che la promessa di democrazia contenuta nella Costituzione è stata ancora una volta affossata.

Siamo in pieno regime partitocratico.

Un partito, associazione privata che non ha alcun ruolo istituzionale, decide che un governo è finito.

Un governo che aveva ricevuto la fiducia del Parlamento rassegna le dimissioni senza consentire al Parlamento di esprimersi.

Il Parlamento dovrà esprimersi sulla fiducia al nuovo governo.

Evidente che i parlamentari sono ridotti a manichini nelle mani delle segreterie dei partiti.

Il Parlamento non è l’assemblea dei rappresentanti del popolo ma l’assemblea dei rappresentanti dei partiti.

Il Parlamento si limita a prendere atto delle decisioni assunte nelle direzioni dei partiti.

Questo sistema istituzionale ha un nome:

OLIGARCHIA PARTITOCRATICA

Infine due paroline su Letta.

Letta è complice della crisi extraparlamentare dal momento che ha accettato di dimettersi solo perché così ha deciso la direzione del suo partito.

Quindi, Letta era un dipendente del suo partito e non il presidente del consiglio dei ministri della repubblica italiana…

Adesso, un parlamento che ha dato più volte la fiducia al governo Letta, dovrà dare la fiducia a un altro governo, senza che vi sia stato alcun passaggio parlamentare, solo perché così ha deciso il partito di maggioranza relativa ma non il gruppo parlamentare di maggioranza relativa.

Certamente ci sono tanti comportamenti eversivi delle regole di buona educazione ma così i parlamentari saranno ancora una volta  ridotti al ruolo di comparse senza volto e senza dignità per recitare l’unico infantile ruolo di dire SI o NO.

Signori, avete fatto precipitare l’Italia indietro di 54 anni, la vergogna sia con voi.

Dimenticavo, la crisi extraparlamentare ricordata in apertura portò al governo Tambroni.

Incubo riforme

votoIeri, conversazione captata casualmente.
Signor X: Insomma se confermiamo il sistema bipolare e maggioritario è chiaro che non possiamo andare troppo per il sottile.
Signor Y: Che senso ha un governo votato dal popolo se poi in parlamento s’impantana tutto.
Signor X: Il parlamento deve portare avanti i provvedimenti del governo in tempi veloci; come si fa a governare, se no.
Signor Y: Hanno fatto a pezzi la costituzione! Ma chi ha votato questo governo? Ma chi lo vuole? E hanno impedito a Berlusconi di governare.
Signor X: Tutta colpa di Napolitano che prima ha messo lì Monti e adesso ha tirato fuori Letta.
Signor Y: Guarda tu lo sai io non lo sopporto Travaglio, che ne ha dette un’infinità su Berlusconi, ma questa volta sono d’accordo con lui. Napolitano si comporta come fosse un Re!
Signor X: Ma sì, se c’è un governo voluto dagli elettori questo deve poter governare. In fondo governare un  paese è come governare una  grande azienda e Berlusconi sa bene come si fa.

Vado via.

Incubo
Costituzione. Parlamento. Governo.
Incubo

Il Parlamento esercita il potere legislativo; o meglio, dovrebbe esercitarlo perché ultimamente non si capisce bene. In occasione dell’ultimo governo Berlusconi credo che il parlamento abbia dedicato oltre l’80% del tempo a discutere proposte di iniziativa governativa. Eppure il governo lamentava l’immobilismo parlamentare, pur disponendo di una larga maggioranza. C’è qualcosa che non torna.

Il governo Monti, messo lì proprio perché i partiti si erano impaludati, è stata certamente una “trovata” di Napolitano, pienamente legittima e conforme alla Costituzione. I parlamentari potevano non dare la fiducia a Monti e Napolitano sarebbe stato costretto a fare passi lunghi e ben distesi. I berluscones, i maronines e i travagliones se ne facciano una ragione: se Monti ha governato è per esclusiva responsabilità del Parlamento, con in prima fila il PdL. Nel caso può essere rimproverato a Monti di non aver avuto coraggio politico. Poiché governava perché i partiti avevano alzato bandiera bianca poteva e avrebbe dovuto dire al Parlamento, incapace e irresponsabile, al parlamento dei Partiti e non certo rappresentativo della sovranità popolare, avrebbe dovuto dire “questa è la nostra proposta sulla quale c’è il voto di fiducia, prendere o lasciare”. Invece no, Monti si comportò come se avesse a che fare con un Parlamento e non con incapaci rappresentanti delle bande partitiche.

Adesso si chiede al governo di fare ma il governo dice che spetta al parlamento decidere la riforma della legge elettorale però s’intesta la riforma dell’art. 138 per riscrivere a capocchia la Costituzione, decidendo un iter fantasioso. Quindi il PdL si spacca e il sogno della riforma va in frantumi perché non c’è più la maggioranza dei due terzi del parlamento. Poi si pretende che la legge elettorale sia espressione unitaria della maggioranza (Lupi e il Nuovo Centro Destra), anteponendo un insignificante e inesistente valore politico al principio fondante di una democrazia che vorrebbe una legge elettorale equilibrata tra esigenza di rappresentanza e esigenza di governo. Questi poveracci stanno confondendo la stabilità con il rigor mortis. Irrilevante da che parte provenga la riforma elettorale purché sia rispettosa dei principi costituzionali e della “sovranità che appartiene al popolo”. Insomma un gran casino; è giunta l’ora di fare chiarezza e ordine.

Incubo

L’Italia è piena di persone che dicono di non aver eletto questo governo; quindi per questa massa di persone sarebbe il popolo che per Costituzione elegge il Governo; la Costituzione dice altro ma non è il caso di essere pignoli. Per una moltitudine di persone Napolitano sta travalicando le sue funzioni costituzionali perché impone governi a destra e a manca. Non mi ero accorto che avesse abolito il voto di fiducia del parlamento. Chissà con quali sottili armi riesce a convincere persone toste come Berlusconi a votare la fiducia a Monti e a Letta. Mah, misteri quirinalizi!

Per tante persone il compito del Parlamento sarebbe approvare i provvedimenti di provenienza governativa, a cosa serve diversamente una maggioranza. Poi, nel tempo libero, il Parlamento potrà prendere autonomamente qualche iniziativa legislativa, possibilmente preventivamente concordata con il Governo, diversamente rischiamo che qualcuno remi contro. Se il Parlamento si mette a pensare, progettare, discutere sul cosa legiferare e come legiferare, non ne veniamo più fuori, restiamo imbrigliati in una rete di inutili discorsi.

L’Italia ha bisogno di decisioni veloci, efficaci e ha soprattutto bisogno di ridurre al minimo lo spazio concesso ai sabotatori, ai disfattisti, ai nemici della Patria. Non possiamo eliminarli, ma evitare che facciano troppi danni sì. Quando la splendida azione governativa dispiegherà tutti i suoi benefici effetti, i disfattisti saranno messi all’angolo e il Popolo esulterà riconoscente.

Date queste premesse non mi resta che concludere che tutto è possibile, tanto basta sovvertire l’ordinamento costituzionale senza compiere atti violenti (art. 283 cp).

Incubo
Una soluzione per salvare la Patria.
Incubo

L’incubo prende corpo in “Democrazia Azionaria Bicamerale”.

DAB è imperniato sul principio fondante dell’elettore-azionista della Repubblica Italiana, come i nostri Padri Costituenti, ai quali saremo sempre grati, l’avevano mirabilmente progettata.

Ciascun elettore detiene una “azione” che affida con il voto a un “partito”.
Il “partito” in base ai voti raccolti controlla così un “pacchetto di azioni”.
Il “partito” incarica una persona di fiducia a “rappresentare” in Parlamento quel “pacchetto di azioni”, ma ovviamente opererà nell’interesse della Nazione.
Il “partito” che non dovesse raggiungere il 5% delle azioni non ha il diritto di “nominare” un “rappresentante” al Parlamento ma, nel rispetto del pluralismo fondante della democrazia liberale alla quale si ispirarono i nostri illuminati Padri Costituenti, potranno depositare in Parlamento tutti i progetti di legge che vorranno, senza limitazione alcuna e secondo un iter semplificato ispirato ai principi della più avanzata democrazia partecipativa. Sarà la maggioranza parlamentare a decidere quali discutere e nel caso approvare. Ciascun progetto di legge depositato dai Partiti senza Rappresentanti sarà soggetto al principio del silenzio-rifiuto, vale a dire che se entro 60 giorni dal deposito il Parlamento, nella sua insindacabile autonomia, non avrà deliberato sulla messa in discussione del progetto lo stesso dovrà intendersi rifiutato.
Nessuna proposta resterà così senza risposta, il pluralismo sarà garantito, la partecipazione esaltata e stimolata.
Ovviamente, se un progetto è stato respinto potrà essere ripresentato ma non prima che siano trascorsi 12 mesi dal rifiuto, diversamente rischieremmo di ingolfare il Parlamento. Questo è un piccolo prezzo che la democrazia dovrà pagare per garantire efficienza e governabilità.

A questo punto avremo una Camera e un Senato ciascuno composto al massimo da 20 rappresentanti, con un notevole risparmio di denaro e guadagno di efficienza.

I Parlamentari potranno riunirsi per mezzo di video-conferenza, senza inutile spreco di energie, tempo e denaro per raggiungere e far funzionare i sontuosi Palazzi attualmente occupati dalle Camere.

Ecco realizzato il bicameralismo perfetto: per far funzionare il Parlamento basteranno due camere con servizi e non più due costosi palazzi.

Avremo un Parlamento che funzionerebbe come una assemblea degli azionisti e un Governo che funzionerebbe come un Consiglio di Amministrazione.

Quale soluzione migliore ci può essere per un Paese che voglia definirsi democratico?
Non è forse un Paese una grande Azienda? E come sono gestite le grandi Aziende? Mi sembra un progetto pienamente rispettoso della Costituzione; non vi pare?

Se si continua così a breve forse riusciamo ad avere un azionista unico!

Incubo

E adesso… salsicce

i_giudici_della_corte_costituzionaleE adesso… salsicce! In attesa di conoscere le motivazioni della Consulta sulla bocciatura di due aspetti caratterizzanti della legge elettorale nota come Porcellum, possiamo svolgere alcune considerazioni generali.

È stato bocciato il premio di maggioranza e il sistema delle liste bloccate. Entrambi i punti sono responsabili di aver privato l’elettore del diritto di scegliere il corpo legislativo e di rendere diseguale il voto sino al punto di dare un indebito e irragionevole premio a chi prende più voti. Basti pensare al premio di maggioranza regionale al Senato per rendersi conto della irragionevolezza dell’attuale legge che rende diseguale il voto (ne parlo più specificamente in Lo Stato dei partiti e in Democrazia e Stato di diritto).

Sebbene la legge elettorale non sia stata bocciata in toto, non mi convince la tesi della legittimità del Parlamento. A mio avviso il parlamento non è legittimato proprio perché i punti censurati dalla Corte Costituzionale incidono direttamente sulla composizione della assemblea e sulla consistenza dei gruppi. I parlamentari non sono stati votati dagli elettori e non rappresentano gli elettori; il meccanismo di selezione dei candidati non è avvenuto con criteri democratici quindi non c’è nemmeno la legittimazione indiretta tramite i partiti.

In questa situazione sarebbe preferibile procedere al più presto a nuove elezioni, anche sulla base della legge elettorale di risulta sulla base delle decisioni della Suprema Corte, e contemporaneamente procedere alla elezione di una nuova Assemblea Costituente eletta su basi rigorosamente proporzionali. L’iter di riforma della Costituzione messo in moto in questa legislatura deve essere interrotto perché questo parlamento non ha la legittimità per revisionare la Costituzione, figurarsi per riscriverla; o almeno bisogna introdurre l’obbligo del referendum confermativo della riforma costituzionale.

Ne conseguono altre necessità non più rinviabili.

Ricordiamo quanto avvenuto: 3 parlamenti negli ultimi 8 anni sono stati eletti con una legge che oggi la Corte Costituzionale boccia sulla base di rilievi sollevati sin dal 2005, in occasione della discussione in parlamento e senza che allora il presidente della Repubblica Ciampi abbia ravvisato elementi di incostituzionalità, da tanti indicati e francamente alquanto evidenti. Non è pensabile che si possa ripetere quanto già avvenuto. Occorre limitare l’onnipotenza del legislatore per garantire che su determinate materie legiferi nel rispetto della cornice costituzionale. Lo stesso principio deve essere affermato laddove il Parlamento decida di legiferare su una materia sulla quale il corpo elettorale si è espresso con un referendum, esercitando il potere di sindacato sull’attività legislativa. Occorre introdurre la valutazione obbligatoria preventiva di determinate leggi, tra cui certamente la legge  elettorale.

Non più rinviabile l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione affinché i partiti siano effettivamente strumenti organizzativi nelle mani dei cittadini per partecipare alle scelte di politica nazionale. Occorre assicurare la democraticità dei processi decisionali interni ai partiti e solo su questa base prevedere nel caso contributi pubblici o agevolazioni fiscali o di qualsiasi altro genere.

Infine, una considerazione generale.

La nostra Costituzione ha sacrificato la governabilità in nome della rappresentanza. I legislatori hanno ucciso anche la rappresentanza. La nostra Costituzione non richiede che dal voto scaturisca un vincitore in grado di governare. Se succede è solo una eventualità. Se non succede è il parlamento che deve provvedere a trovare un esecutivo per il Paese.

Se vogliamo che dal voto scaturisca immediatamente un governo occorre cambiare la Costituzione.

Sinora il parlamento dal 1953 ha aggirato furbescamente le questioni di fondo agendo in modo pedestre sulla legge elettorale, sino a spingersi surrettiziamente alla introduzione della elezione diretta del premier.

Sentiamo così molti politici, a mio avviso più vicini alla qualifica di impostori che a quella di rappresentanti del popolo, cianciare intorno a “governo eletto dal popolo” dimenticando che il popolo e la Costituzione non prevedono alcuna elezione diretta dell’esecutivo e qualora dal voto scaturisse un partito o una coalizione con i numeri per governare, la stessa maggioranza legittimata dal voto potrebbe il giorno dopo sfaldarsi e dare vita ad altra maggioranza perfettamente legittimata sul piano politico e giuridico perché la nostra Costituzione non contempla il vincolo di mandato e prevede che qualsiasi governo è legittimo se ha la fiducia del Parlamento. Quindi, nessuna governabilità o “governo votato dal popolo” o “governo noto già alla sera dopo il voto” possono essere assicurati a Costituzione invariata, checché ne dicano i retori della Costituzione. E non ne possiamo più di sentire menestrelli nelle vesti di statisti gridare al golpe o di “governo del Presidente” quando il Parlamento vota la fiducia al governo Monti o al governo Letta, così come in passato la votò al governo Dini, D’Alema, Amatotutti governi nati in Parlamento per responsabilità esclusiva e totale dei parlamentari stessi.

Il modello elettorale ragionevole a costituzione inalterata può essere l’uninominale secco all’inglese o il doppio turno di collegio, a mio avviso da preferire a quello di coalizione, ma occorre tenere ben presente che queste soluzioni elettorali non assicurano proprio nulla se manteniamo inalterato l’assetto costituzionale. Il turismo tra i gruppi parlamentari sarà sempre possibile e i gruppi parlamentari potranno sempre dare vita a nuove alleanze sovvertendo l’esito del voto.

Perché Letta sbaglia

In queste condizioni (economiche, sociali e istituzionali) e con questa legge elettorale è assurdo andare a elezioni anticipate: altissima la probabilità che l’impasse si rafforzi.

Non aver provveduto a varare una nuova legge elettorale che superasse l’infamia costituzionale del Porcellum è stato un grave e imperdonabile errore (anche) di questo Esecutivo e di questo Parlamento.

Per non andare in queste condizioni a elezioni anticipate è sufficiente non sciogliere le Camere e ciò è possibile poiché spetta per Costituzione al Parlamento eleggere il Governo e non al “popolo sovrano” che si limita a eleggere il Parlamento, ma non i Parlamentari, indicati e scelti dai Partiti. Non c’è quindi alcuna ragione che il Presidente della Repubblica assecondi le bizze isteriche e istrioniche dei rappresentanti di partito così poco propensi a fare il dovere per il quale si sono proposti: è compito dei parlamentari dare un governo al Paese.

Il Parlamento verrebbe meno al proprio dovere costituzionale se non trovasse l’intelligenza, la capacità, la responsabilità di fare il proprio dovere individuando un comun denominatore tra le forze politiche per portare il Paese fuori dalla palude.

Se tornassimo a votare, con questo sistema elettorale e istituzionale e con questo personale partitico, si potrebbe ricreare la stessa attuale situazione e mi sembra chiaro che non si può votare all’infinito…

Tutto ciò premesso, Letta sta sbagliando nella gestione di questa crisi che più che essere politica è prova di infantilismo della maggioranza dei parlamentari.

Le dimissioni di alcuni ministri non comportano, né sul piano politico né su quello costituzionale, una nuova richiesta di fiducia parlamentare: i ministri sono sostituibili; nel caso, è il Parlamento che deve attivarsi per sfiduciare il Governo.

I ministri possono per Costituzione essere estranei al Parlamento e ai partiti. Le dimissioni dei ministri non autorizzano a concludere che l’eventuale partito di provenienza dei ministri abbia revocato la fiducia al Governo; dovrebbe essere questo partito a presentare una mozione di sfiducia, nel caso; e non dimentichiamo che la fiducia è individuale e non di gruppo o di partito. .. sempre in termini costituzionali

Poi c’è la prassi che fa carta straccia della Costituzione ma questa è altra storia.

Quindi, se consideriamo le modalità e le motivazioni delle dimissioni abbiamo ancora più forza per risolvere il problema con la nomina di altri ministri.

Per quale motivo allora chiedere la fiducia ? 

Trovare un po’ di dissidenti? Ottimo obiettivo anche per comprendere fino a che punto un intero partito è appiattito sugli interessi di un singolo, fosse pure il “capo“. Anche per questo obiettivo non guasta un po’ di strategia e di rispetto rigoroso delle norme costituzionali.

Sia come sia Letta ha scelto di chiedere la fiducia e ha deciso di iniziare dal Senato e sarà importante che si presenti anche alla Camera dei Deputati, a prescindere dal risultato che otterrà al Senato. Da questo punto di vista avrebbe fatto meglio a scegliere di iniziare dalla Camera dove la fiducia è abbastanza certa.

Al Senato il Governo potrebbe raggiungere l’obiettivo di ottenere la fiducia o potrebbe non averla, esito probabile. In questa seconda ipotesi il Presidente della Repubblica  potrebbe – e a mio avviso dovrebbe – sciogliere il solo Senato, nel pieno e rigoroso rispetto della Costituzione e dell’interesse del Paese.

Infatti, pur con questa mefitica legge elettorale, se avendo una maggioranza già costituita alla Camera si votasse per l’elezione del Senato avremmo eliminato una serie di scenari possibili che si verificherebbero se si andasse alle elezioni dell’intero Parlamento. Il corpo elettorale nell’angusta e desolante partecipazione al “rito democratico” si troverebbe di fronte a una scelta chiara e risolutiva.

Ragionevole attendersi una campagna elettorale all’insegna della concretezza perché si parte sapendo che o si conferma la maggioranza che c’è alla Camera, o in ogni caso si trova con questa maggioranza un terreno di incontro, oppure saremo destinati a proseguire in questa situazione di logorante stallo.

Un briciolo di responsabilità da parte di pochi sarebbe sufficiente per delineare questo terreno d’incontro nel corso della campagna elettorale, per scongiurare il rischio che si ricrei una situazione d’impasse.

In altre parole, se si votasse per il solo Senato i partiti dovrebbero indicare i fronti comuni con il PD sui quali sarebbero disposti a collaborare. Se qualche forza politica escluderà ogni ipotesi di collaborazione con il PD sarà ovviamente libera di scegliere questa strada ma nella consapevolezza che se prevalesse ci porterebbe a proseguire nella instabilità e ingovernabilità.

A questo punto saranno gli elettori a decidere se proseguire nella instabilità dando in prevalenza credito a chi rifiuta ogni tipo di collaborazione programmatica con chi ha già la maggioranza in una camera parlamentare o dare il potere necessario a chi ha i numeri per governare o a un progetto di collaborazione tra forze politiche già definite.

Nel caso non venisse fuori un risultato chiaro che consenta a una parte politica o a un insieme di forze di assumersi la responsabilità di governo sarebbe in ogni caso evidente la necessità di un accordo tra parti politiche per trovare una soluzione idonea.

Sciogliendo il solo Senato daremmo, quindi, più forza all’Italia e più opportunità per uscire dal pantano.

Speriamo che, nel caso Letta non dovesse ottenere la fiducia al Senato, il Presidente della Repubblica non commetta l’errore del suo predecessore, quando nel 2008 sciolse le camere…

Porcellum aeternum est

maialePorcellum aeternum est: non ci sono dubbi, il porcellum è eterno! A decretarne l’eternità sono i porcellofili comunemente noti come parlamentari e in particolare i 40 tra deputati e senatori che, per misteriosi meriti e conclamati demeriti, costituiranno il fantasmagorico Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali. A questo link http://governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=71499 potete consultare il Disegno di Legge Costituzionale che attraverso l’istituzione del Comitato di cui sopra dovrebbe pervenire alle riforme costituzionali ed elettorali.

Non so se questi signori riusciranno a disegnare un nuovo assetto istituzionale mentre è certo che intanto blindano il porcellum assicurandogli ancora lunga vita.

Andiamo con ordine, ma prima lasciatemi osservare la miseria di un Governo che presenta un Disegno di Legge Costituzionale in cui si legge all’art. 4 (Organizzazione dei lavori): “I lavori parlamentari relativi ai progetti di legge costituzionale di cui all’articolo 2, comma 1, sono organizzati in modo tale da assicurare la conclusione entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”.

I 18 mesi di cui si parlava all’insediamento del governo Letta, quando era stato annunciato questo arzigogolato percorso di riforme, sono già diventati 18 da quando sarà approvata la legge costituzionale, vale a dire almeno 24 mesi da quando è stato annunciato il nascituro comitato. Misero è affermare “assicurare la conclusione entro diciotto mesi”: questa è l’unica certezza. Che non significa, ovviamente, che ci sarà un esito: i diciotto mesi potrebbero risolversi in un ennesimo flop, come nella migliore tradizione parlamentare in tema di riforme istituzionali. Quindi, ci assicurano la conclusione dei lavori entro un tempo definito (non un esito ma una conclusione) però questo comitato dei 40 si prende l’esclusiva della materia elettorale e istituzionale.

In forza dell’articolo 2, comma 2, del Disegno di Legge costituzionale, “I Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati assegnano o riassegnano al Comitato i disegni e le proposte di legge costituzionale ed ordinaria relativi alle materie di cui al comma 1, presentati alle Camere a decorrere dall’inizio della XVII legislatura e fino alla data di conclusione dei suoi lavori”.

maiale2Il Parlamento non può occuparsi nemmeno in via ordinaria di materia elettorale: deve passare obbligatoriamente attraverso il Comitato dei 40 che però non ha come priorità la riscrittura della legge elettorale; ne consegue che si perverrà a una nuova legge elettorale solo al termine del percorso delle riforme costituzionali. Le riforme andranno poi approvate e magari confermate da un referendum… ma intanto ci teniamo il Porcellum.

Ergo, se l’inconcludenza dei rappresentanti dei partiti che occupano il Parlamento sarà pari a quella dimostrata negli ultimi 8 anni è possibile che tra due anni saremo ancora qui a discutere di Porcellum.

Per quel che mi riguarda chiunque consentirà l’approvazione di un  disegno di legge costituzionale così cretino e irresponsabile, truffaldino e cialtrone non merita rispetto e fiducia. Non solo, non basterà esprimere voto contrario: chiunque è contrario ha il dovere di dimettersi dal Parlamento. Si tratta di un obbligo etico: in questa situazione farsi belli con “io ho votato contro” equivale a essere sostenitori di questo perfido percorso con cui si tenta una forzatura dei meccanismi parlamentari per far passare qualsiasi porcata. Anche fascismo e nazismo si affermarono attraverso forzature delle procedure parlamentari. Oggi è dal Parlamento che può arrivare il vero e profondo attentato alla Costituzione.

C’è un solo modo per essere contro: dimettersi dal Parlamento se non si modifica l’articolo 2 del DL costituzionale. Occorre che il Parlamento abbia il potere sin da subito di modificare l’attuale legge elettorale, modifica che prescinde dal percorso delle riforme istituzionali. Tutte le affermazioni dei non-autorevoli parlamentari sulla inutilità di impegnarsi adesso in una riforma del porcellum dimostra esclusivamente l’inutilità e la cialtronaggine di tanti parlamentari.

Abbiamo un Parlamento che tecnicamente è un’assemblea di rappresentanti di partito; un’assemblea, formalmente rispettosa della Costituzione, che ha già attentato ai nostri diritti costituzionali privandoci del diritto fondamentale di scegliere il corpo legislativo.

I gruppi parlamentari indicheranno i 40 rappresentanti che costituiranno il Comitato che avrà esclusiva in tema di riforme istituzionali ed elettorali, precludendo al parlamento anche l’azione per via ordinaria su queste materie. In sostanza una spoliazione della spoliazione. Non abbiamo un Parlamento che rappresenti i cittadini e a 40 di questi parlamentari, scelti in modo oscuro dalle segreterie dei partiti, sarà affidato il compito di dissertare su riforme istituzionali e legge elettorale almeno fino all’estate del 2015… ma se l’esecutivo dovesse andare in crisi e si dovessero sciogliere le Camere avremo sempre il magnifico porcellum: unica certezza che i rappresentanti dei partiti ci sanno garantire. E con questo disegno di legge costituzionale assicurano vita eterna al porcellum. Questo disegno di legge non deve essere approvato con questa infame esclusiva in capo al Comitato; il Parlamento deve da subito modificare l’attuale legge elettorale, modifica che prescinde dalle riforme istituzionali ipotizzate e ipotizzabili.

D’altra parte, avevano dichiarato solennemente “mai più al voto con il porcellum” e invece con la strada che stanno imboccando il porcellum rischia di essere l’unica certezza. Perché dovremmo fidarci?