Al voto, al voto!

Perché precipitarsi al voto?

Abbiamo importanti scadenze finanziarie, ci sono in discussione leggi sinora considerate urgenti, tra queste la riforma del processo penale, occorre mettere in sicurezza i conti pubblici anche per evitare sanzioni a livello europeo.

Come se non bastasse c’è la legge di stabilità che il Governo dovrà presentare in parlamento entro il 15 ottobre per essere approvata entro fine anno.

Su tutto ciò grava il rischio della speculazione finanziaria: questa corsa al voto è un ghiotto pasto per gli squali della finanza.

Tutto questo per andare al voto qualche mese prima della naturale scadenza della legislatura; perché? a chi giova?

Non certo al Paese e agli italiani; quindi, serve solo agli interessi di parte dei capi-partito che gridano al voto, al voto!

Vediamo il calendario.

Dopo aver cincischiato per mesi – il parlamento poteva e doveva mettersi al lavoro sulla legge elettorale sin dal 5 dicembre – adesso vogliono accelerare per approvare un “mega porcellum”, come giustamente Paola Taverna ha definito questa nuova proposta di legge elettorale.

La tabella di marcia prevede l’approvazione definitiva della legge al 7 luglio.

Che succede dopo? Continua a leggere

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L’Italicum e la Corte: le motivazioni

Da quando la Corte Costituzionale con la sentenza n. 35/2017 si è espressa al riguardo di alcuni ricorsi presentati sulla legge elettorale nota come Italicum si leggono e si sentono commenti che ondeggiano dai toni trionfalistici – di chi è stato sostenitore dell’Italicum – allo sconforto tra chi ha sempre avversato questa legge elettorale.

Entrambi gli atteggiamenti denotano scarsa comprensione del ruolo della Corte Costituzionale. Scarsa comprensione dovuta a disonestà intellettuale – quando i commenti provengono da navigati politici e giornalisti e persino da docenti universitari – e a ignoranza, quando a commentare è la vittima inconsapevole della disinformazione di massa, vale a dire il comune cittadino.

Semplificando, possiamo riassumere l’atteggiamento più diffuso tra i trionfalisti in una lettura della sentenza della Corte come approvazione del premio di maggioranza e del capolista bloccato; mentre tra chi esprime sconforto c’è la convinzione che quella della Corte sia stata una sentenza politica, nel senso deleterio del termine.

Appare necessario evidenziare che la Corte Costituzionale non risponde mai a una domanda generica del tipo “è conforme alla Costituzione la previsione del premio di maggioranza?” ma risponde alle argomentazioni illustrate dai ricorrenti per sostenere l’incostituzionalità di una norma; per essere ancora più precisi risponde alla ordinanza di un Tribunale che argomenta sul perché ritiene non manifestamente infondati i motivi di incostituzionalità presentati dal ricorrente. Non tutte le argomentazioni sollevate dai ricorrenti arrivano dunque alla Corte Costituzionale e ciò che arriva è filtrato da un Tribunale.

Quando la Corte Costituzionale respinge un ricorso su un aspetto specifico di una legge possiamo con certezza affermare che la Corte non ritiene valide le argomentazioni sollevate dal Tribunale sulla base del ricorso di un ricorrente ma non si può affermare che quella norma sia conforme ai principi della Costituzione. Un nuovo ricorso, meglio argomentato, potrebbe ribaltare il responso perché non è mai la norma a essere promossa ma è l’argomentazione contro una norma a essere respinta.

In altre parole, le argomentazioni presentate non sono state ritenute dalla Corte valide per dimostrare l’incostituzionalità della norma.

Entriamo nel dettaglio e cominciamo dalla questione più spinosa: il premio di maggioranza.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 1/2014 relativa al cosiddetto Porcellum aveva censurato il premio per la Camera e quello per il Senato sulla base di due argomentazioni ben precise: il difetto di proporzionalità e l’irragionevolezza delle norme elettorali.

Infatti, mancava un tetto minimo di voti da raggiungere per aggiudicarsi il premio e quindi la legge elettorale produceva una compressione illimitata della rappresentatività per perseguire un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese”.

Passando dal premio alla Camera a quello per il Senato, i giudici osservarono che non solo la disciplina esaminata non superava il test di proporzionalità ma era evidente “l’inidoneità della stessa (disciplina) al raggiungimento dell’obiettivo perseguitopoiché “produce l’effetto che la maggioranza in seno all’assemblea del Senato sia il risultato casuale di una somma di premi regionali che può finire per rovesciare il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni di liste su base nazionale, favorendo la formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del Parlamento pur in presenza di una distribuzione del voto sostanzialmente omogenea”.

Queste considerazioni sono perfettamente applicabili anche all’Italicum: bastava utilizzare questo argomento per far decadere il premio previsto alla Camera ma non al Senato.

A cosa serve alterare la rappresentatività alla Camera in modo anche significativo, stante il modello proporzionale sottostante al sistema elettorale, se tutto ciò non consente di raggiungere l’obiettivo della stabilità di governo dal momento che al Senato il premio non è previsto?

Immaginate un partito che alla Camera prende il 40%+1 dei voti validi e un altro partito che invece si ferma al 40%; il primo avrebbe 340 deputati su 618 e il secondo si fermerebbe a 190 circa per l’effetto distorsivo del premio, ma al Senato pur in presenza della stessa distribuzione dei voti il partito che può contare sulla maggioranza assoluta alla Camera non avrebbe la maggioranza al Senato.

Il premio è inidoneo a garantire il risultato della stabilità di governo, in nome della quale è stato compiuto il sacrificio di altri interessi e valori costituzionalmente protetti, per riprendere le parole della Corte (sentenza n. 1/2014).

La censura del premio previsto dall’Italicum era già scritta … se solo fosse stato utilizzato questo argomento. Ma non è successo e le norme per Camera e Senato in riferimento alla governabilità sono state contestate solo assumendo l’argomento che sarebbe pregiudicata la governabilità per via delle diverse soglie di sbarramento previste per la Camera e per il Senato.

A tal proposito la Corte nella sentenza n. 35/2017 scrive “così formulata la questione è inammissibile, per insufficiente motivazione”.

E aggiunge “(Il rimettente) non illustra, tuttavia, le ragioni per cui sarebbero le diverse soglie di sbarramento, e non altre e assi più rilevanti, differenze riscontrabili tra i due sistemi elettorali (ad esempio, un premio di maggioranza previsto solo dalla disciplina elettorale per la Camera), ad impedire, in tesi, la formazione di maggioranze omogenee nei due rami del Parlamento”.

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Se il Parlamento diventa una bisca

Entro febbraio 2018 si dovrà votare per il rinnovo del Parlamento e siamo in attesa di una legge elettorale decente e non schizofrenica che consenta la formazione di due camere che potranno anche essere differenziate ma non deliberatamente in contrapposizione l’una con l’altra violando ogni principio di ragionevolezza.

Ci troviamo in questa condizione perché la maggioranza del Parlamento ha voluto giocare d’azzardo scrivendo una discutibile legge elettorale valida solo per la Camera e scommettendo che il Senato non sarebbe più stato soggetto a elezioni popolari.

La legge elettorale, nota come Italicum, fu promulgata perché chi doveva vigilare sulla bisca parlamentare fu molto distratto e solo a dicembre 2016 si rese conto che non si poteva andare a votare con due leggi elettorali profondamente disomogenee e contrapposte.

E’ diventata una consuetudine promulgare leggi in “previsione” che succeda qualcosa che puntualmente non succede.

A che serve un legislatore che scommette … anziché regolamentare, disciplinare, normare?

E’ successo con le province e la riforma Delrio.

La legge n. 56/2014 ci spiega che “Le citta metropolitane sono enti territoriali  di area vasta con le funzioni di cui ai commi da 44 a 46 e con le seguenti finalità istituzionali generali: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione  e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse  della citta metropolitana; cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le citta e le aree metropolitane europee” e aggiunge che “le province sono enti territoriali di area vasta disciplinati  ai sensi dei commi da 51 a 100. Alle province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri  sono riconosciute  le specificità di cui ai commi da 51 a 57 e da 85 a 97.

I commi 5° e 51° dell’art. 1 ci spiegano che le città metropolitane e le province sono disciplinate da questa legge … “in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione” …

In buona sostanza, il legislatore vara una riforma transitoria in attesa che sia approvata una riforma costituzionale … che potrebbe anche non arrivare mai …

Il legislatore scommette su una riforma costituzionale come si trattasse di un qualsiasi decreto ministeriale, ignaro della consuetudine che spesso passano anche anni perché si approvino i decreti ministeriali in attuazione di riforme che invecchiano in attesa di essere realizzate.

Il gioco d’azzardo è una droga … Così il legislatore, prigioniero del proprio orgasmo da scommessa, vara leggi su leggi sempre in previsione che succeda qualcosa …

Poteva mancare a una simile propensione l’attività principe del legislatore biscazziere?

Ovviamente no.

Ecco dunque che la legge n. 124/2015 (Riforma della Pubblica Amministrazione, Madia) al comma 3° all’art. 7 recita che “In attesa della realizzazione del sistema unico nazionale di cui all’articolo 2, comma 82, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, il Governo è delegato ad adottare …

Sì, avete compreso bene: una legge del 2015 dispone qualcosa in attesa che si realizzi quanto già previsto da una legge del 2007!

Ma a cosa faceva riferimento questo fantomatico comma 82 dell’art. 2 della legge 244/2007?

Si tratta della Legge Finanziaria 2008 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato) che a quel citato comma “prevedeva”: “Il Ministero della giustizia provvede entro il 31 gennaio  2008 ad avviare la realizzazione di un sistema unico nazionale, articolato su  base  distrettuale  di  corte  d’appello,  delle  intercettazioni telefoniche, ambientali e altre forme di comunicazione informatica  o telematica disposte o autorizzate dall’autorità  giudiziaria,  anche attraverso la razionalizzazione delle  attività  attualmente  svolte dagli uffici dell’amministrazione della giustizia.

Superfluo ogni commento!

Il primo problema italiano è l’inadeguatezza e l’inaffidabilità della maggioranza dei legislatori.

Prima di accapigliarci sulla legge elettorale, sulla sua omogeneità o idoneità a garantire  governabilità e rappresentatività … serve urgentemente una legge rigorosa per la selezione di chi candidare alle prossime elezioni perché non possiamo più permetterci di avere un parlamento in gran parte occupato da cialtroni.

Pubblicità ingannevole dei Senatori PD

In questo manifesto a firma dei Senatori PD sono contenute affermazioni che costituiscono pubblicità ingannevole, se per generosità d’animo non vogliamo parlare di affermazioni spudoratamente false.

La libertà di opinione diviene falsità quando si superano i limiti della oggettività, della realtà verificabile da ciascuno senza alcun ragionevole dubbio. Ciascuno è libero di affermare che gli alberi camminano, ma non deve stupirsi se qualcuno gli risponde che è falso o lo considera un po’ suonato…

Cominciamo dalle garanzie… perché se già queste vacillano…

PD_manifesto_ItalicumStabilità dei Governi

E’ facilitata la formazione del Governo, come avveniva anche con il porcellum, con un premio che non è di maggioranza ma per avere la maggioranza.

Ma non corrisponde al vero che questa legge garantisca stabilità perché il Governo è sempre espressione della maggioranza parlamentare: se la maggioranza si sfalda (quanti pezzi ha perso il PDL in pochi anni?) può cadere il governo e possono nascere nuove maggioranze perfettamente lecite.

Questa legge non interviene sul ruolo del Parlamento, sulle regole per la formazione del Governo, sull’indipendenza di ciascun parlamentare che non ha alcun vincolo di mandato. Il nostro resta un sistema di democrazia rappresentativa a centralità parlamentare. E questa centralità è gravemente compromessa da una legge elettorale che con certezza altera la rappresentanza popolare, senza poter validamente garantire la stabilità di governo.

Si introduce in modo surrettizio l’elezione diretta dell’Esecutivo… a insaputa degli elettori.

Rappresentanza politica

La rappresentanza politica è gravemente compromessa da un premio assegnato a chi raggiunge il 40%; questa forza si aggiudicherebbe 340 parlamentari su 617; chi dovesse raggiungere il 39% avrebbe solo circa 180 parlamentari. Quale abisso di consenso c’è tra la prima e la seconda formazione?

Attribuire al voto un valore diverso da quello che sul piano istituzionale il voto stesso ha significa comprimere la libertà politica. Nel 2008 molti elettori votarono per Veltroni, nel timore che vincesse Berlusconi. Risultato? Veltroni non vinse e Verdi e Rifondazione Comunista rimasero fuori dal Parlamento.

Il voto deve avere una finalità chiara e definita: prima della domanda per chi voto, c’è la domanda per cosa voto! Non dimentichiamo che “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto”. L’Italicum è un sistema proporzionale che con un irragionevole premio trasforma la maggiore minoranza in maggioranza assoluta, per consentirle di dare vita a un Esecutivo, senza che sia stato votato un programma di Governo.

Possibilità per i cittadini di scegliere gli eletti

Ci sono i capilista bloccati, indicati sta per bloccati, per nominati…: se votate il partito X e supera a livello nazionale la soglia del 3% i primi a essere eletti saranno i capilista, poi se spettano ulteriori seggi entrano in gioco le preferenze. Solo chi elegge più di 100 deputati potrà avere eletti scelti parzialmente con il sostegno del voto degli elettori.

Quindi la libertà di scelta è molto limitata perché

  • i primi 100 eletti di ciascuna formazione che supera il 3% saranno imposti dalle segreterie
  • una parte degli eletti, circa un centinaio, entrerà in parlamento grazie al premio, quindi nessuno li ha votati
  • una piccola parte residuale sarà eletta anche grazie alle scelte degli elettori, ma la candidatura multipla e la mancata relazione tra voti nel collegio ed eletti può vanificare la scelta degli elettori.

Non va dimenticato che, esattamente come prima, il monopolio della selezione dei candidati è nelle mani delle segreterie di Partito e i partiti non sono tenuti ad agire con trasparenza nei processi decisionali sebbene la Corte Costituzionale abbia espressamente ricordato che le funzioni attribuite ai partiti politici devono “essere preordinate ad agevolare la partecipazione alla vita politica dei cittadini ed alla realizzazione di linee programmatiche che le formazioni politiche sottopongono al corpo elettorale, al fine di consentire una scelta più chiara e consapevole anche in riferimento ai candidati”.

Se con il porcellumalla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini”, con Italicum alla gran parte mancherà e per la piccola parte residuale il sostegno sarà indiretto per il sistema di trasformazione dei voti in seggi.

Le tre garanzie che i Senatori PD vogliono spacciarci sono merce avariata: vuoti slogan… dietro le formulette c’è il vuoto più totale.

Ovviamente anche lo sventolio della parità di genere dimostra quanto cammino debbano ancora fare le donne del PD per superare la cultura maschilista del potere.

Se la scelta delle persone sarà sempre affidata alle solite persone senza alcuna trasparenza nella selezione, il genere sarà solo uno: quello gradito a chi sceglie. Poiché sono i vertici di Partito che scelgono in modo opaco le persone da candidare, se in Parlamento ci sono poche donne, se esiste una discriminazione di genere (e in parte esiste) ciò è esclusivamente responsabilità dei partiti checché ci vengano a raccontare i maschilisti con le tette. Non siamo noi elettori che abbiamo discriminato le donne, ma i Partiti in cui militano le donne che farfugliano di parità di genere.

Imponendo la varietà di genere voi garantite solo che per ogni razzi maschio ci sia un razzi femmina… Che successo!

E con la doppia preferenza, con obbligo di assortimento di genere, introducete oggettivamente quel tipico rischio di condizionamento del voto che fu espressamente cancellato con il referendum che abrogò  la preferenza multipla.

Ovviamente, nessuno fornisce una risposta sul perché il ballottaggio non è sempre previsto nel caso in cui nessuno raggiunga il 50%+1.

Trasformare la maggioranza relativa in maggioranza assoluta non solo è gravemente distorsivo della rappresentanza politica, che è al centro del nostro sistema di democrazia rappresentativa, ma viola la volontà degli elettori che sono chiamati a rinnovare il Parlamento e non a eleggere il Governo. Un sistema simile non esiste nemmeno dove c’è il presidenzialismo. La commistione totale tra parlamento ed esecutivo pregiudica le funzioni costituzionali di indirizzo e controllo del Governo affidate al Parlamento.

Se veramente si vuole perseguire l’obiettivo della governabilità, allora si vada al voto disgiunto per esecutivo e parlamento: avremmo garantite la rappresentanza politica e la governabilità.

La sera dopo le elezioni

Ci vuole una legge elettorale che consenta, la stessa sera del voto, di fare sapere al mondo che è possibile in Italia avere un governo. Perché se ciò non fosse possibile sarebbe uno tsunami“, disse Pier Luigi Bersani a novembre 2012.

Avere un vincitore proclamato all’esito del voto è uno dei tanti slogan di Matteo Renzi.

Perché possa essere proclamato un vincitore occorre che la gara preveda l’incoronazione, come avviene con l’elezione di Miss Italia.

Il nostro sistema costituzionale prevede che dalle elezioni esca un vincitore?

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8 marzo, fuori dal coro

stereotipiTante parlamentari stanno conducendo in Parlamento una battaglia per affermare l’equilibrio di genere tra i candidati alle cariche elettive. Premesso che ci sono in Italia ataviche arretratezze che hanno ostacolato e ostacolano la presenza delle donne in politica e nelle istituzioni, questa battaglia, posta nei termini in cui è stata posta, è sbagliata, inefficace, probabilmente ipocrita. Continua a leggere

Augias e i meravigliosi guerrieri

Augias libro@corradoaugias

Il loro capo li chiama “meravigliosi guerrieri”, in realtà li usa nel tentativo di far uscire il suo movimento dall’angolo in cui una riforma in senso bipolare lo ridurrebbe. Dopo l’ubriacatura del 25% arriverebbe la soglia fisiologica che un movimento del genere può raggiungere, la frangia marginale di scontenti che c’è sempre in ogni società. Ai grillini si è gridato che sono “fascisti”, invettiva solo in parte giustificata a mio parere. Ho l’idea che parecchi di loro non sappiano nemmeno bene che cosa sia stato il fascismo come dimostrò mesi fa la loro capogruppo Roberta Lombardi. Ne mimano i comportamenti ma con innocenza.

Ho riportato alcune righe dell’intervento di Corrado Augias per consentire a chi dovesse imbattersi in questo intervento di comprendere di cosa scrivo (i più attenti potranno trovare a questo link l’intero intervento di Augias)

Leggendo l’intervento di Augias si resta sorpresi del fatto che basti così poco a scatenare un diluvio di intemperanze, ingiurie, minacce…
Questo dovrebbe darci la misura di quanto corta è la miccia.

Non sarei, caro Augias, così certo che esista una “soglia fisiologica” per “un movimento del genere” o, per meglio dire, non sarei così certo che esista una soglia fisiologicamente contenuta in ogni contesto storico. Continua a leggere