Il nuovo Senato in 5 mosse

La riforma costituzionale nel merito:

1) Il Senato sarà abolito?

NO! Avrà un mucchio di poteri confusi, ma non rappresenterà la Nazione.

Rappresenterà le “istituzioni territoriali”!

Come?

BOH!

Non avranno i senatori alcun mandato vincolante. Non avranno nemmeno un mandato politico poiché ciascun Consiglio regionale sceglierà al proprio interno, con metodo proporzionale, qualcuno da mandare a Palazzo Madama a esercitare non si sa quale rappresentanza.

I senatori non risponderanno ai Consigli regionali che li eleggono “in conformità alle scelte degli elettori” e non risponderanno ai governi regionali.

La nuova Costituzione non dice nulla su come si eserciterà questa nuova funzione di rappresentanza delle istituzioni territoriali e non dice nulla nemmeno sulla funzione di raccordo tra l’attività legislativa dello Stato e quella delle Regioni.

Il Senato non diventa nemmeno quel luogo istituzionale in cui potrebbero trovare risposte i dubbi interpretativi e il contenzioso che certamente scatenerà la riforma del Titolo V; quindi, ogni contenzioso arriverà alla Corte Costituzionale… esattamente come adesso. Continua a leggere

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La fede secondo Matteo

renzi2La fede secondo Matteo

Io sono il nuovo, io sono il cambiamento, io sono Matteo Renzi.

TV e giornali arrancano affannosamente nel tentativo di raccontare Renzi e il suo progetto di governo, ma non stanno al passo.

Ha detto, non ha detto, nemmeno un cenno… Renzi non si racconta con quel che ha detto o non ha detto.

Renzi è oltre le parole. L’unico dato che conta, al momento, è verificare se ha avuto la fiducia o se c’è stato un colpo di scena e la fiducia è stata negata.
Il resto non conta, è il nulla perché dai pugni in tasca siamo passati alle mani in tasca.

Irrilevante ciò che lui ha detto al Senato e cosa dirà alla Camera; irrilevante cosa hanno detto e diranno senatori e deputati. Devono solo decidere se concedergli la fiducia o non  concederla; concederla a lui, a Renzi… e nulla più.

Renzi al senato e alla Camera… perché deve e lì lo hanno mandato… diverso e uguale a un altro leader che è stato mandato ma fosse stato per lui non sarebbe andato a consulto… Consulto su che? di che? perché?

Devo fare un discorso “programmatico”? Lo faccio, ma potete non darmi la fiducia?
Prego, si accomodi… dice il Parlamento tra recite e cerimonie perché in realtà non ha alternativa dal momento che nessuno, M5S a parte, in questo momento vuole assumersi il rischio di elezioni che, con il proporzionale secco, replicherebbero con molta probabilità la situazione esistente.

renziRenzi potrà essere valutato solo sui fatti, sui risultati, perché le parole sono state svuotate di ogni significato.

E i fatti, se ci saranno, porteranno il PD a decidere se divenire renziano al 100% o frantumarsi e se i fatti non saranno all’altezza di Renzi… sarà il PD a fallire senza appello.

Potranno i soci di minoranza alleati con Renzi lavorare per il suo successo decretando la propria morte o marginalità?

Signori giornalisti, state sereni e attrezzatevi per raccontare i fatti, non le parole.
Se l’informazione farà ciò, renderà un servizio perché sarà aderente ai fatti e non alle parole spese per raccontare fantasie che si raccontano da sole e riforme da riformare… diversamente rischiamo di fare la declinazione di Italicus,

Italici
Italico
Italicum
Italico
Italice ma nel genere neutro fa ancora Italicum

Italicum, vocativo di Italicus… che tragedia!

Appunti per la nuova fenomenologia renziana.

 

Larghe Intese o Larghe Pretese?

elefanteLe Larghe Intese non ci sono più. Amen, pace all’anima loro. Non sapevo che la nostra Costituzione prevedesse un passaggio parlamentare a ogni cambio di etichetta governativa. Deve trattarsi di un passaggio in ombra. Oggi è di scena il Governo balneare. Il mercoledì abbiamo il Governo tecnico. La domenica è il turno del Governo di unità nazionale… Formule per tutti i gusti e per tutte le tasche nel suq istituzionale.

Qualcuno mi sa spiegare con serietà e ragionevolezza l’invito al “passaggio parlamentare” che il Presidente della Repubblica ha rivolto a Letta?

Scrive l’Ufficio Stampa del Quirinale “Il Presidente Napolitano non ha mai parlato in questi giorni di “verifica”, bensì di un passaggio parlamentare che segni discontinuità, cioè di una nuova investitura del governo da parte del Parlamento.”

Discontinuità tra cosa a cosa?

Un Governo incaricato si presenta alle Camere, ottiene la fiducia e governa. La ottiene e poi la perde su uno specifico procedimento? Allora verificherà in Parlamento se c’è o non c’è ancora una maggioranza che lo sostiene. C’è una mozione di sfiducia ai sensi dell’art. 94 della Costituzione?  Il Governo si presenterà in Parlamento per la verifica.

Ma cos’è il “passaggio parlamentare”? Dove sta scritto che il Governo debba avere una “investitura” e a ogni cambio di etichetta? Chi decide l’etichetta? Dov’è il dispositivo di legge che certifica che la fiducia è stata data al “governo delle larghe intese”? Cambia la definizione, via serve un “passaggio parlamentare”!

C’è stata una scissione interna a un partito che sosteneva il governo. Una parte continua a sostenerlo, l’altra parte è passata all’opposizione.

Questa frattura c’è stata e il governo ha già incassato un voto di fiducia sulla legge di stabilità a scissione avvenuta. C’è già stato dunque il “passaggio parlamentare” che ha certificato l’esistenza di una maggioranza nonostante la frattura interna al PdL. Cosa serve ancora? E dove è previsto ciò che si chiede visto che a chiederlo è  nientepopodimeno il Presidente della Repubblica?

Certamente mi sbaglio ma avverto la sensazione della fregatura che talvolta si percepisce in un mercato popolare, in un suq… Poiché in un modo perverso e discutibile è stato messo in moto un pretenzioso iter che attraverso comitati di saggi e riscrittura dell’art. 138 della Costituzione avrebbe dovuto partorire la grande riforma istituzionale e la riscrittura della Costituzione, adesso con la perdita di un pezzo di maggioranza non ci sarebbero più i richiesti due terzi per approvare in Parlamento la riforma. Il traballante edificio, che ricorda molto gli elefanti appesi al filo di una ragnatela, rischia adesso di crollare. Un servizievole e accomodante passaggio parlamentare che formalizzi la discontinuità di questo Governo da quello precedente potrebbe risultare gradito alla parte che si è staccata dalla maggioranza governativa: un bel palcoscenico per parlare al proprio elettorato e segnare le distanze con i “traditori. Una ghiotta occasione per far pesare le proprie condizioni nel tormentato percorso di riforma. Cosa sarà sacrificato? Cosa sarà concesso per non far crollare il pretenzioso edificio? Chilosa!

Allora, più che la fine delle Larghe Intese questo preteso, ingiustificato, inutile passaggio parlamentare serve a sottolineare che eravamo e siamo sotto il segno del Governo delle Larghe Pretese.

VIVA L’IGNORANZA

impiccatoSi direbbe che il Parlamento non sia figlio della Costituzione, cattiva matrigna checché ne dica Benigni…  Oppure la Costituzione è così complessa da comprendere che bisogna essere come minimo presidente emerito della Corte Costituzionale per iniziare ad avvicinarla… Peggio dei più antichi libri sacri. Se è così, allora la nostra Costituzione fa letteralmente schifo perché la Costituzione deve essere semplice, chiara e immediatamente comprensibile almeno negli aspetti essenziali. Se invece le cose non stanno così, allora sono i politici che fanno carta straccia della Costituzione e se questa ipotesi fosse corretta potremmo affermare che il Parlamento rischia di divenire un organo sovversivo dell’ordinamento costituzionale. Insomma, siamo messi proprio male.

Lo spunto di queste riflessioni è offerto dalle dichiarazioni del presidente del Senato, Pietro Grasso: per procedere alla formazione delle Commissioni Parlamentari occorre definire maggioranza e opposizione anche perché per legge alcune Commissioni spettano all’opposizione.

E qui mando affanculo i miei docenti che evidentemente non mi hanno insegnato molto. Controllo veloce della Costituzione e ho la conferma che il mio ricordo è corretto. L’art. 72 della Costituzione indica che le commissioni devono essere “composte in modo da rispecchiare le proporzioni dei gruppi parlamentari. Continua a leggere

L’incarico a Bersani

Dalle notizie di stampa e TV molti hanno ricavato la conclusione che Napolitano abbia assegnato un incarico limitato a Bersani invitandolo a esplorare la possibilità di un accordo con il PDLNon è così. Basta leggere le dichiarazioni del Quirinale disponibili a questo link http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2672

Il comunicato si conclude con l’affermazione “Ho pertanto conferito – in continuità con eloquenti, appropriati e non lontani precedenti – all’on. Pierluigi Bersani l’incarico di verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, tale da consentire la formazione di un governo che ai sensi del 1° comma dell’art. 94 della Costituzione abbia la fiducia delle due Camere. Egli mi riferirà, sull’esito della verifica compiuta, appena possibile.

Prima di questo passaggio chiarisce che il leader del centrosinistra è la persona “obbiettivamente in condizioni più favorevoli” per trovare una soluzione poiché può contare sulla maggioranza assoluta alla Camera e sulla maggioranza relativa al Senato.

Perché allora tanti hanno ricavato la sensazione che il Presidente abbia segnato il percorso a Bersani?

Perché il sistema dei media si basa su frettolose notizie di stampa e non sulla puntuale verifica e analisi delle dichiarazioni e dei documenti. Cosicché sintesi semplicistiche e talvolta capziosamente alterate vengono spacciate per verità.

Dalla lettura delle dichiarazioni di Napolitano si evince con totale chiarezza che ha citato l’espressione “grande coalizione” quando ha riferito e sintetizzato le posizioni “della coalizione guidata dall’on. Berlusconi” aggiungendo che “le difficoltà a procedere in questo senso sono apparse rilevanti : per effetto di antiche e profonde divergenze e contrapposizioni, che si erano attenuate nel corso del 2012 in funzione del sostegno al governo Monti ma sono riesplose con la rottura di fine anno”.

Nessun percorso segnato, dunque, ma poiché mancano le premesse per la fiducia necessaria in entrambe le Camere, Bersani dovrà verificare con totale autonomia di movimento se può riuscire in questa difficile impresa.

Appello a Boldrini e Grasso

 

L’art. 122 della Costituzione al comma 2 recita: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”.

La norma costituzionale è incredibilmente chiara, precisa, tassativa. Non prevede eccezioni, non rinvia a leggi ordinarie per regolare sospensioni o transizioni tra una carica elettiva regionale e una parlamentare.

Succede però regolarmente che consiglieri regionali siedano in Parlamento, discutano, votino in aperta violazione della Costituzione. Nessuna norma di legge o regolamentare può sospendere la Costituzione.

Presidenti3

Affinché i vostri discorsi d’insediamento, gentili Presidenti, non si traducano sin da subito in vuota retorica di circostanza, cosa avete intenzione di fare immediatamente perché cessi lo scempio della Costituzione? Continua a leggere

L’uovo di Colombo

Caro Bersani,

è la seconda volta che ti scrivo. Spero di essere più fortunato o meglio che tu voglia cogliere questa volta la fortuna di ricevere i miei gratuiti consigli. La volta scorsa non mi hai ascoltato e adesso ti ritrovi a recuperare il tempo che non hai dedicato a dialogare con il M5S.

Adesso apri le orecchie e ascolta bene.

Tu e il PD volete il bene del Paese. Diamolo per assodato. Dobbiamo ritenere che anche il M5S voglia il bene del Paese. Affermare che sono interessati al potere sarebbe un’affermazione cretina che si ritorcerebbe contro chi la pronuncia (devo elencare tutte le cose che non avete fatto quando siete stati al governo? devo spiegare come avete supportato e nutrito il berlusconismo?).

Va inoltre considerato che il M5S non è disposto a dare la fiducia al PD o a un “governo dei Partiti”; a mio avviso sbagliano poiché la fiducia va data al programma di governo e non al PD o ai Partiti, ma le cose stanno così e non c’è tempo per insegnare le regole costituzionali, dopo che politici e media hanno per decenni ininterrottamente proiettato un film fantasy che ha dato a bere all’Italia la favola che con il voto l’elettore sceglie il governo.

Date tutte queste premesse c’è una soluzione semplice semplice: un uovo di Colombo. Il PD dichiari a Napolitano che è disposto a votare la fiducia a un governo affidato al M5S sulla base di un programma definito nei contenuti, nei tempi e nei modi di attuazione.

Se questa semplice e rivoluzionaria soluzione fa breccia nella tua mente, si può passare a definire il programma; operazione semplice e veloce. Ovviamente è necessario che il PD ti segua su questa strada.

Pensaci bene. Il PD guadagnerebbe in credibilità e fiducia. In un colpo solo si potrebbe fare pulizia di tutto l’apparato che asfissia il partito. Il PD potrebbe finalmente iniziare a costruire un progetto politico di governo e di rinnovamento del Paese; potrebbe dotarsi di una identità culturale attualmente molto grigia, confusa e appannata… Insomma ci sarebbe solo da guadagnare e nulla da perdere: per il PD e per l’Italia.

Troverai il coraggio per fare quel che occorre fare? Se lo troverai, il Paese sarà con te. Nel Partito aumenteranno i nemici, ma questi potranno presto consolarsi con una ricca e immeritata pensione.

Indice di Gradimento: il PD è attualmente sotto il livello di guardia. Ancora una mossa sbagliata e a contendersi il Paese saranno Grillo e Berlusconi perché il PD sarà fuori dai giochi!