Ma che bel Senato dirondiro dirondello

Cominciano a scaldarsi le squadre che scenderanno in campo per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale, il ddl Renzi-Boschi.

La partita si annuncia carica di attese politiche, per volontà dello stesso Renzi che ripetutamente ha dichiarato di giocarsi tutto.

Peccato. Un Governo non dovrebbe intestarsi la riforma costituzionale come fosse un qualsiasi provvedimento di politica contingente.

I sostenitori della Riforma utilizzano alcune tesine come leitmotiv: Continua a leggere

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L’Italia diventerà più efficiente?

Con questa riforma costituzionale l’Italia non guadagnerà proprio nulla sul piano dell’efficienza istituzionale.

Avremo differenti iter legislativi (secondo autorevoli analisti dei sistemi politici ne avremo ben 7), tutti potenzialmente portatori di conflitti. Potrà nascere un contenzioso infinito tra le due camere, tra parlamento e governo, tra questi e le regioni.

Anche questa riforma è una occasione persa per riformare i partiti al fine di introdurre democrazia e trasparenza nei processi decisionali, nella selezione dei candidati, nell’affidamento degli incarichi.

Inutile girarci intorno: i Partiti sono il primo motore del sistema di corruzione e di favoreggiamento della criminalità organizzata, ormai infiltrata in tutte le Istituzioni. Sono i partiti che selezionano i candidati e spesso li impongono nelle assemblee elettive, da anni rappresentative dei partiti e non degli elettori. I cittadini sono prima esclusi dalla selezione dei candidati, privati del diritto di scelta tra i candidati e quando possono scegliere sono limitati da un menù imposto che non concorrono a determinare.

Si afferma che l’attuale Senato rappresenta le sabbie mobili dell’attività legislativa. Si tenga presente che ogni governo repubblicano è sempre stato sostenuto dalle stesse formazioni politiche in entrambe le camere. Quindi, se una legge passa alla Camera e poi si insabbia in Senato significa che le forze politiche che sostengono il governo utilizzano il bicameralismo per contrattare tra loro. Il problema non sta quindi nell’obbligato passaggio da una camera all’altra, ma nel sistema e nella cultura dei partiti, nella qualità dei parlamentari e nei meccanismi di selezione dei parlamentari. Il bicameralismo esiste anche in Francia e, nonostante sia frequente avere tra le due camere maggioranze di diverso orientamento politico, non esiste il problema sabbie mobili. Il rischio è stato risolto con una Commissione paritetica bicamerale che interviene quando emerge un conflitto tra le attività legislative delle due camere.

In ogni caso, il Senato conserverà la pienezza della funzione legislativa e l’assenza di un mandato politico e di una maggioranza politica potranno portare il Senato in rotta di collisione con la Camera dei deputati nell’esercizio della funzione legislativa.

L’elezione indiretta nel nostro sistema potrebbe anche essere una cosa interessante, se non fosse realizzata in modo illogico e irresponsabile affidando una camera parlamentare alla più squalificata categoria di politici, a un corpo elettorale numericamente misero e con vincoli di scelta assurdi.  Il rischio è avere un organo costituzionale che rappresenterà solo interessi locali o, peggio, comitati d’affari. Un Senato in cui si rafforzerà il potere dei partiti e il rischio di infiltrazioni malavitose. Un regalo alla partitocrazia, un raccordo perfetto tra comitati d’affari locali e centri di potere nazionali.

Questa riforma è priva di coraggio, conservatrice, criminogena perché oggettivamente favorisce i potentati locali, i comitati d’affari, le oligarchie partitocratiche e le conventicole di ogni genere. Il risultato sarà nuova inefficienza e caos istituzionale.

 

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Sovranità popolare e suffragio

L’elezione e la composizione del Senato previste dalla riforma costituzionale determinano la violazione dei princìpi di sovranità popolare e eguaglianza definiti “supremi” dalla Corte costituzionale in numerose sentenze. Vedasi le sentenze n. 18 del 1982, 609 del 1988, 390 del 1999 e 1 del 2014 per il principio di sovranità popolare; le sentenze n. 18 del 1982, 388 del 1991, 62 del 1992 e 15 del 1996 per il principio di eguaglianza.

Il suffragio popolare è parte del principio di sovranità popolare; lo chiarisce a chiare lettere un passaggio della sentenza n. 1 del 2014 della Corte Costituzionale: “il voto (…) costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l’art. 1, secondo comma, Cost”.

Il principio supremo della sovranità popolare è violato nel momento in cui si nega il suffragio popolare diretto nella elezione del Senato, vale a dire di una Camera del Parlamento titolare della iniziativa legislativa, delle leggi costituzionali e del potere di revisione della Costituzione. Tutte funzioni che pongono il Senato al vertice dell’esercizio della sovranità dello Stato.

Ogni confronto, che tanti tentano, con altri Paesi è improponibile. In Germania non c’è alcuna elezione di secondo livello. Gli elettori eleggono i componenti dei Länder i quali mandano al Bundesrat un certo numero di propri rappresentanti con vincolo di mandato. I “senatori” tedeschi sono quindi dei delegati dai governi dei Länder, titolari, nell’ambito del Bundesrat, di diritti “propri” esercitati direttamente dai rispettivi governi dei Länder.

Elezione indiretta è quella che si verifica in Francia, quando i Grandi elettori, eletti dal popolo, scelgono i senatori. Ma in tal caso è l’art. 3 comma 3 della Costituzione francese a prevedere esplicitamente che “Le suffrage peut être direct ou indirect dans les conditions prévues par la Constitution.” La legislazione attuativa prevede che circa 150 mila Grandi elettori, dai cittadini francesi eletti con suffragio popolare, eleggano con elezione di secondo grado 348 senatori scegliendoli tra tutti i cittadini con i requisiti previsti per legge.

Aldilà di ciò che ciascuno di noi può pensare del bicameralismo paritario (personalmente sono contrario), è evidente che l’attribuzione delle funzioni legislativa e di revisione costituzionale ad un organo non eletto dal popolo costituisce un vero e proprio vulnus dal punto di vista democratico e dei principi costituzionali.

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L’insopportabile leggerezza delle compiacenti opposizioni a Renzi

vieni avantiUno dei limiti di tanti critici di Renzi e del suo governo è non essersi con decisione opposti al procedimento illegittimo e sovversivo di riscrittura della Costituzione.

Revisione non significa trasformazione.

Il potere di revisione della Costituzione, che la Costituzione stessa riconosce al Parlamento (art. 138 Cost.), è di tipo manutentivo, mantenendosi all’interno dell’assetto istituzionale definito dai Costituenti.

Cambiare assetto istituzionale si può, ma serve un potere Costituente che può avere solo una Assemblea eletta, con metodo proporzionale, dal popolo sovrano. Come fu la prima e unica Assemblea Costituente, checché ne dica la Finocchiaro orgogliosa del papocchio che ha contribuito a scrivere e approvare.

Non solo il Parlamento sta violando la Costituzione, ma a farlo è un Parlamento composto da usurpatori della sovranità popolare, composto da rappresentanti dei partiti, e non degli italiani. Parlamentari che non hanno il sostegno diretto degli elettori. Un Parlamento che non è espressione della sovranità popolare nella composizione dei suoi membri, nominati dai Partiti, e nella consistenza dei gruppi parlamentari, alterati da premi censurati per incostituzionalità. Continua a leggere