La droga, tra non punibilità e proibizionismo

W_SLa legislazione sul consumo di droga tra non punibilità, repressione e proibizionismo produce effetti devastanti. Un comportamento che è sintomo di disagio sociale, talvolta lieve, talaltra profondo, per effetto di una legislazione folle produce danni individuali e collettivi incalcolabili. Provo a affrontare il tema in modo schematico, considerata la vastità e complessità.

1)    Le droghe fanno male, tutte indistintamente, una di più, l’altra di meno ma tutte certamente tossiche.

2)    Ciascuno ha la facoltà e la libertà di farsi male come crede.

3)    Nessuno ha il diritto di mettere a repentaglio la vita altrui per le proprie abitudini di consumo.

4)    La collettività ha il diritto, forse il dovere, d’interrogarsi su fin dove è disposta a farsi carico dell’irresponsabilità altrui

5)    Ogni limitazione della libertà individuale non può discriminare in base a fattori di valutazione soggettiva: a pari rischio pari limitazione, a pari pericolo pari limitazione.

6)    Tra tutte le sostanze psicotrope nessuna è più dannosa dell’alcol. Nessuna droga uccide più dell’alcol: circa 25000 ogni anno i morti in Italia attribuiti all’abuso di alcolici. L’alcol è in Europa la prima causa di morte tra i giovani fino a 30 anni. Continua a leggere

Le parole sono pietre

brachilogiaLe parole sono pietre, ammoniva Carlo Levi, ma se le parole sono scritte nelle leggi o a pronunciarle sono coloro che rappresentano il potere legislativo o le Istituzioni allora le pietre sono più aguzze e fanno più male. 

La violenza va sempre combattuta e condannata; anche la violenza verbale deve essere tenuta a freno perché violenza genera violenza in una escalation che una volta innescata è difficile frenare.

Se un Paese è costantemente attraversato da “estremizzazioni violente anche sul piano verbale o sul piano della propaganda politica” dopo aver doverosamente condannato il fenomeno sarebbe opportuno interrogarsi sulle cause. La violenza non nasce dal nulla.

Se va da un lato condannata la violenza, anche solo verbale, contro lo Stato, le Istituzioni e i suoi rappresentanti, dall’altro va analizzato il comportamento dello Stato, delle Istituzioni e delle persone che danno corpo alle Istituzioni. Non credo alla insopportabile retorica della “casa degli italiani”: deve essere ancora edificata. E l’immagine retorica del “Palazzo” da processare è vecchia di QUARANTA ANNI! Significherà qualcosa? Continua a leggere