La corruzione “dei” e “nei” Partiti

Prendo spunto da un intervento di Augusto Barbera del 19 ottobre 2007 dal titolo, La Democrazia “dei” e “nei” partiti, tra rappresentanza e governabilità, per riflettere intorno al tema della corruzione e il ruolo dei Partiti.

Mai i partiti italiani hanno avuto tanto potere nella scelta dei candidati ma sarebbe sbagliato ritenere che ciò giovi alla salute dei partiti. La mancata possibilità per gli elettori di scegliere i candidati e il potere di ristrette oligarchie partitiche di determinare, in pratica, la intera composizione delle due Camere è un punto di notevole sofferenza democratica che alla fine può riverberarsi sugli stessi partiti : a caso si è parlato nelle cronache di strapotere di “oligarchie senza partito” . La politica è stata sradicata dal territorio e ha costretto gli elettori a trovarsi solo nella condizione di spettatori delle prestazioni televisive dei propri leader.
Il primo obbiettivo di una buona riforma elettorale è la governabilità ma un obbiettivo altrettanto importante è una buona selezione dei candidati.” (Augusto Barbera, 2007)

Il problema non si risolve solo con la preferenza, unica ipotesi cui un po’ tutti pigramente giungono; infatti, la preferenza consente di scegliere TRA i candidati; ma se questi sono sempre scelti da una ristretta oligarchia partitica, non cambierebbe nulla.

Il primo presupposto è riconoscere ai cittadini, vale a dire agli iscritti, ai movimenti e alle associazioni federate ai partiti, il diritto di selezione DEI candidati. Perché i Partiti non possono sostituirsi agli elettori nella scelta dei propri rappresentanti.

Solo così avremo ristabilito il rapporto tra elettori ed eletti. La storiella delle liste corte o lunghe non significa assolutamente nulla, se a decidere se indossare la gonna lunga o corta saranno sempre le ristrette oligarchie partitiche. E non serve a nulla se la scelta è limitata a chi viene dopo il capolista bloccato, imposto sempre dalle oligarchie partitiche. Tanto più che i capilistacui è concessa la facoltà di candidarsi in più circoscrizioni, hanno con le loro opzioni dopo il voto sconvolto la composizione stessa delle liste. Non è un paradosso dire che 20 persone circa hanno “nominato” un intero Parlamento”, aggiunge Augusto Barbera riferendosi al Porcellum. Peccato che la stessa riflessione si possa fare per il porcus italicus; però Barbera, con argomentazioni deboli, sembra prediligere il sistema delle liste bloccate corte, perché gli elettori hanno la possibilità di conoscere i candidati, pur di evitare i rischi connessi alla preferenza. Chissà come mai non riflette sul dato che basterebbe rendere partecipativa, con regole certe, la selezione dei candidati per neutralizzare gli effetti deleteri della preferenza, che in ogni caso resta e anzi con l’Italicum è reintrodotta la preferenza multipla, abolita con referendum; preferenza multipla con obbligo di differenziazione di genere… cosa che oggettivamente favorisce il controllo criminale del voto.

In definitiva, è illogico parlare di contrasto alla corruzione e non vedere che la riforma elettorale è un favore ai gruppi di potere, ai potentati locali; favorisce le scelte opache e, in definitiva, favorisce la corruzione.

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Quando sceglie il popolo

Quando sceglie il popolo… va al potere il Fascismo e il Nazismo.

Il popolo sceglie sempre Barabba e condanna Gesù!

Nonostante ciò, la Sinistra DEM subordina il proprio voto favorevole sulla riforma costituzionale alla condizione che sia ripristinata l’elezione diretta dei senatori e chiede garanzie in tal senso.

Non si comprende cosa significhi chiedere garanzie e chi, giunti a questo punto, abbia il potere di dare garanzie, dopo aver votato la castroneria dei senatori eletti “in conformità” alle scelte effettuate dagli elettori.

In ogni caso, colpisce osservare la diffusa indifferenza e diffidenza verso le scelte effettuate dagli elettori.

Sovente, emerge il timore che il popolo faccia scelte sbagliate.

Così avvenne con Fascismo e Nazismo, che indubbiamente godettero ampio consenso popolare.

Inevitabile rievocare anche il caso Gesù: il popolo condannò Gesù e preferì Barabba. Continua a leggere

Italicum, ovvero uccidere il Parlamento nella generale indifferenza

Tanto può la cattiva politica che un parlamenticidio può passare inosservato e persino suscitare compiacimento.

La valutazione di un sistema elettorale non si fa a suon di mi piace o in base a quel che ciascuno di noi gradirebbe, ma con riguardo al sistema istituzionale nel quale si inserisce la legge elettorale e al quadro costituzionale che deve essere rispettato. La legge elettorale è necessaria per il funzionamento degli organi costituzionali, ma non è e non disegna il sistema istituzionale, si inserisce in un sistema istituzionale con il quale deve essere coerente. La Costituzione si rispetta o si cambia. Tertium non datur.

Molti dicono che il Parlamento è polveroso, lento e inefficiente. Probabilmente hanno ragione, ma a renderlo tale sono i suoi occupanti, scelti esclusivamente dai Partiti, spesso e volentieri pescando tra il peggiore bestiario offerto dal popolo italico. Si tratta di critiche antiche, cardine del pensiero proto-fascista. L’instabilità degli esecutivi era attribuita agli eccessi del parlamentarismo e soprattutto al sistema proporzionale, introdotto in Italia appena dal 1919… è già divenuto causa di tutti i mali.   Significativo quanto già nel 1921 scriveva Antonio Casertano, in seguito relatore per la maggioranza all’interno della commissione di revisione della legge elettorale che sarà approvata nel 1923: “Il doppio esperimento della proporzionale fatto in Italia, ha rivelato un male organico assai più grave di quello sin qui esaminato, ed è la legalizzazione della lotta immorale tra i candidati dalla stessa lista (…) Il rimedio a questo meccanismo per se stesso immorale non può trovarsi se non nella lista limitata, il cui successo sia successo per tutti”.

E’ corretto dire, checché se ne dica, che il Parlamento è da anni una assemblea dei rappresentanti dei Partiti. E i Partiti sono associazioni private gestite, calpestando i diritti degli associati, in modo privatistico da un manipolo di persone per fini personali, non sempre leciti. I Partiti non rispecchiano il dettato costituzionale dell’art. 49 e non sono organizzati democraticamente. Non esiste democrazia e trasparenza nei processi decisionali interni ai Partiti, nell’affidamento degli incarichi, nella selezione dei candidati.

I Partiti operano al di fuori delle previsioni costituzionali poiché le loro funzioni devono  “essere preordinate ad agevolare la partecipazione alla vita politica dei cittadini ed alla realizzazione di linee programmatiche che le formazioni politiche sottopongono al corpo elettorale, al fine di consentire una scelta più chiara e consapevole anche in riferimento ai candidati” (Corte Costituzionale, sentenza 1/2014), ma non è così che avviene.

Con queste premesse, uccidere il Parlamento dovrebbe risultare cosa gradita.

Invece NO, perché la risposta corretta non è uccidere il Parlamento, ma ricondurlo alle previsioni costituzionali e nel caso cambiarne le funzioni nel rispetto delle regole previste dalla Costituzione.

Questo Parlamento, con il determinante concorso del conservatore governo Renzi, si appresta a varare una nuova disciplina elettorale che rafforza il potere dei Partiti, senza curarsi minimamente di ricondurli alle previsioni costituzionali. Evidente il ruolo partitocratico del Governo Renzi con i servizievoli soldatini collocati in Parlamento, che usurpano il ruolo dei rappresentanti del popolo sovrano.

Stanno istituzionalizzando il regime partitocratico, vale a dire il passaggio dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.

L’Italicum prevede capilista bloccati; saranno i primi eletti di ciascun Partito. Gli elettori potranno esprimere due preferenze, per candidati di genere differente. I collegi saranno 100, ne consegue che i primi 100 eletti di ciascun partito saranno scelti unicamente dai Partiti, senza alcuna democrazia e trasparenza nei metodi di selezione. La determinazione della cifra elettorale di ciascun partito sarà calcolata su base nazionale, non c’è quindi un diretto collegamento tra voto nel collegio ed eletto nel collegio.

Il primo partito si assicurerà 340 seggi su 617 (gli altri 13 per arrivare a 630 sono riservati a Valle d’Aosta e circoscrizione estero), i restanti 277 potrebbero essere tutti occupati dai capilista degli altri partiti, se nessun partito dopo il primo supera la soglia del 21% (la soglia precisa sarà in dipendenza di quanti non supereranno la soglia di sbarramento). Dei 340 eletti dai Partito Vincente, 100 saranno certamente i capilista e quindi scelti dalla segreteria di Partito, gli altri saranno indirettamente scelti dagli elettori in base alle preferenze espresse. Poiché sono previste le candidature multiple, un capolista potrebbe risultare eletto in 10 collegi e dovrà optare per un collegio; saranno quindi eletti i 240 più votati con esclusione di coloro che pur essendo più votati non entrano in Parlamento in conseguenza della scelta effettuata dal capolista. Quindi altri eletti saranno condizionati dalle scelte fatte dai capilista.

L’Italicum prevede la preferenza multipla, con l’obbligo della varietà di genere. Proprio quella preferenza che è stata bocciata con referendum perché si presta a facili condizionamenti malavitosi e l’imposizione della varietà di genere è oggettivamente un criterio che favorisce i condizionamenti mafiosi.

Evidente che a essere eletti in Parlamento con la preferenza non saranno i più votati in un collegio in una competizione alla pari tra candidati di più Partiti, ma i più votati dagli elettori di un solo Partito che per meccanismo elettorale è trasformato da minoranza in maggioranza assoluta e quindi senza effettiva relazione con i voti raccolti. In un collegio potrebbero esserci candidati di un partito che raccolgono più consensi di quello premiato ma che restano fuori dal Parlamento

Il Partito A con il 40%+1 dei voti avrà 340 eletti.

Il Partito B che prende il 40%-1 dei voti avrà circa 180 eletti.

Due Partiti con lo stesso sostanziale consenso elettorale, ma irragionevolmente con peso politico profondamente diverso. Che ne è del principio costituzionale di eguaglianza del voto?  Tale principio esige che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi. Ciò non significa che non è ammesso alcun sistema diverso dal proporzionale, ma che se il legislatore opta per il sistema proporzionale non devono esserci squilibri inattesi e smisurati nella trasformazione dei voti in seggi. In ordinamenti costituzionali omogenei a quello italiano, nei quali non è costituzionalizzata la formula elettorale, il giudice costituzionale ha espressamente riconosciuto che “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto” (Corte Cost. sentenza 1/2014). Continua a leggere

Il rispetto e la democrazia

La democrazia richiede che ciascuno di noi avverta l’esigenza di informarsi e documentarsi perché se non conosci i termini fondamentali di un problema, per non esserti informato sul suo stato attuale e sul suo decorso storico, non potrai che dire sciocchezze.
E le sciocchezze, come tutti sanno, non servono a risolvere i problemi.

Indagare e approfondire i temi di cui si vuole parlare e su cui si chiede ascolto, è attività opportuna; per il rispetto dovuto alla propria persona, ancor prima del rispetto dovuto agli altri.

In ogni caso, ciascuno ha il diritto di dire sciocchezze.
Purché, alle inevitabili osservazioni che di sciocchezze si tratta, ci sia risparmiata la banalità che occorre rispettare le opinioni e le idee altrui.

Questa banalizzazione della democrazia è inaccettabile.

Non ho alcuna intenzione di rispettare le opinioni e le idee altrui, quali che siano, ma difenderò sempre la libertà di poter esprimere qualsiasi idea, anche la più raccapricciante e odiosa.
Rispetto per la persona e i suoi diritti, ma nessun rispetto sento aprioristicamente di dover avere per ogni prodotto della attività cerebrale di ogni persona.
Posso rispettare Hitler, ma non le sue idee.

È importante comprendere se le opinioni nascono dal “per me è così e basta” o se sono il prodotto di un ragionamento basato su dati su cui potersi confrontare.

Un’idea, una opinione non è una successione più o meno ordinata di parole dal senso più o meno compiuto; non basta ciò per dare dignità di idea a ogni insieme di parole. Una opinione è il prodotto di elaborazioni, ricerche, analisi, approfondimenti… diversamente è il prodotto di sensazioni individuali; rispettabilissime, per carità, ma che non possono essere oggetto discussione e di confronto.

Quante volte abbiamo sentito questa affermazioni del tipo “Ciascuno è libero di pensarla come vuole, siamo in democrazia“.

Ciascuno è libero di pensarla come vuole. Punto.
La democrazia non c’entra nulla, anzi.
La democrazia richiede ricerca, analisi e approfondimento… per esprimere opinioni che possano offrire un contributo alla comprensione o soluzione di un problema.

Poi c’è il cazzeggio… ma, per favore, smettiamola di cazzeggiare con ogni argomento, anche quelli da cui spesso dipende la stessa esistenza di tanti individui.

È pretendere troppo?

La rappresentanza popolare

abbecedarioRipartiamo dall’ABC.
Il nostro sistema istituzionale è definito democrazia parlamentare rappresentativa.
Significa che è imperniato sul Parlamento costituito da rappresentanti votati dagli elettori.
Il voto deve essere personale, libero, uguale, segreto: lo prevede l’articolo 48 della nostra Costituzione.

In questo ragionamento non rileva che si tratti di un Parlamento con sistema bicamerale o monocamerale.

Qualsiasi sistema elettivo che trasforma voti in seggi non è perfetto e, anche nel caso del proporzionale puro, ci sarà sempre un effetto distorsivo nella determinazione della rappresentanza.

In sostanza i sistemi sono due:

– quello proporzionale, dove ciascuna forza politica prende tanti rappresentanti in proporzione alla quota dei consensi con l’ovvia approssimazione dovuta ai quozienti;

– quello maggioritario in cui in ciascun collegio elettorale vince il candidato che prende più voti; in questo caso può esserci la variante a doppio turno al quale accedono i candidati che hanno preso più voti, nel caso nessuno abbia al primo turno raggiunto il 50%+1 dei voti.

In entrambi i sistemi non c’è la garanzia che dal voto per l’elezione del Parlamento scaturisca una maggioranza parlamentare in grado di esprimere un governo. Continua a leggere

Ho visto un merlo ubriaco

merloLa lettura di Il footing dell’ostruzionismo di Francesco Merlo, la Repubblica del 25 luglio 2014, mi ha ricordato la danza di un merlo ubriaco per essersi ingozzato di fichi strafatti al sole. Non è educato ironizzare sul cognome delle persone, ma Merlo se le va proprio a cercare con i suoi frequenti articoli privi di lucidità e obiettività, ma in compenso ricchi di parole svuotate di significato: logorrea onanistica.

Se bastasse l’uso e l’abuso del vocabolo “riforma” per essere dei riformisti… allora gli ultimi due decenni sarebbero per la politica e le Istituzioni italiane un trionfo di riformismo. Se non mi credete, interrogate Maria Stella Gelmini: in 30 secondi vi snocciolerà un elenco di riforme attuate da Berlusconi e dai suoi magnifici governi.

Necessario andare oltre le parole e analizzare nei fatti cosa avviene, cosa è avvenuto e cosa si preannuncia… prima di scrivere “ieri sera i giovani recitavano il ruolo dei vecchi, gli innovatori si degradavano a conservatori”.

Non basta proporre riforme per essere dei riformatori e non basta contestare tali riforme per essere arruolati tra i conservatori. Pessimo e inutile giornalismo quello che piega la realtà a parole abusate. Siamo alle riforme mestruali (ricordate lo slogan di Renzi, Una riforma al mese?), ma cosa c’è oltre le parole e gli slogan? Continua a leggere

La sera dopo le elezioni

Ci vuole una legge elettorale che consenta, la stessa sera del voto, di fare sapere al mondo che è possibile in Italia avere un governo. Perché se ciò non fosse possibile sarebbe uno tsunami“, disse Pier Luigi Bersani a novembre 2012.

Avere un vincitore proclamato all’esito del voto è uno dei tanti slogan di Matteo Renzi.

Perché possa essere proclamato un vincitore occorre che la gara preveda l’incoronazione, come avviene con l’elezione di Miss Italia.

Il nostro sistema costituzionale prevede che dalle elezioni esca un vincitore?

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