Marini, una brutta storia

La scelta di Marini come candidato del PD al Quirinale si inquadra nella perenne incapacità di decidere, propria di quel blocco conservatore e neo-consociativo che va sotto il nome di Partito Democratico.

Artefice del berlusconismo antiberlusconiano, ovvero di quella politica che si dichiara contro la cultura del potere incarnata da Berlusconi ma che nei fatti nulla fa per rimuovere i vulnus alla democrazia che con ipocrisia addebita a Berlusconi e alla sua coalizione, il PD non poteva fare scelta più opaca, grigia, avvilente.

Marini è un protagonista della storia repubblicana consociativa sfociata nella totale e pianificata lottizzazione della cosa pubblica. Storia che degenerò nella sistematica corruzione e nello svilimento della politica come mezzo per il personale arricchimento o come soluzione al personale problema occupazionale.

Marini fu protagonista di quella stagione di corporativismo post-fascista che portò le associazioni sindacali, CISL UIL e CGIL, a essere corresponsabili del potere politico che ha dissipato le risorse pubbliche e corrotto l’Italia.

Negli anni in cui Marini compiva la sua ascesa sindacale, i sindacati partecipavano alla gestione degli enti previdenziali e delle aziende monopoliste.

Le assunzioni clientelari, la gestione criminale delle pensioni, la pianificazione dello sfruttamento delle future generazioni, il parassitismo del pubblico impiego e della pubblica amministrazione, la pessima gestione del patrimonio pubblico sono tutti prodotti del consociativismo politico sindacale di cui Marini fu artefice e protagonista. La crescita elefantiaca della pubblica amministrazione, volutamente inefficiente, è uno dei tanti problemi che abbiamo ereditato da quella stagione degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso

Negli anni della sua ascesa sindacale, avveniva anche la totale occupazione della cosa pubblica da parte dei partiti. Occupazione alla quale Marini e i suoi colleghi assistettero con ignavia o con interessata partecipazione.

Marini rappresenta una storia di inconcludenti compromessi, di posticce e pasticciate non-soluzioni, di continui rinvii delle necessarie riforme nel tentativo di perpetuare un sistema fallimentare che doveva da tempo essere archiviato.

Marini, una bella storia ricca di successi per lui; una brutta storia per i milioni di italiani che patiscono e patiranno per le scelte scellerate di quella cupola politico sindacale di cui Marini fu protagonista; cupola che ha soffocato l’Italia, compromettendone il futuro e uccidendo la speranza.

In un ipotetico pasoliniano processo non esiterei a assolvere Marini, perché gli riconosco la “non consapevolezza”, vale a dire non era consapevole dei danni provocati e che avrebbe nel tempo provocato il sistema a cui partecipava. In altre parole, credo alla sua buona fede e persuasione della bontà di quella scuola democristiana e donatcattiana alla quale si è formato. Ma ciò non toglie che Marini è uno dei tanti protagonisti della storia passata che deve farsi da parte se comprende le proprie responsabilità storiche e politiche, deve essere messo da parte se non riesce a comprendere.

Marini rappresenta il passato da archiviare, una cattiva cultura delle istituzioni e della gestione della cosa pubblica; un inefficiente e pericoloso  modo di intendere la democrazia che è partecipazione e non spartizione, lottizzazione, consociativismo, corporativismo.

Pessima scelta, dunque, quella del PD: ancora una volta dimostra di non saper guardare al futuro ma di saperlo compromettere nel disperato tentativo di far rivivere un passato che continua ad ammorbare l’aria e a rubarci la vita e il futuro.

L’Italia è evidentemente ancora fondata sulla resistenza del fascismo che sacrifica Mussolini per salvare il regime che aveva nel corporativismo il proprio pilastro.

Corporativismo tenuto in vita dal consociativismo politico sindacale di cui Marini è uno dei tanti protagonisti. Guarda caso tutti i protagonisti di quel sindacalismo sono passati alla politica in ruoli importanti e di prestigio, ma la politica non ne ha avuto alcun beneficio, anzi.

Marini rappresenta una brutta storia che ha devastato l’Italia e che dovremmo definitivamente archiviare.

E vi chiedete perché Berlusconi trionfa?

Con Berlusconi molti si illudono di poter avere qualche briciola dalla cultura del “voi politici fate quel cazzo che volete ma lasciateci fare quel cazzo che vogliamo“; con il PD molti italiani hanno capito che dietro le belle parole c’è solo la cultura del “io sono io e voi non siete un cazzo“.

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Cultura di governo e assenza di democrazia.

inciucio2Il problema dell’Italia repubblicana è da sempre la mancanza di democrazia e di alternativa alla cultura di governo un tempo incentrata sulla DC e da due decenni sul duopolio centrosinistra – centrodestra.

Chi un tempo rappresentava la maggior forza d’opposizione, il PCI,  rinunciò a svolgere questo ruolo cercando semplicemente di essere ammesso alla spartizione del potere. Questa stortura del nostro sistema politico ha consentito che la promettente democrazia repubblicana degenerasse ben presto in partitocrazia (ne parlava già all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso il pericoloso rivoluzionario Cesare Merzagora).

Se vogliamo trovare qualche esempio di cultura di governo alternativa alla DC e ai suoi mendicanti alleati dobbiamo volgere lo sguardo verso la casa radicale: unica presenza politica in Italia dal 1946 a oggi che ha dimostrato che è possibile vincere battaglie impensabili lavorando sulle “cose” e non sulle “formule. Alleanze per “fare” e non per “conquistare”. Continua a leggere

Grillo, attento!

Caro Grillo, comprendo benissimo la ferma indisponibilità tua e di buona parte del M5S a non concedere la fiducia a un “governo dei partiti” anche nell’ipotesi che si tratti di un governo a termine per fare poche e ben definite cose. Comprendo bene che è lecito sfruttare gli errori altrui per rafforzarsi e vincere alla grande. E non ci sono dubbi che se si va alle elezioni nel giro di pochi mesi la partita è tra te e Berlusconi; il PD sarebbe fuori dai giochi e gli altri sono già fuori. Questo il PD lo sa bene.

Qui però non è un incontro di calcio dove da un errore della squadra avversaria può scaturire un bel contropiede che in pochi secondi porta a un vittorioso e determinante goal. Qui il rischio è che l’errore altrui duri cinque anni e solo tra cinque anni il M5S avrà l’opportunità di raccogliere la maggioranza assoluta. Perché il punto, caro Grillo, è che non c’è un piano B ma c’è un potente e unico PIANO che prevede un accordo di ferro tra PD e PDL per il tramite della Lega. Continua a leggere