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Riaprire le case chiuse?

La Corte costituzionale, nell’udienza pubblica del 5 marzo 2019, ha deciso le questioni sulla legge Merlin sollevate dalla Corte d’appello di Bari.

Le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin, sono state dichiarate non fondate.

Le questioni erano state sollevate nell’ambito del caso escort – Tarantini dai giudici baresi secondo i quali la prostituzione è un’espressione della libertà sessuale; pertanto, punire chi svolge un’attività di intermediazione tra prostituta e cliente comprometterebbe l’esercizio della libertà sessuale e della libertà di iniziativa economica della prostituta, colpendo condotte di terzi non lesive di alcun bene giuridico.

La Corte costituzionale ha ritenuto che non è in contrasto con la Costituzione la scelta operata con la legge Merlin, vale a dire configurare la prostituzione come un’attività in sé lecita pur punendo tutte le condotte di terzi che agevolino o sfruttino la prostituzione.

Tale sentenza arriva in un momento delicato perché da tempo si discute dell’ipotesi di riapertura delle case chiuse.

Salvini è uno dei più fieri sostenitori di tale proposta al fine di regolamentare e tassare la prostituzione.

Sorvoliamo sul tema tasse perché già adesso le prostitute dovrebbero pagare le tasse, anche in Italia: le prostitute sono tenute a pagare le imposte sui redditi sui proventi della loro attività e se si tratta di attività abituale devono pagare anche l’IVA.

La configurabilità della prostituzione quale “prestazione di servizi retribuita” è stata avallata dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nella sentenza n. 268 del 20.11.2001, causa C-268/99. La giurisprudenza di legittimità con la sentenza n. 10578/2011 ha concluso per l’assoggettabilità dei redditi derivanti da prostituzione non solo ai fini Irpef, ma anche Irap e Iva, in quanto costituisce “una prestazione di servizio verso corrispettivo, inquadrabile nell’ampia previsione contenuta nel secondo periodo del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 3, comma 1.

Abbiamo pertanto già adesso tutti gli strumenti per far pagare le tasse a chi esercita il meretricio!

Detto ciò, facciamo un passo avanti.

IMG_20180320_082203Anche l’Italia nel 1958 abolisce la regolamentazione della prostituzione e con essa “le case chiusedopo aver registrato il collegamento tra “case chiuse” e il fenomeno criminale della “tratta delle bianche”, nonché il fallimento delle politiche sanitarie e di ordine pubblico con la crescente diffusione della prostituzione non regolamentabile perché occasionale o clandestina. Tale fallimento perdurò anche nel periodo fascista che accentuò le politiche poliziesche e sanitarie. Si arrivò così alla abolizione delle “case chiuse” e di ogni tipo di registrazione e schedatura o controllo sanitario obbligatorio al fine di combattere lo sfruttamento sessuale.

Nei Paesi in cui la prostituzione è regolamentata, il numero di prostitute pro capite è maggiore rispetto agli altri Paesi.

Laddove acquistare prestazioni sessuali è considerata una ordinaria attività, assistiamo all’aumento della domanda che comporta un incremento della tratta internazionale di donne e di minori, mentre  tale regolamentazione non ha portato alle entrate fiscali inizialmente stimate perché le persone non vogliono essere associate alla prostituzione e perché il fenomeno della prostituzione rimane in gran parte gestito dalla criminalità organizzata.

Cosicché, accanto alla fiorente industria dei bordelli legali si sviluppa la parallela industria dei bordelli illegali, più a buon mercato, in cui lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù è la norma, come dimostra la realtà tedesca e austriaca.

In Europa sono presenti diversi sistemi di affrontare la prostituzione: dalla Svezia che punisce l’acquisto di prestazioni sessuali alla Germania che considera la prostituzione una attività lavorativa; in mezzo l’Italia che punisce (si fa per dire) lo sfruttamento della prostituzione.

Chi propone la riapertura delle case chiuse, solitamente condanna lo sfruttamento – ma non fa nulla per contrastarlo – e riduce ipocritamente tutto il fenomeno alla cosiddetta prostituzione volontaria, vale a dire delle donne che volontariamente e liberamente scelgono di prostituirsi.

Ma davvero la prostituzione è una scelta?

Riparliamone quando avremo cancellato ogni discriminazione di genere perché la capacità di scelta è direttamente collegata alla consapevolezza che ciascuno ha di sé; a cultura, educazione, opportunità, ambiente sociale in cui una persona cresce…

La coercizione economica è da sempre una causa di prostituzione e questa è certamente legata alla discriminazione di genere, al ruolo della donna nella società, all’accesso al lavoro e alla istruzione.

C’è in Europa un esercito di donne sfruttate e schiavizzate, vittime della delinquenza organizzata. C’è un traffico internazionale di bambini e bambine spesso comprati per pochi soldi dalle famiglie di origine …

In questa situazione la riapertura delle case chiuse favorirebbe la normalizzazione dello sfruttamento perché se non riusciamo adesso a contrastare seriamente questo fenomeno, figurarsi se fosse più facile camuffare lo sfruttamento sotto la regolare insegna del bordello di Stato.

Occuparsi di prostituzione significa considerare lo sfruttamento, la miseria materiale che può portare alla costrizione o alla semplice accettazione di normalità nella propria riduzione a oggetto di piacere …

Se andiamo in Svezia, scopriamo che acquistare prestazioni sessuali è reato e la prostituzione è per legge considerata una forma di violenza dell’uomo verso la donna.

Sono pochissime le persone condannate in Svezia per questo reato eppure la legge è stata positiva proprio per aver favorito un radicale cambiamento culturale nella percezione della prostituzione: l’approvazione della legge è stata accompagnata da una martellante campagna educativa tesa a far comprendere quanto sia devastante acquistare prestazioni sessuali, quanto l’accettazione di questa condizione sia traumatica per la persona che vende il proprio corpo come oggetto di piacere.

Il corpo fa parte dell’unitarietà della persona.  Occorre, quindi, combattere la prostituzione e la cultura mercantilista del corpo.

La prostituzione non può essere assimilata ad altre forme di lavoro. Da qui l’inaccettabilità della prostituzione perché si vende qualcosa che non può essere oggetto di scambio economico perché lesivo della dignità della persona umana.

C’è chi afferma che ciascuno è libero di fare del proprio corpo ciò che vuole, eppure non è così; infatti, non si possono vendere sul mercato pezzi del proprio corpo … Addirittura ci scandalizziamo per l’affitto dell’utero … Ma se posso affittare la vagina per pochi minuti perché non devo essere libera di affittare l’utero per nove mesi?

Il problema allora diviene comprendere quando c’è libertà e quando c’è costrizione, nella consapevolezza che talvolta la costrizione è nelle condizioni di vita.

La prostituta secondo Marx era la più mercificata nel sistema capitalistico e rappresentava il simbolo della mercificazione umana: “tutto ciò che è tuo devi renderlo venale, cioè utile. Forse che non ubbidisco alle leggi economiche se traggo profitto prostituendo e offrendo in vendita il mio corpo alla voluttà altrui? Gli operai delle fabbriche in Francia chiamano la prostituzione delle loro mogli e delle loro figlie la decima ora di lavoro”.

Già, quando il salario non era sufficiente per vivere dignitosamente, si arrotondava il bilancio familiare con qualche … marchetta! Il fenomeno era largamente diffuso tanta da essere definito dagli studiosi come “prostituzione temporanea.

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