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Il costo della democrazia

Candidarsi alle elezioni politiche costa.

Forza Italia ha messo nero su bianco le proprie regole di ingaggio: euro 30.000 come una tantum alla accettazione della candidatura e euro 900 entro il 10 di ogni mese per gli eletti.

Ovviamente, il contributo può arrivare da terzi che così potranno anche approfittare delle agevolazioni fiscali. Tutto nella opacità più totale, come già avviene con le fondazioni politiche. Sui nomi dei finanziatori c’è sempre la massima riservatezza.

Costi importanti anche per la Lega; si vocifera di un contributo di euro 20.000.

Nel PD c’è un contributo mensile di euro 1.500 a carico degli eletti, ma si vocifera che per essere candidato in determinati collegi come capolista occorre essere generosi con il partito.

Il Movimento 5 Stelle prevede il taglio di una parte dello stipendio, che viene devoluto al fondo per l’accesso al microcredito, e un contributo di 300 euro mensili per sostenere l’associazione Rousseau.

Sparito il finanziamento pubblico ai partiti, dobbiamo fare i conti con il finanziamento privato al candidato, che poi saprà come ricompensare gli sponsor …

Mentre i vecchi partiti sono in crisi, si moltiplicano le fondazioni politiche, oltre 100, strettamente legate a politici e a strutture partitiche, ma solo poche pubblicano i bilanci e rendono noti i loro finanziatori. Nonostante i tanti progetti legislativi, siamo in un campo senza regole che non conosce trasparenza.

Il rischio maggiore è che le Fondazioni si trasformino in collettori di finanziamenti politici ed elettorali.

I finanziamenti possono arrivare anche da Enti pubblici e Istituzioni. Per esempio, il Ministero degli esteri retto da Alfano ha elargito un contributo di 20.000 euro alla Fondazione De Gasperi presieduta da Alfano …

In assenza di una legge regolatrice le fondazioni vivono nell’opacità. A ciò si aggiunga che manca in Italia una legge sulle lobby, nonostante siano stati presentati una cinquantina di progetti di legge!

Il quadro si complica se all’intreccio opaco tra gestione finanziaria dei partiti, ruolo delle fondazioni, finanziamenti pubblici discutibili … si aggiunge un sistema dei partiti per nulla democratico e trasparente nei suoi processi decisionali.

I soggetti politici sono semplici “libere associazioni”, per la precisione associazioni non riconosciute regolate dal codice civile (art. 36 e successivi) senza personalità giuridica. Semplici associazioni private, come le bocciofile, nonostante la funzione importantissima che svolgono nel raccordare la rappresentanza politica con il diritto costituzionale di associazione e partecipazione alle decisioni di politica nazionale.

Il dilagare della corruzione, che spesso vede politici nel ruolo di protagonisti, e la costante occupazione per mano dei partiti delle Istituzioni, del sistema informativo e finanziario, delle aziende pubbliche, dovrebbe indurre una classe politica discontinua a superare gli indugi che hanno sinora impedito l’approvazione di una disciplina legale dei partiti organica e rigorosa. Una rigorosa disciplina legale che ancori i partiti a elevati standard di democrazia interna e trasparenza nei processi decisionali.

Su questo fronte, invece, non c’è adeguata consapevolezza nemmeno tra le forze politiche che si pongono agli antipodi del sistema di potere.

Quando Di Battista afferma che anche negli altri partiti ci sono persone oneste ma, per molteplici ragioni, accettano di sedere accanto a delinquenti … avverto qualcosa che stona.

Berlusconi ha pagato Cosa Nostra, è il principe dell’illegalità e in un Paese normale sarebbe in galera. Questo è un paese che ha scarsa memoria“, spiega Di Battista aggiungendo “Si può scegliere di votare o meno il movimento, ma non si può votare chi ha pagato cosa nostra

Ebbene, occorre distinguere le idee politiche di Berlusconi dalle sue vicende giudiziarie perché l’elettore non solo non vota Berlusconi ma il partito da lui presieduto e in ogni caso non vota sull’attività criminale di Berlusconi ma le idee politiche che Berlusconi rappresenta.

Un liberista può ritenere che Berlusconi sia il miglior interprete di quel pensiero politico … nonostante la sua fedina penale perché non ha commesso i reati in quanto liberista!

La questione va posta in altri termini: perché una persona che non ha i requisiti per fare l’agente di commercio può assumere incarichi di partito e figurare nelle schede elettorali con il simbolo “Forza Italia – Berlusconi presidente”?

Per svolgere l’attività di agente di commercio occorre non aver riportato condanne per delitti contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia e la fede pubblica, l’economia, l’industria e il commercio, o per delitto di omicidio volontario, furto o rapina, estorsione, truffa, appropriazione indebita, ricettazione e per ogni altro delitto non colposo, per il quale la legge commini la pena della reclusione non inferiore, nel minimo a due anni, e nel massimo a cinque anni; potremmo immaginare che lo stesso requisito sia richiesto a chi rappresenta pubblicamente una forza politica?

Allora, insieme a una legge sulle fondazioni politiche e sulle lobby, serve una disciplina legale che attribuisca personalità giuridica ai partiti, che introduca trasparenza e democrazia nei processi decisionali interni ai Partiti, nella selezione dei candidati, nella gestione finanziaria, nell’affidamento degli incarichi indicando i requisiti minimi per assumere cariche di partito.

Berlusconi può guidare un partito perché l’articolo 49 della Costituzione è rimasto inattuato e non esiste una disciplina di legge che regoli e stabilisca requisiti minimi per assumere incarichi nei Partiti. Così, vedremo probabilmente a marzo 2018 che a guidare la delegazione di Forza Italia al Quirinale sarà proprio Berlusconi.

Il M5S, che con la critica forte al sistema dei partiti ha indirettamente rimesso al centro del dibattito il tema della personalità giuridica dei partiti e della democrazia interna, non ha però elaborato proposte di legge che regolino il sistema politico, anzi si è opposto duramente alla proposta di legge per l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione che ancora una volta fu tentata all’inizio della XVII legislatura appena conclusasi.

Dovrebbe risultare ovvio, a chi critica il sistema dei partiti, che qualsiasi soggetto pubblico dovrebbe dare certezze rispetto agli organi decisionali e alla capacità di assumere impegni. Occorre separare il partito, il movimento, l’associazione, l’ente, la fondazione dalle persone. Come pensiamo di raggiungere l’idoneità a essere titolari di diritti e obblighi, a validamente assumere impegni rispetto a terzi, senza avere “personalità giuridica“? C’è una bella differenza dal parlare e agire per sé e per proprio conto e parlare, agire, rappresentare un partito, movimento, ente …

Si tratta dunque di attuare l’art. 49 della Costituzione fissando alcuni requisiti essenziali per definire il “metodo democratico. Si potrà divergere sull’opportunità di alcuni di questi requisiti ma non sul principio che vada definito il “metodo democratico”.

Così, anche il M5S non indica una soluzione idonea a superare il sistema partitocratico.

Non basta proporre per la propria parte delle soluzioni – sinora dimostratesi scarsamente efficaci – e lasciare che ciascuno faccia come vuole perché in un sistema pluralista ogni forza politica sarà sempre una parte del tutto e quindi occorre decidere se lasciare o no che continuino ad agire determinati fattori che hanno contribuito a produrre la degenerazione del sistema politico cui assistiamo da tempo.

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