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Il trasformismo

Con il termine trasformismo indichiamo il passaggio da una forza politica all’altra, persino dalla opposizione alla maggioranza. Il trasformismo inquina il confronto politico soprattutto in un sistema in cui gli eletti non sono direttamente votati dagli elettori, ma siedono in Parlamento per la collocazione in lista decisa dai vertici di partito.

Questo trasformismo assume il sapore della compravendita e attiene più alle logiche del potere personale che alle scelte politiche nell’interesse della Nazione. Il passaggio da una squadra all’altra è spesso accompagnata da compromessi, clientelismo, concessioni a comitati d’affari locali … senza attinenza alcuna con le scelte programmatiche e\o ideologiche originarie.

Il trasformismo è duramente criticato da tutti e alcune forze politiche ne hanno fatto oggetto metodico di denuncia e censura senza tuttavia sviluppare adeguate misure di contrasto, senza elaborare proposte di legge per contrastare il trasformismo e senza dotarsi di strumenti idonei all’interno della propria forza politica per non alimentare il trasformismo.

Pensare di risolvere il problema con un contratto che prevede penalità per chi cambia partito … è una evidente ingenuità propagandistica perché tale contratto con simili clausole vessatorie non è giuridicamente valido.

Pensare di risolvere il problema introducendo il vincolo di mandato è pericoloso poiché consentirebbe al Capo politico di far fuori la minoranza o chi intralcia i propri piani sostituendo i parlamentari recalcitranti con altri più accomodanti. Sarebbe una scelta che porta verso una oligarchia dittatoriale.

Pensare di modificare il sistema di potere ricorrendo alla elezione online per scegliere in un sol colpo i candidati, tra l’altro in tempi estremamente ridotti tra la presentazione della candidatura e il voto, è inefficace ai fini di una buona selezione: tanti candidati e pochi elettori, quindi con rischi alti di interventi manipolatori e senza alcun organismo terzo che garantisca le operazioni di voto, l’integrità del database, la sicurezza …

Soluzioni inefficaci che contrastano con il rigore con cui si dichiara di voler combattere il trasformismo; tra l’altro soluzioni che non prendono corpo in proposte di legge perché possano divenire strumenti sistemici.

Allora, salta fuori la trovata delle trovate: espelliamo i cattivi che tradiscono i valori del nostro movimento.

Benissimo, ammesso che possano essere espulsi, ma in ogni caso gli espulsi rimangono dentro il sistema di potere e quindi alimentano quel trasformismo che si voleva contrastare.

Questo è il nodo della questione su cui non si riflette abbastanza: servono soluzioni legislative sistemiche per combattere il trasformismo.

Nel 2013 entrano per il M5S in Parlamento 109 Deputati e 54 Senatori.

Dopo cinque anni il M5S chiude la legislatura con 88 Deputati e 35 Senatori.

Sono stati persi per strada 21 Deputati e 19 Senatori, vale a dire 40 eletti su 163: il 24,54% degli eletti è andato altrove. Considerando il sistema particolare di voto (ricordate i premi del porcellum?) è come se oltre un quarto dei voti dati al M5S avesse cambiato colore.

Il M5S è stato uno dei maggiori alimentatori del trasformismo che ha caratterizzato questa XVII legislatura: ben 40 parlamentari su 348 che hanno cambiato casacca. Niente male, considerando che il M5S non ha subito scissioni che invece hanno caratterizzato FI, PD e Scelta Civica.

Che fine hanno fatto i fuoriusciti?

9 sono andati nel PD e in gruppi di maggioranza; 4 sono andati in ALA e GAL, che hanno sostenuto la maggioranza; 2 in Forza Italia, 1 in Fratelli d’Italia, 1 in Sinistra Italiana, gli altri nel gruppo Misto … se non ho perso per strada qualche capriola politica …

Ha il M5S nel corso della legislatura appena terminata contribuito al trasformismo?

Sì, l’unica forza politica che senza aver subito scissioni ha ceduto agli altri un numero considerevole di parlamentari.

Ci sta, considerando che si tratta di una forza nuova dalla crescita impetuosa. Più preoccupante che a fronte di tale situazione si sventolino bandierine propagandistiche e non si proceda con una adeguata analisi del problema.

E’ il deficit culturale e la superficialità delle risposte che preoccupa.

Ne è la conferma il fatto che ancora prima del voto del 4 marzo 2018 si parli già di dimissioni di eventuali eletti e il modo in cui il M5S ha definito le candidature affidandosi alle scelte esclusive del Capo e a fulminee votazioni online in cui in sol colpo 40mila elettori hanno scelto tra circa 10mila candidati …

Personalmente non è l’incompetenza di cui parlano gli avversari politici che mi preoccupa, ma l’inadeguatezza delle proposte del M5S nel rinnovare la politica e garantire trasparenza e democrazia nei processi decisionali.

E purtroppo anche le altre forze politiche che si candidano al governo del Paese sul punto sono latitanti o deficitarie.

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