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L’Italicum e la Corte

Qualche iniziale riflessione in attesa di leggere le motivazioni della Corte Costituzionale su alcuni aspetti dell’Italicum.

Intanto, abbiamo segnato il record di una legge elettorale modificata ancora una volta dalla Corte Costituzionale prima ancora di averla applicata: un bel punto di disonore per questo Parlamento e segnatamente per la maggioranza che caparbiamente ha voluto questa legge.

La Corte con le due sentenze, prima su porcellum e poi su italicum, ha riportato il sistema verso un criterio proporzionale ma ciò non deve far pensare a una rivincita dei proporzionalisti perché le due leggi citate sono di tipo proporzionale con l’innesto di un corpo estraneo e anomalo come il premio di maggioranza.

L’intervento della Corte, censurando i premi del porcellum e il ballottaggio dell’italicum, non poteva che restituirci il proporzionale che costituisce la base di quelle leggi.

Adesso abbiamo due sistemi proporzionali con forti differenze.

Alla Camera non sono previste le coalizioni, al Senato sì.

Alla Camera la singola lista deve superare la soglia del 3% per accedere alla suddivisione dei seggi; al Senato serve l’8% a livello regionale ma se una lista è coalizzata serve il 20% purché almeno una lista interna alla coalizione abbia raggiunto il 3%, sempre a livello regionale.

Alla Camera c’è il premio che porta a 340 seggi su 618 il partito che prende più voti arrivando almeno al 40%; al Senato non c’è alcun premio.

Evidente che serve armonizzare le soglie e bisogna prendere una decisione sul premio.

Tenere il premio SOLO alla Camera porterebbe probabilmente a un’altra censura della Corte perché è irragionevole un premio che altera la rappresentatività con l’obiettivo di garantire la governabilità che non può garantire perché questa dipenderà anche dal Senato.

Estendere il premio anche al Senato richiede un bel lavoro di ingegneria istituzionale e anche – a mio avviso – una modifica costituzionale, come minimo dell’art. 57 della Costituzione, per rendere probabile un risultato omogeneo tra Camera e Senato.

Il premio è una anomalia tutta italiana introdotta nel 1923, replicata nel 1953, rafforzata nel 2005 e nel 2015 ma dal 2014 sappiamo che, per essere compatibile con la nostra Costituzione, il premio

non deve alterare la rappresentatività in modo illimitato e quindi serve una congrua soglia di accesso (il 40% per la Corte lo è);

deve rispettare il vincolo del minor sacrificio possibile; vale a dire che per perseguire “un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese”, serve una disciplina che produca un proporzionato sacrificio di altri interessi e valori costituzionalmente protetti, in questo caso la rappresentatività dell’Assemblea parlamentare, e che risulti idonea al raggiungimento dell’obiettivo per cui il premio stesso è stato introdotto;

deve rispettare il principio di ragionevolezza; vale a dire, non deve favorirela formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del Parlamento” perché si “rischia di vanificare il risultato che si intende conseguire con un’adeguata stabilità della maggioranza parlamentare e del governo”.

Se tutto questo appare soddisfatto con riferimento alla Camera, lo stesso non si può dire se pensiamo all’insieme dell’assemblea parlamentare, cioè Camera e Senato.

Riguardo alla libertà di scelta dei parlamentari, il passo compiuto è modestissimo se consideriamo che alla Camera solo i partiti che supereranno il 16% avranno eletti scelti dagli elettori, se nessuno arriverà al 40%, diversamente la soglia si alza ulteriormente.

Se con il porcellum “alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, e questo “ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzionecon l’Italicum a una importante quota che potrà andare dal minimo di 200 deputati alla totalità dei deputati mancherà il sostegno della indicazione personale dei cittadini!

Abbiamo trasformato la certezza della totalità dei nominati in una probabilità di totalitaria elezione di nominati: tanto rumore per nulla!

Inoltre, per Camera e Senato non esiste ancora una disciplina che consenta partecipazione e trasparenza nella selezione di chi candidare. Pertanto, la scelta dei candidati potrà ancora essere esclusiva delle segreterie di partito e noi potremo solo parzialmente scegliere tra il menù che ci sarà imposto.

Se il Parlamento deciderà di muoversi in modo responsabile potrà scegliere tra le due strade maestre, lineari e semplici, del proporzionale (e tutto dipenderà dal mix di soglie, circoscrizioni e quozienti … per capire quanto sarà proporzionale) o del maggioritario di collegio (e qui potrà scegliere tra turno unico o doppio turno); ancora, potrà scegliere se avventurarsi ancora sul terreno impervio del premio di maggioranza sciogliendo i nodi che ho indicato.

Se invece il parlamento vorrà produrre irresponsabile demagogia, allora potrà urlare che si può andare subito al voto … ma non ho ancora sentito una sola proposta minimamente accettabile per affrontare i problemi indicati.

Questi sono i compiti che il Parlamento deve svolgere se vuole produrre un sistema elettorale in grado di soddisfare le due funzioni della legge elettorale: dare rappresentanza politica a una collettività e favorire la formazione di una maggioranza in grado di sostenere il Governo.

Se non si soddisfano queste due funzioni, precipitarsi al voto servirebbe a poco e porterebbe a un nuovo periodo di instabilità utile solo ai comitati d’affari.

Resta poi all’orizzonte l’altro problema di cui nessuno vuole seriamente discutere mentre in tanti si ubriacano cincischiando con la governabilità: qualsiasi premio nel nostro contesto istituzionale è in contrasto con l’esigenza di assicurare la governabilità, in quanto incentiverebbe il raggiungimento di accordi tra le liste al solo fine di accedere al premio, senza scongiurare il rischio che, anche immediatamente dopo le elezioni, il cartello elettorale beneficiario del premio possa sciogliersi, o uno o più partiti che ne facevano parte escano dalla maggioranza.

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4 thoughts on “L’Italicum e la Corte

  1. E’ la prima volta che mi occupo di sentenze della Corte, ma se questo è il livello, bisogna fare un serio pensiero su questi organi “garanti”. Qualsiasi premio di maggioranza è palesemente incostituzionale , che sia per tanto o per poco. Mi chiedo se il punto in cui scatta, fosse stato del 30 %, alla Corte andava bene egualmente ? e del 20 %? Queste valutazioni 2politiche” non sono ammesse alla Corte. Mi piacerebbe sapere quale degli articoli della Costituzione consente questo tipo di valutazioni. La Corte non è Gesu’ Cristo ; è tuttalpiu’ un re che che bisogna denudare .

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  2. Sì, dei pensieri è necessario farli … e sono anche stati fatti in occasione del referendum costituzionale. Andrebbe ridotto il ruolo del Parlamento e del PdR nella formazione della Corte; non dovrebbero essere ammesso alla Corte chi ha rivestito il ruolo di ministro o di presidente del consiglio o i parlamentari in carica o tali sino a 6 anni prima della nomina. Riguardo al premio, la Corte aveva già affermato che può essere compatibile con la Costituzione se non comprime in modo illimitato ed eccessiva la rappresentatività. E’ quindi una valutazione discrezionale del legislatore che deve però soddisfare il principio di ragionevolezza e il vincolo del minor sacrificio possibile. Su questi aspetti mi sembra che i ricorsi siano stati carenti. Dovremo attendere la pubblicazione delle motivazioni della sentenza per capirne di più.

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    • Saranno anche stati carenti i ricorsi , ma è il principio che andrebbe cassato, indipendentemente da ricorsi o no. Cosa significa “ragionevolezza” ? Cosa significa “non comprime in modo illimitato ed eccessivo la rappresentatività ? Non capisco e non mi adeguo.

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