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Il NO … in pillole

In pillole alcune considerazioni sulle più frequenti affermazioni dei sostenitori del SI sulla proposta di revisione costituzionale oggetto del referendum del 4 dicembre.

  • Interveniamo solo sulla seconda parte della Costituzione

Non c’è bisogno di modificare la prima parte della Costituzione per comprimere i diritti fondamentali enunciati nella prima parte perché è proprio l’ordinamento della Repubblica che rende  possibile la realizzazione dei principi indicati nella prima parte.

Vale per il principio autonomistico affermato all’art. 5 come per la sovranità popolare indicata all’art. 1 della Costituzione.

Sottrarre il Senato al voto degli elettori non è una compressione della sovranità popolare? E ciò si verificherebbe senza modificare l’art. 1!

  • Il superamento del bicameralismo paritario comporta che i senatori non possono essere eletti direttamente perché diversamente anche il Senato dovrebbe dare la fiducia al governo.

E’ questa la motivazione fornita per sottrarre il Senato al voto diretto del popolo sovrano.

Si tratta di una tesi che non convince perché “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Se si può intervenire sulle forme e sui limiti attuali per sottrarre il Senato al voto popolare, allora si può anche differenziare la “forma” di sovranità e nulla impedisce di esercitare la sovranità popolare

  • per eleggere la Camera che ha il rapporto fiduciario con il Governo ed è costituita dai rappresentanti della Nazione
  • per eleggere i Senatori in rappresentanza delle Istituzioni territoriali.

Forme diverse di esercizio della sovranità, tutto qui!

  • Con queste modifiche della Costituzione diamo stabilità ai governi

Non c’è alcun intervento che consenta di rendere più stabili i Governi perché mancano gli strumenti istituzionali in grado di scoraggiare le “crisi al buio”, le “crisi extraparlamentari” che caratterizzano la nostra storia repubblicana. Non è il bicameralismo la causa della instabilità ma il sistema dei partiti, la litigiosità interna ai partiti, spesso per esclusive faide personali, la mancanza di istituti come la “sfiducia costruttiva” che impone di avere individuato in Parlamento una maggioranza in grado di sostenere un altro presidente del consiglio prima di sfiduciare quello in carica.

Con questa revisione costituzionale sarebbero sempre possibili i cambi di maggioranza e di governo che accompagnano la nostra storia repubblicana.

  • Niente più palude perché si supera il bicameralismo paritario

Il bicameralismo paritario si supera solo con il monocameralismo o con il bicameralismo imperfetto, vale a dire quel sistema parlamentare in cui la volontà di una camera prevale SEMPRE sull’altra (come in Francia, per esempio).

Con questa revisione andremmo invece verso un bicameralismo asimmetrico in cui importanti ambiti legislativi restano perfettamente soggetti a BICAMERALISMO PARITARIO: le due camere devono approvare lo stesso testo.

Ne consegue che ogni legge necessariamente bicamerale potrà essere utilizzata da un gruppo di senatori in modo strumentale per ottenere contropartite su altri fronti.

La palude ci sarà ancora e sarà più pericolosa perché il Governo non disporrà del voto di fiducia al Senato.

Il Senato potrà tenere sotto scacco la maggioranza della Camera e il Governo. Situazione potenzialmente in grado di produrre una instabilità superiore a quella attuale se si dovesse verificare in Senato una maggioranza disomogenea rispetto a quella della Camera. Una situazione in grado di favorire pericolosi fenomeni corruttivi per la sovrapposizione tra potere e interessi locali con potere legislativo nazionale.

  • Le leggi bicamerali saranno poche e quindi non rappresentano un problema

Valutazione non condivisibile per svariate ragioni.

La quantità delle leggi PERFETTAMENTE BICAMERALI dipenderà anche dall’attivismo del prossimo parlamento per attuare la revisione costituzionale che prevede diverse leggi costituzionali e di attuazione (quindi, la prossima maggioranza, se fosse di segno opposto a quella attuale, potrebbe anche impegnarsi in una nuova revisione e nei fatti bloccare tutto come già avvenuto con la revisione del 2001).

Dalla lettura del primo comma del nuovo art. 70 apprendiamo che sono bicamerali le leggi costituzionali e di revisione costituzionale e “SOLTANTO” … e segue un interminabile elenco che si fa fatica a leggere tutto di un fiato. Una dozzina di eccezioni che possiamo sintetizzare in tutte le leggi che riguardano l’Europa e gli enti locali, oltre alle già citate leggi costituzionali.

Non si dimentichi che anche adesso le leggi che vanno oltre la terza lettura sono appena il 3-4% del totale; quindi, avremmo una minoranza di leggi BICAMERALI come adesso abbiamo una minoranza di leggi che si rimpallano da camera e senato. Dove sarebbe il vantaggio?

Infatti, con questa revisione ogni legge bicamerale potrebbe essere utilizzata da un gruppo di senatori per ottenere contropartite su altri fronti e il diritto di veto che il senato potrà esercitare sarebbe smisurato perché il governo non dispone più del voto di fiducia in senato e potrebbe non avere una maggioranza al senato o addirittura avere una maggioranza ostile.

Questa revisione favorisce chi oggi ha un peso notevole nelle regioni.

I problemi del bicameralismo perfetto (instabilità e palude) non sono superati.

  • Finalmente avremo una camera delle autonomie

NO, si tratta solo di una etichetta. Non solo la revisione costituzionale non individua strumenti e procedure perché il nuovo Senato possa svolgere le funzioni di rappresentanza e di raccordo tra le Regioni e tra lo Stato e le Regioni, quindi tutto dipenderà da future leggi di attuazione, ma quanto previsto dalla revisione conduce a un risultato opposto a quello dichiarato.

Infatti, ogni consiglio regionale (organo di rappresentanza politica della Regione e non organo di Governo) elegge al proprio interno, con metodo proporzionale, un determinato numero di consiglieri da mandare in Senato e un sindaco tra quelli della Regione. I senatori saranno espressione delle forze politiche presenti in ciascuna Regione, le stesse forze politiche che esprimono i deputati. E i sindaci, scelti dai consiglieri, chi rappresentano? I loro Comuni, le istanze di tutti i Comuni … o cosa?

Inevitabile che in Senato si ricompongano gli schieramenti in base alle appartenenze politiche.

Il Senato diventerebbe una “camera politica di riserva” particolarmente utile alla parte politica che oggi prevale nelle regioni … se alla Camera dovesse prevalere una parte politica di segno opposto.

La costituzionalizzazione dell’inciucio perché tutto avverrebbe senza trasparenza sulle effettive poste in gioco.

  • Non è vero che i senatori non saranno eletti dai cittadini

Singolare che adesso si sgolino dopo aver per lungo tempo affermato che l’elezione indiretta dei senatori era un punto immodificabile. A partire da Renzi, in tanti adesso si trasformano in venditori di merce avariata  e taroccata arrivando a esibire una inesistente seconda scheda per l’elezione del Senato.

Approvando questa revisione, ci sono alcuni punti fermi

  1. Compete alla prossima Camera e al nuovo Senato eletto con le norme transitorie (art. 39 DDL Boschi) approvare la legge per l’elezione del Senato; ogni disegno di legge presentato in questa legislatura non ha alcun valore giuridico e non può essere impegnativo per il prossimo parlamento.
  2. Sono i consiglieri regionali che eleggono al proprio interno e tra i sindaci della regione un certo numero di senatori; se sono loro che fanno la scelta, non possono essere altri. Se i costituenti avessero voluto affermare il diritto degli elettori di eleggere i senatori, avrebbero scritto che i consiglieri proclamano, convalidano ma certo non avrebbero scritto – come hanno invece scritto – che i consiglieri ELEGGONO.
  3. La famosa “conformità” vale solo per i consiglieri regionali e non per i sindaci; quindi, per 21 senatori su 95 non vale proprio alcuna “conformità”.
  4. Non esiste alcuna norma che affidando a qualcuno la potestà di scegliere possa imporre di farlo obbedendo alle indicazioni di altri e anche se esistesse non potrebbe essere applicata alla elezione dei consigli regionali poiché si tratta di sistemi maggioritari in cui non c’è una diretta corrispondenza tra voti espressi e consiglieri eletti (come la mettiamo con i consiglieri eletti con il “listino” collegato al candidato Presidente che risulta vincente?), mentre ogni consigliere eletto è allo stesso tempo elettore ed eleggibile.

Un gran pasticcio di cui evidentemente il legislatore si è pentito in corsa di stesura … e oggi cerca di rimediare con affermazioni fantasiose e false.

La seconda scheda esiste solo nella fantasia di questi costituenti pasticcioni e frottolosi.

  • Con la revisione semplifichiamo e acceleriamo l’iter legislativo

L’iter legislativo risulterà più complesso e inefficiente con rischi perenni di conflitto tra le Camere. Conflitto che può divenire insanabile poiché il nuovo testo costituzionale affida ai due presidenti delle camere il compito di comporre il conflitto. I due litiganti devono trovare un accordo; e se non lo trovano?

Qualcuno afferma che sarà compito della Corte Costituzionale risolvere il problema, altri invece che non sarà competenza della Corte poiché la Costituzione affida proprio ai due presidenti il compito di risolvere il conflitto. Conflitto insanabile, appunto.

L’iter legislativo non è accelerato perché la lentezza nella discussione delle leggi non risiede nel bicameralismo ma nei regolamenti e nel sistema delle Commissioni parlamentari.

I provvedimenti governativi procedono spediti già adesso; a soffrire sono le leggi di iniziativa parlamentare perché dal 75% al 90% del tempo parlamentare è assorbito proprio dalle attività imposte dal Governo. Il poco tempo residuo e le modalità di organizzazione dei lavori parlamentari determinano che la quota più significativa di tempo nell’iter legislativo è assorbito dalle procedure di assegnazione di un disegno di legge a una Commissione e poi dalla discussione in Commissione.

In una legge tipica di quel che si intende per “palude”, la legge sul cosiddetto omicidio stradale, ci sono voluti per giungere alla sola approvazione da parte di una camera ben 15 mesi sui 24 necessari per l’approvazione finale con ben 5 votazioni. Con il nuovo sistema quindi il beneficio sarebbe praticamente inesistente perché ai 15 mesi per l’approvazione della Camera occorre aggiungere la valutazione da parte del Senato e la nuova discussione e valutazione da parte della Camera che potrebbe anche decidere di rinviare il testo nuovamente alla Commissione competente prima di giungere alla deliberazione definitiva.

  • La modifica costituzionale risolve i conflitti tra Stato e Regioni

Purtroppo la revisione provocherebbe una esplosione dei conflitti poiché le materie concorrenti escono dalla porta e rientrano dalla finestra.

Se adesso molte competenze appartengono alle Regioni sulla base dei “principi fondamentali” stabiliti con legge dello Stato, domani molte di queste competenze apparterrebbero allo Stato ma limitatamente alle “disposizioni generali e comuni”. Si amplia quindi l’ambito di competenza dello Stato che dai “principi” passa alle “disposizioni” che possono anche arrivare al dettaglio … rendendo sempre più incerto l’ambito residuale di competenza delle Regioni.

E’ stata persa una ottima occasione per definire la linea di confine tra le competenze statali e quelle regionali.

Inoltre, non sarà il Senato a stabilire “le disposizioni generali e comuni” e questo contribuirà a non rendere il Senato il luogo istituzionale in cui si compongono i conflitti tra Regioni e Stato e in cui si elabora l’indirizzo politico repubblicano che deve ispirare l’azione delle diverse componenti della Repubblica: Stato, Regioni, Città metropolitane, Comuni.

  • Riduciamo i parlamentari e i costi delle Istituzioni

Sono due affermazioni capziose.

Non si interviene sull’insieme dei parlamentari ma sui soli senatori. Perché indicare il totale per riferirsi al particolare?

Negli anni ci sono state proposte che agivano tanto sui deputati quanto sui senatori, non ultima la proposta di revisione del centro-destra per la quale abbiamo votato nel 2006; si fa riferimento alla “riduzione dei parlamentari” per mettersi sulla scia di un pensiero già familiare? Intendono distrarre l’attenzione dai problemi di efficienza che possono sorgere intervenendo solo su un ramo del parlamento?

Riguardo ai costi, la revisione non interviene sull’insieme delle Istituzioni ma solo su pochi e marginali aspetti molti dei quali potevano essere affrontati con semplici leggi ordinarie. Perché questa maggioranza non ha provveduto con leggi ordinarie, laddove possibile, se è così  motivata a contenere i costi?

Perché inserire in Costituzione un tetto per i consiglieri regionali, ma non per i Deputati?

Perché insistere nel dire che i Senatori non saranno retribuiti ma in Costituzione nulla vieta che la legge ordinaria introduca una remunerazione per i senatori poiché non c’è in Costituzione alcun divieto.

Molto puzzo di demagogia!

  • Sono ampliate le garanzie; dallo statuto delle opposizioni all’obbligo di discussione delle leggi di iniziativa popolare

Interessante che in Costituzione si introduca la nozione dello Statuto delle opposizioni, meno interessante che il tutto si riduca a qualcosa che sarà regolato attraverso il regolamento della Camera dei Deputati, vale a dire qualcosa che viene approvato a maggioranza e, quindi, con il sistema elettorale attuale da un solo partito. Pensate che persino la riforma Berlusconi del 2005 prevedeva che il regolamento della Camera doveva essere approvato con la maggioranza dei 3/5.

Riguardo alle leggi di iniziativa popolare, sappiamo con certezza che ci sarebbe la triplicazione delle firme mentre la sbandierata obbligatorietà di discussione e votazione in realtà consiste nella previsione che i regolamenti parlamentari stabiliscano TEMPI, FORME e LIMITI per la discussione. Se esistesse realmente la volontà politica di prendere in considerazione le proposte di legge popolare, avrebbero da tempo provveduto a modificare i regolamenti parlamentari, come previsto dalla legge 352/1970 o con la proposta di modifica del regolamento anche in questa legislatura depositata e ignorata.

Conclusione

Una revisione costituzionale pasticciata che non risolve alcun problema reale creandone di nuovi; un pesante intervento sulla Costituzione che promette solo inefficienza e conflitti; un disegno di revisione costituzionale che sembra rispondere alle esigenze di una oligarchia al potere per preservare se stessa nel caso dovesse prevalere alla Camera una maggioranza sgradita.

Una revisione costituzionale che si vanta di non aver modificato i poteri del Governo, perché nei fatti ottiene questo risultato attraverso una legge elettorale che trasforma una minoranza in una maggioranza assoluta al fine di poter eleggere il Governo: una perfetta coincidenza tra potere esecutivo e legislativo che potrà essere messa in discussione solo da chi dovesse prevalere nelle regioni.

Senza modificare la Costituzione si passa da un sistema di governo parlamentare a un sistema a elezione diretta del partito di governo e del Capo indicato dal partito che grazie al premio dovesse aggiudicarsi la maggioranza assoluta.

 

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3 thoughts on “Il NO … in pillole

  1. La cosiddetta ” governabilità” o meglio , nell’accezione renziana “stabilità” non esiste se non legata ad un periodo prefissato per realizzare il programma votato dagli elettori e basta. Se ce ne fosse stato bisogno, questo referendum ha chiarito una volta di piu’ quale è il livello del dibattito politico (massmedia complici )

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  2. La riforma è fondata sulla chiacchiera da bar : non c’è un articolo che si prende la responsabilità di dichiarare agli italiani i principi generali da cui i singoli provvedimenti discendono. A riprova di questo c’è la smentita di Napolitano sul taglio del senato. Niente di dichiarato per iscritto , come organizzazioni segrete, i “cartelli” delle banche, di ditte con prodotti simili per la fissazione di prezzi concordati.

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  3. ” BASTA UN SI ” : se fossi un indeciso ( o anche un sostenitore del Si) mi sentirei svilito: un invito a non pensare, a delegare : non occorre neanche informarsi, basta un sì. Molti ci cadranno.

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