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La paura del NO

La storia dell’umanità inizia con un NO, con la disobbedienza.

Da Cacciari a Ceccanti ci imbattiamo a un SI illogico e pretestuoso alla proposta di revisione costituzionale. Un SI che tenta di far leva sulla paura, sulla irrazionale rappresentazione di un prossimo futuro catastrofico.

Se la revisione dovesse essere bocciata, non succederà nulla di tremendo: andremo avanti con la Costituzione attuale che, nel bene e nel male, ci accompagna dal 1948!

Questa riforma fa schifo ma votare NO significa decretare il fallimento della classe politica, afferma Massimo Cacciari.
Bocciare la riforma significa delegittimare il parlamento e si aprirebbe una stagione di instabilità … aggiunge Stefano Ceccanti.

Non so dove stia di casa la logica per costoro, ma è opportuno ricordare che questa legislatura è nata sotto la stella della massima instabilità ed è diventata una delle più stabili della nostra storia repubblicana. Quindi, non agitiamo spettri inesistenti.

Inoltre, le Camere sono già delegittimate politicamente dal metodo con cui sono state elette.
Gli attuali parlamentari non rappresentano il popolo ma i partiti che hanno coartato la libertà degli elettori nella determinazione dei propri rappresentanti.
I gruppi parlamentari sono alterati nella propria consistenza da premi elettorali incostituzionali.
Ho ricordato due aspetti censurati dalla Corte Costituzionale; ma evidentemente c’è chi ha già dimenticato la sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.

Non c’è bisogno della vittoria del NO per delegittimare politicamente questo Parlamento che è nato delegittimato e resta in vita solo per il necessario principio di continuità dello Stato!

Non solo abbiamo parlamentari che sono stati nominati dai partiti, ma un parlamentare su quattro è oggi in un partito diverso da quello in cui è stato candidato e l’elettore non ha votato lui ma la lista in cui era candidato. Chi rappresenta Alfano e i suoi del NCD che non ha preso alcun voto nel 2013? E chi rappresenta Verdini e i suoi?
Questa situazione avrebbe dovuto imporre prudenza e responsabilità.

Va ancora considerato che gli elettori, votando nel 2013 i partiti, non hanno nemmeno espresso un generico consenso su questi propositi di riforma costituzionale, assenti dai programmi elettorali.

Il NO oltre a certificare che la riforma ha più aspetti negativi che positivi, che fa schifo come afferma Cacciari, rappresenta anche la bocciatura di un ceto politico in gran parte pressapochista, trasformista, opportunista, irresponsabile … che non è stato capace di mettere insieme una revisione costituzionale decente.

La vittoria del NO sarebbe la bocciatura dei Partiti che da tempo sono privi di un progetto politico e culturale; partiti che non hanno mai smesso di occupare lo Stato e le Istituzioni, come disse nel 1981 Enrico Berlinguer. E l’occupazione continua: dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.

Riusciranno la minoranza dei politici e la maggioranza degli italiani a imprimere una svolta in grado di archiviare l’andazzo degli ultimi decenni?

Non lo so, ma so che votare NO è la premessa perché una svolta positiva possa verificarsi. Una svolta in cui il cittadino, i diritti e la legalità siano finalmente al centro dell’azione politica.

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