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Bullshit e Confindustria

Il Centro Studi di Confindustria ha prodotto una analisi sugli scenari economici, La risalita modesta e i rischi di instabilità, che ricorda molto da vicino il concetto di bullshit, letteralmente “merda di toro”, in senso figurato cosa di poco conto, nella accezione proposta dal filosofo Harry Frankfurt; vale a dire la specialità di chi racconta balle perché non è interessato ai fatti “se non nella misura strettamente necessaria al suo scopo di far credere a ciò che dice. Non gli importa se le cose che racconta descrivano più o meno correttamente la realtà: si limita a sceglierle, o ad inventarle, per perseguire i propri scopi”.

Il citato dossier del centro studi di Confindustria è una lunga sequenza di dati e considerazioni, più o meno oggettive, per giungere a conclusioni faziose e immotivate che con uno studio non hanno nulla da spartire.

Per valutare l’attendibilità e solidità di una previsione, occorre analizzare le ipotesi teoriche e i dati su cui tali previsioni si fondano.

Se le conclusioni di uno studio sono basate su dati indefiniti e ipotesi teoriche inconsistenti è ovvio che lo studio stesso diventa bullshit, una stronzata.

E’ questo il caso dello Studio citato in apertura.

Per lo Studio le elezioni diventano elemento di instabilità; che facciamo le aboliamo? Così troveremmo la stabilità perenne.

Si sono accorti dalle parti di Confindustria che in Spagna è da oltre sei mesi che c’è una instabilità politica e i dati economici sono nettamente migliorati?

Concludere che l’economia va meglio se non c’è un Governo sarebbe una cretinata, ma altrettanto lo è pensare che un cambio di governo o una fase di turbolenza politica possa in sé compromettere seriamente il sistema economico, senza indicare specifici problemi o mancate soluzioni che determinerebbero una fase di recessione.

La parte conclusiva di questo Studio è dedicata al Referendum costituzionale.

Il rapporto del Centro Studi conclude affermando che “In conclusione, con la vittoria del “No” sarebbe inevitabile una nuova recessione per l’economia italiana. Questa giungerebbe in una situazione già molto difficile, in cui una lenta risalita è iniziata da poco più di un anno e i livelli di reddito e occupazione sono ancora molto bassi.

Le ultime slide dello Studio presentano scenari catastrofici: una perdita di 589 euro di PIL pro-capite nel 2019 e un aumento dei poveri di 430.000 unità nel 2019; sul fronte occupazionale “-258mila unità nel 2017-2019, contro +319 mila altrimenti attese (quasi 600mila unità il gap)

Non indicano i criteri seguiti per giungere a queste quantificazioni apparentemente precise, indicano solo come cause certe quelle che in realtà sono ipotesi: “caos politico”, “cinque eventi forieri di recessione” che caratterizzerebbero lo scenario economico: aumento dei rendimenti dei titoli sovrani (+300 punti il BTP decennale); difficoltà nelle aste di titoli di Stato; fuga di capitali dal Paese; crolla la fiducia di famiglie e imprese (-1 punto % di propensione al consumo); svalutazione del cambio dell’euro.

Nessun dato scientifico a sostegno di queste ipotesi e del loro impatto qualitativo e quantitativo.

Nessun riferimento a fonti, dati e analisi per approfondire e comprendere le previsioni presentate.

Una previsione può essere accettata solo se è indicato il modo in cui sono state fatte le elaborazioni, i criteri seguiti; diversamente non merita nemmeno attenzione, perché mancano i presupposti per soppesarla.

Spiace, inoltre, osservare che tutti i media hanno ripreso pedestremente questo Studio senza interrogarsi, chiedere, approfondire, analizzare e valutare le elaborazioni alla base di simili conclusioni. Se il sistema dell’informazione diventa un banale erogatore di dispacci perde la propria funzione di esistere e non è di alcuna utilità per la crescita di un sistema democratico.

Questo documento non documentato ha avuto ampia diffusione sui media esclusivamente perché si tratta di dati forniti da Confindustria. E’ la targa, la griffe, il timbro che rende autorevole e credibile qualcosa?

Preoccupante!

Lo Studio non presenta alcun dato oggettivo sul perché il NO dovrebbe portare recessione e le stime che esprimono sono numeri al vento senza alcun nesso con la realtà economica e politica del Paese.

Non indica alcuna ragione del perché dovrebbero fuggire i capitali all’estero se sinora sono stati qui con questa Costituzione.

Non si vede perché dovrebbe crollare la fiducia delle famiglie, che in realtà è molto bassa come dimostrano i loro dati sulla deflazione, e se prevalesse il NO si tratterebbe di un evento determinato dalle scelte dei cittadini.

Non c’è alcun argomento serio e nemmeno comico, proprio non c’è alcun argomento, a sostegno della tesi dell’aumento dei rendimenti dei Titoli sovrani. Poiché da oltre un anno c’è un clima di incertezza sull’esito della riforma costituzionale dovremmo già avere vistosi segnali di incremento dei rendimenti e di difficoltà nel collocare i Titoli di Stato perché la tendenza dei mercati è sempre quella di anticipare gli eventi.

Non c’è alcuna relazione oggettiva tra la bocciatura della riforma costituzionale e lo scenario di forte recessione, indicato come evento certo.

Infine è una analisi parziale perché non tiene conto delle altre variabili, per esempio conferma della riforma costituzionale e bocciatura della legge elettorale. Che facciamo, invitiamo la Corte Costituzionale a promuovere l’Italicum perché diversamente avremmo un rischio recessione? Lo sa Confindustria che la tanto bramata stabilità poggia più sulla legge elettorale che non sulla Riforma Costituzionale?

Peccato, per Confindustria un’altra occasione per occuparsi di cose serie in modo serio.

Si potrebbe concludere che Confindustria ha un effetto recessivo sul sistema economico nazionale perché se questo è quanto sa produrre in termini di analisi economiche e sistemiche non c’è da stupirsi se l’economia non decolla.

In realtà abbiamo tanti segnali di rischio per l’economia, che lo stesso documento di Confindustria pone in evidenza, ci sono una serie di previsioni per il prossimo futuro (e sinora tutte le previsioni sono sempre state sbagliate e riviste al ribasso), mentre non c’è alcuna relazione dimostrata o dato oggettivo che permetta di affermare che se vincesse il NO da questo scenario incerto si passerebbe a una certa recessione con calo del PIL e degli investimenti e tutto per colpa del NO.

Se persino sugli effetti della Brexit esistono valutazioni profondamente differenti sull’impatto che avrà sull’Italia nei prossimi anni, come fanno a dare per certo un effetto recessione dovuto al NO?

Queste sono alcune delle palesi contraddizioni e incoerenze che portano a individuare segnali evidenti di faziosità in questa analisi.

Per concludere, “Degli studiosi accreditati possono produrre risultati incontrollabili utili a fini politici di parte, e dei giornalisti ignoranti o complici possono divulgarli, senza che esistano anticorpi che valgano a segnalare all’opinione pubblica la mancanza di valore di questi risultati. E’ l’ennesimo segnale della presenza di seri limiti nel funzionamento della nostra democrazia” (Guido Ortona, professore ordinario di politica economica Università del Piemonte Orientale)

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