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La scelta dei candidati

Un elemento qualificante della democrazia rappresentativa è la scelta dei candidati.

Questa dovrebbe avvenire attraverso due passaggi fondamentali:

  1. la selezione dei candidati a cura di iscritti, attivisti e sostenitori dei soggetti politici che partecipano alla competizione elettorale
  2. la scelta tra i candidati a cura degli elettori.

Perché questi due passaggi possano essere efficaci serve una rigorosa disciplina legale dei partiti per assicurare trasparenza nei processi decisionali interni ai partiti. Una disciplina legale che assicuri democrazia, partecipazione e trasparenza. In assenza di ciò, sarebbe la ristretta oligarchia alla guida dei partiti a nominare i rappresentanti del popolo.

In Italia, al massimo gli elettori scelgono tra un menù prestabilito dalle oligarchie in cabina di comando.

Nella nostra realtà, alla storica opacità che contraddistingue la gestione del sistema dei Partiti, si aggiunge la confusa e poco trasparente selezione dei candidati. Da anni, agli elettori non è data la possibilità di scegliere tra i candidati al Parlamento. Con queste caratteristiche, non c’è alcun dubbio che siamo in un autentico regime partitocratico: una oligarchia che sta portando a compimento il passaggio dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.

Qualcosa però si muove.

Sarebbe ingeneroso non riconoscere che due importanti soggetti politici stanno sperimentando metodi nuovi di coinvolgimento degli attivisti e di selezione dei candidati.

Si tratta del Partito Democratico con le primarie e del Movimento 5 Stelle con le votazioni da parte degli attivisti su una rosa di candidature spontanee scaturite dall’interno del Movimento.

Il PD con le primarie aperte a tutti è da anni nel caos più totale. Le primarie del PD hanno sempre provocato polemiche infinite, scambi di accuse pesanti tra i protagonisti, contenzioso. Le regole sono sempre state confuse, spesso modificate in corsa, sempre contestate. Dalla esclusione di Pannella, Di Pietro e dello stesso Grillo fino al recente caso Bassolino… il caos è il vero protagonista.

Bisogna anche dire che le primarie aperte a tutti hanno provocato incidenti di percorso non irrilevanti e non giovano a rafforzare il senso di appartenenza ad un partito. Che senso ha che l’iscritto abbia nella scelta del segretario o del candidato sindaco la stessa influenza di un “elettore sulla parola”? Soprattutto quando si verifica che gli elettori di centro-destra possono votare per scegliere il segretario del PD, ma non c’è reciprocità per l’elettore del centro-sinistra. Un po’ come prevedere che i tifosi della Juventus possano influire nel determinare la formazione del Milan.

In USA, dove le primarie sono nate, è una legge di ogni singolo Stato a regolare lo svolgimento delle primarie e ogni elettore iscritto può votare una sola volta. Inoltre, la Corte Suprema ha ritenuto incostituzionale la legge californiana che prevedeva le cosiddette primarie aperte. Leggiamo un passo rilevante: “La democrazia rappresentativa è inimmaginabile senza la possibilità per i cittadini di associarsi tra loro per sostenere candidati che sostengano le loro opinioni politiche… La libertà di associazione… necessariamente presuppone la libertà di identificare le persone che costituiscono l’associazione e di limitare l’associazione a quelle sole persone… In nessun’altra area il diritto ad escludere proprio di un’associazione è più importante che nel processo di selezione del proprio candidato… È il candidato che diventa l’ambasciatore del partito presso il corpo elettorale. Anche una singola elezione nella quale il candidato del partito fosse scelto da non membri del partito sarebbe sufficiente a distruggere il partito”.

Considerate le polemiche dei cinesi in fila ai gazebo del PD o degli elettori di altri partiti o addirittura l’indicazione di voto dato da esponenti di altri partiti per un candidato alle primarie del PD… forse qualche riflessione sarebbe molto utile.

Nel Movimento 5 Stelle le cose non vanno molto meglio.

Dubbi sulla gestione del voto, sulle iscrizioni, sulla trasparenza nell’intero processo telematico. A ciò si aggiunga l’esiguità dei votanti, la mancanza spesso di luoghi fisici di incontro e dibattito. Da ultimo a Roma, dove sembrava andasse tutto bene, tre espulsi dalle primarie hanno presentato un ricorso al TAR impugnando il regolamento interno.

Il “non statuto” prende corpo in un regolamento dell’Associazione Movimento 5 Stelle siglato da tre persone e mai approvato da una assemblea primaria degli iscritti, né fisica né sul web. Abbastanza per interpellare un Tribunale.

In ogni caso, a Roma va tutto a gonfie vele e la candidata Virginia Raggi sembra la favorita. Tutto bene anche a Torino, Chiara Appendino è ben piazzata e non si registrano conflitti.  Altrove è invece un disastro.

A Milano, in modo un po’ grigio e contrastato si è ritirata la candidata Bedori, ma ad attaccarla, anche per la sua fisicità, sono stati pezzi del Movimento. Si convoca così una consultazione tra gli iscritti certificati per confermare che il candidato sindaco del Movimento non sarà il secondo classificato, che intanto si è ritirato, ma il terzo classificato nelle primarie fisiche che il Movimento ha organizzato a Milano. Gianluca Corrado è così confermato candidato sindaco per i 5 stelle, indicato da 634 iscritti certificati, il 72 per cento degli 876 che hanno risposto al post del blog di Beppe Grillo.

Con ritardo arriva il candidato di Napoli, Marco Brambilla. Ritardi in gran parte dovuti a lotte interne al movimento. Lotte che portano a scissioni e a una lista contrapposta al M5S, la lista Napoli Libera, lista 6 Stelle… la sesta stella è dedicata alla “vera democrazia diretta”.

A Bologna abbiamo Max Bugani, candidato direttamente da Grillo, senza consultazioni online.

A Cagliari, Antonietta Martinez, che ha vinto le primarie online con 150 voti.

A Latina, Salerno e Ravenna il M5S non si presenta; lo stesso a Rimini, con grande sollievo per gli altri partiti perché alle europee il M5S aveva preso il 24% diventando il secondo partito. Anche qui la causa è lo scontro interno che ha fatto implodere il movimento.

Credo sia un quadro sufficiente per cogliere la dimensione di un problema abbastanza ovvio in un movimento cresciuto in fretta, ma che non può essere sottovalutato quando ci si candida alla guida del paese. Soprattutto dovrebbe far comprendere quanto sia importante dare al Paese un sistema legale per la selezione dei candidati, superando questa fase pionieristica e un po’ arruffona propria della politica italiana.

Per esempio il sistema tedesco.

In Germania, i candidati sono scelti democraticamente con scrutinio segreto da tutti gli elettori della circoscrizione iscritti al partito. In alternativa la candidatura può essere scelta da delegati, votati a scrutinio segreto dagli iscritti al partito. Le candidature possono essere proposte da qualunque elettore iscritto al partito; i candidati possono non essere loro stessi iscritti al partito. La procedura della scelta del candidato deve essere verbalizzata e il verbale deve essere consegnato all’ufficio elettorale competente.

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