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Il governo delle bufale

Dice il grande saggio: se non sai governare le bufale non ti dedicare alla produzione di mozzarelle.

Le bufale vanno governate e non tutti, anche in politica, sono capaci di farlo.

Un ottimo punto di riferimento per imparare in politica a produrre e governare le bufale è quanto sul tema scrisse Göbbels, il famigerato ministro della propaganda nazista.

Bufala, bugia, menzogna, frottola, panzana, balla, stronzata, scemenza, fanfaluca, bubbola… tanti modi per indicare la stessa cosa: ciò che non corrisponde a verità.

Se è pretestuoso e insignificante questo referendum per cui si voterà il 17 aprile 2016, referendum sulla durata delle concessioni in essere e poste entro le 12 miglia, significa che pretestuosa e insignificante è la norma voluta dal Governo che ha modificato il precedente regime.

In cosa consiste questa norma?

Consiste nel far coincidere con l’esaurimento del giacimento la durata delle concessioni già rilasciate entro le 12 miglia; da fine 2015, quando è stata approvata la legge di stabilità, la durata della concessione è prorogata per tutta la “vita utile del giacimento”. Prima aveva una durata definita e alla scadenza si valutavano le eventuali proroghe. Da notare che tutte le concessioni sono state rilasciate a scadenza definita; quindi, le aziende concessionarie hanno costruito il proprio conto economico sapendo di avere a disposizione un tempo definito di attività.

Poiché il concessionario può autonomamente decidere l’intensità delle proprie attività estrattive, è il concessionario stesso che determina la durata della concessione, con il vantaggio che se si tiene sotto la soglia della franchigia annua di produzione evita di pagare pure le royalties.

Se abolire questa norma è insignificante e pretestuoso, allora la norma voluta dal governo è insignificante e pretestuosa.

Se questa norma è insignificante e pretestuosa, perché il Governo l’ha voluta e perché non l’ha eliminata? Avremmo evitato anche questo referendum.

Quindi, se c’è una cattiva politica, questa non è dei promotori del referendum, ma del Governo che intervenendo sulla materia dei referendum ha fatto decadere cinque quesiti e ne ha lasciato in vita uno per non eliminare una norma pretestuosa e insignificante. Imbarazzante illogicità!

Così pretestuosa e insignificante che il governo non spende una sola argomentazione vera per difendere la norma, ma invita al non voto dopo aver evocato tutte le sciagure possibili in caso di vittoria del SI: perdita di migliaia di posti di lavoro, perdita di investimenti, maggiore dipendenza energetica dall’estero, danni al sistema Italia…

Ma se questa norma che dilata la scadenza delle concessioni entro le 12 miglia sino a tutta la “vita utile del giacimento” è così proficua per il Paese, perché non è stata estesa anche alle concessioni oltre le 12 miglia?

Galletti, ministro dell’ambiente per sport, che è preoccupato per le tante super-petroliere che gireranno nel nostro mare se vince il SI, non ha nulla da dire?

Cosa succederebbe se non estraessimo quel poco petrolio che estraiamo? Nei nostri mari girerebbe ininterrottamente una super-petroliera. Non sarebbe di gran lunga più rischioso?” Così si esprime Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente.

Intanto di petrolio se ne estrae così poco che farebbe fatica a riempire ininterrottamente una super-petroliera; sa il ministro quanto petrolio viene prodotto dalle piattaforme entro le 12 miglia?

Qualcuno spieghi a Galletti che il petrolio estratto non va direttamente alle pompe di benzina. Una volta raffinato viaggia sulle super-petroliere…

Qualcuno spieghi a Galletti che in discussione non è il pericolo delle attività estrattive entro le 12 miglia perché che ci sia pericolo lo riconferma il Governo di cui Galletti è incompetente ministro.

La legge 152/2006, nel tempo più volte modificata e integrata, afferma che per esigenze di tutela ambientale sono vietate le attività di ricerca e estrazione entro le 12 miglia, fatte salve le concessioni già rilasciate.

Vogliamo ricordare all’inadeguato ministro Galletti cosa recita il comma 17 dell’art. 6 del d. lgs. n. 152/2006, oggetto di referendum?

Ecco: Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.

Il testo in rosso è la parte che sarebbe abrogata se prevale il SI.

Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema… Capito, Galletti? Capito, Renzi? Capito, Napolitano?

Galletti, Renzi, Napolitano… quando la finirete di esprimervi con argomenti pretestuosi e insignificanti che assumono le sembianze delle solenni fesserie, fanfaluche, menzogne…?

È il Parlamento e il Governo che da anni affermano la necessità di vietare una attività per esigenze di tutela ambientale. E nel vietare riconfermano le concessioni già in essere entro le 12 miglia. Si tratta quindi di una attività di cui si era da anni deciso il lento abbandono. Questo Governo, invece di limitare il danno, lo estende facendo coincidere la scadenza con l’esaurimento.

Perché?

Se non c’è pericolo o le attività estrattive sono meno pericolose del transito delle super-petroliere, perché il Governo ha riconfermato il divieto di nuove concessioni entro le 12 miglia?

Come può la vittoria del SI al referendum bloccare gli investimenti se la legge già da anni non consente nuove attività entro le 12 miglia e il Governo ha riconfermato questo blocco?

Come può la vittoria del SI rappresentare un danno alle imprese se le stesse hanno avviato la loro attività sapendo che c’era un tempo definito?

La verità è che la modifica voluta dal Governo serve a rinviare a un momento indefinito le attività di smantellamento delle piattaforme e di bonifica del sito.

Mentre la legge afferma che esiste una esigenza di tutela dell’ambiente, che rende necessario un divieto, invece di definire con certezza la fine delle attività già concesse, sposta a un momento indefinito la conclusione delle attività.

Che logica è questa?

La vittoria del SI non comporta la chiusura immediata di queste piattaforme, ma solo a scadenza e intanto sarebbe ripristinato il principio fondamentale che la concessione è a tempo definito e alla scadenza tutto deve essere riconsiderato, tenendo conto che è stata affermata la necessità di vietare le attività estrattive entro le 12 miglia per esigenze di tutela ambientale.

Un pericolo, se c’è, va limitato e non amplificato.

La vittoria del SI non mette a rischio gli investimenti delle imprese, perché le stesse hanno sviluppato le loro attività con una normativa che fissava tempi definiti della durata della concessione ed è con questa concessione a tempo che sono state sviluppate le attività di cui ci occupiamo, mentre altre non potranno essere sviluppate entro le 12 miglia. Quindi, nessun danno per le imprese e nessuna fuga degli investimenti.

Il SI consente di dare un tempo definito entro cui concludere queste attività, che rappresentano per il legislatore un pericolo per la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, e procedere con le bonifiche.

Il NO è un indubbio regalo alle Imprese, un danno all’ambiente, la difesa di una norma indifendibile… infatti, non è difesa nemmeno dal Governo che non ha argomenti per sostenerla e si rifugia nell’invito al non voto.

Il non voto propagandato da chi rappresenta le Istituzioni è una grave scorrettezza istituzionale, una lesione dei diritti del popolo sovrano perché i cittadini hanno il diritto di poter fare affidamento su una attività governativa e legislativa trasparente e nell’interesse pubblico, di conoscere le ragioni delle scelte del Governo. Molte sono le ombre che il Governo ha gettato sulla propria attività decidendo di non spiegare la bontà della norma che ha voluto e cercando di farla sopravvivere facendo mancare il quorum.

Nell’atto del votare non rientra il comportamento di chi si astiene dal voto. Vota solo chi si reca alle urne. La volontà della maggioranza deve formarsi nei seggi elettorali, vale a dire nel procedimento deliberativo e non al di fuori di esso.

Escluso l’impedimento al voto, il non votare è indifferenza verso una legge o frutto di un sentimento di inadeguatezza rispetto alla norma da valutare, ma il legislatore che ha voluto una legge non può dichiararsi indifferente o inadeguato, pertanto punta a rendere nulla la consultazione facendo mancare il quorum. L’astensionismo organizzato come forma di ostruzionismo. La tattica è sottrarsi al confronto democratico, prendendo un vantaggio sul competitor: l’astensione fisiologica. Evidentemente, il Governo non ha buone ragioni da esporre, o addirittura le sue ragioni sono inconfessabili. Oppure ritiene che il popolo italiano non comprenderebbe le buone ragioni, in questo caso il Governo non avrebbe fiducia nel suo sovrano: il popolo italiano.

Chi ricoprendo cariche istituzionali e incarichi elettivi invita alla astensione assume un comportamento scorretto.

Non ci resta che andare a votare e se non siete ancora convinti di una scelta, andate e votate scheda bianca!

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