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La rappresentanza popolare

abbecedarioRipartiamo dall’ABC.
Il nostro sistema istituzionale è definito democrazia parlamentare rappresentativa.
Significa che è imperniato sul Parlamento costituito da rappresentanti votati dagli elettori.
Il voto deve essere personale, libero, uguale, segreto: lo prevede l’articolo 48 della nostra Costituzione.

In questo ragionamento non rileva che si tratti di un Parlamento con sistema bicamerale o monocamerale.

Qualsiasi sistema elettivo che trasforma voti in seggi non è perfetto e, anche nel caso del proporzionale puro, ci sarà sempre un effetto distorsivo nella determinazione della rappresentanza.

In sostanza i sistemi sono due:

– quello proporzionale, dove ciascuna forza politica prende tanti rappresentanti in proporzione alla quota dei consensi con l’ovvia approssimazione dovuta ai quozienti;

– quello maggioritario in cui in ciascun collegio elettorale vince il candidato che prende più voti; in questo caso può esserci la variante a doppio turno al quale accedono i candidati che hanno preso più voti, nel caso nessuno abbia al primo turno raggiunto il 50%+1 dei voti.

In entrambi i sistemi non c’è la garanzia che dal voto per l’elezione del Parlamento scaturisca una maggioranza parlamentare in grado di esprimere un governo.

Solitamente nei sistemi proporzionali è in Parlamento che si forma una maggioranza in grado di dare la fiducia al governo.

Nei sistemi maggioritari talvolta si opta per un sistema presidenziale ed è il Presidente, eletto direttamente dagli elettori con distinta votazione, che esprime il potere esecutivo.

I sistemi proporzionali hanno talvolta dei correttivi per limitare la frammentazione eccessiva della rappresentanza (soglie di sbarramento); talaltra prevedono un premio in forma di seggi aggiuntivi o di quota massima di seggi a cui viene portata la prima forza politica.

In alcuni sistemi è prevista anche la possibilità di candidarsi come singolo individuo senza bisogno di far parte di un partito o di una lista elettorale.

Quando si parla di democrazia rappresentativa non bisogna dimenticare, infatti, che esiste un elettorato attivo (i votanti) e un elettorato passivo (i votati).
Le regole per determinare e scegliere i candidati determinano la qualità del sistema democratico; anche l’effettivo esercizio del diritto di elettorato passivo è importante nel qualificare una democrazia.
Laddove la selezione dei candidati è affidata ai vertici di partito è evidente che la rappresentanza parte già menomata poiché gli elettori potranno scegliere solo tra le persone scelte dai partiti e se i partiti non sono organizzati in modo democratico si rischia l’autoritarismo partitocratico poiché si affida un potere enorme a gruppi di persone senza personalità giuridica e senza ogni effettivo potere di controllo pubblico.

In un sistema con regole certe per la selezione dei candidati, con partecipazione degli iscritti e trasparenza nei metodi per individuare i candidati, avremo una democrazia più partecipativa in cui è più garantito che le persone elette siano rappresentative degli elettori e non di ristretti gruppi di interessi. Gli elettori, in questo caso, partecipano alla scelta dei candidati e poi partecipano alla scelta tra i candidati.

Nel sistema maggioritario solitamente in ogni collegio il confronto avviene tra un candidato per ogni formazione politica. L’interesse di ciascuna formazione sarà puntare su un candidato rappresentativo e qualificato.

Nel sistema proporzionale il confronto avviene tra liste di candidati e l’elettore solitamente può scegliere il candidato che preferisce.
Un sistema di candidati bloccati è considerato poco democratico, soprattutto se gli elettori non prendono parte alla selezione dei candidati.
Nel nostro sistema l’imposizione dei candidati senza dare agli elettori la possibilità di scelta è stata censurata dalla Corte Costituzionale poiché i partiti si sostituiscono al corpo elettorale nella scelta dei rappresentanti del popolo sovrano.

Il sistema elettorale in discussione in Italia, il cosiddetto Italicum, è di tipo proporzionale con premio per raggiungere la maggioranza assegnando alla lista che ottiene più voti i parlamentari che mancano per raggiungere il numero prestabilito di 340 parlamentari.

Per aggiudicarsi il premio occorre superare il 40%. In caso contrario si va al ballottaggio tra i primi due partiti. Sono previste anche soglie di sbarramento per essere ammessi alla ripartizione dei seggi e l’assegnazione dei seggi avviene sulla base della cifra elettorale conseguita a livello nazionale.

I candidati sono scelti dai partiti e sono bloccati i capilista. Non esiste alcuna regolamentazione legale delle primarie, solo qualche tentativo confuso di alcune forze politiche che hanno sollevato molti dubbi sia per il modo in cui sono organizzate sia per la mancanza di effettiva trasparenza.

Solo se si ottengono più parlamentari di quanti sono i collegi (100) entrano in gioco le preferenze espresse per i candidati successivi al primo in lista. Quindi, solo le grandi formazioni avranno qualche eletto con il sistema delle preferenze.
In ogni caso, poiché è prevista la possibilità delle candidature in più collegi e l’assegnazione dei seggi non avviene sulla base dei risultati in ciascun collegio, potrà verificarsi che chi prende più preferenze non entri in Parlamento e sia scavalcato da chi prende meno preferenze.

La scelta di bloccare i candidati capilista appare apertamente in contrasto con quanto già sancito dalla Corte Costituzionale: se con il precedente sistema a tutti i parlamentari mancava il sostegno diretto degli elettori, con questo sistema quasi a tutti mancherà il sostegno diretto.

Il voto è pertanto indiretto, impersonale e ciò contrasta con la Costituzione.

I seggi da assegnare sono 617; il premio può quindi arrivare a pesare per 95 seggi.

L’effetto distorsivo della rappresentanza parlamentare è vistoso, come risulta evidente analizzando gli scenari possibili.

pallottolierePrimo scenario
Un partito arriva al 40%+1 e il secondo si ferma al 40%-1.
Si tratta di due minoranze sostanzialmente con analogo consenso ma la prima avrà molti più eletti della seconda. Il primo avrà 340 eletti, il secondo solo 190 circa.

Secondo scenario
Il primo A si ferma al 39% e il secondo B arriva al 20%; tutti gli altri si collocano dopo.
Si va al secondo turno e vince B con il 51% dei voti perché confluiscono su B i voti di gran parte degli esclusi. Tra A e B, è B che si aggiudica la maggioranza assoluta dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi eppure sommando i voti raccolti tra il primo e il secondo turno B ha preso nettamente meno voti di A e si aggiudica la maggioranza assoluta solo per l’artifizio di una norma che cozza von i principi della rappresentatività. Ovviamente questa eventualità potrebbe verificarsi anche con una soglia molto più bassa di consensi al primo turno.
Al primo turno tutti hanno votato per il partito che percepiscono più affine, poiché l’elettorato è chiamato al voto per rinnovare l’assemblea rappresentativa e non per decidere a chi affidare il governo.
Al secondo turno, invece, la scelta diviene con evidenza per la scelta della forza politica che dovrà governare.

In sostanza, si verifica una metamorfosi del valore e della funzione del voto sia nel caso in cui qualcuno vinca al primo turno (la posta in gioco non era il governo) sia con l’esito del secondo turno in cui la posta in gioco non è più con evidenza quella del primo turno.

Il voto, indiretto, diviene anche diseguale perché produce effetti profondamente diversi dalle premesse implicite nel sistema di voto di tipo proporzionale.

La Corte Costituzionale ha ricordato che “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto”.

L’alterazione del valore del voto tra valore formale (rappresentanza) e valore reale (governo) contribuisce a rendere il voto anche meno libero.
Crediamo di votare per la scelta dei rappresentanti parlamentari ma ci troviamo ad avere scelto un governo se viene raggiunta una determinata soglia o a dover votare nuovamente non per decidere quale rappresentante eleggere tra due candidati, come avviene nel maggioritario a doppio turno, ma per decidere chi deve governare. Il tutto, in un sistema che formalmente resta di democrazia parlamentare rappresentativa in cui gli elettori scelgono i propri rappresentanti.

Potere legislativo e potere esecutivo finiscono per fondersi e di conseguenza il parlamento sarà menomato nell’adempimento delle funzioni costituzionali di indirizzo e controllo dell’esecutivo.

Qualcuno osserverà che anche nel sistema presidenziale a doppio turno si sceglie chi in definitiva guiderà il governo. Innegabile, ma con la profonda differenza che l’elezione per i rappresentanti parlamentari è autonoma e distinta da quella per il presidente e sin dal primo turno questa distinzione è netta.

In sintesi, abbiamo una legge con molti profili di incostituzionalità, esattamente come il porcellum, che contrasta con il sistema delle garanzie costituzionali perché mira a ottenere una maggioranza assoluta senza i consensi necessari e senza creare contrappesi tra il potere esecutivo e quello legislativo.

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