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Cambio sesso: il verso del cambiamento

renziTWBisogna cambiare, non si può restare fermi. A ogni costo occorre cambiare.
Credo che ci resti solo di cambiare… sesso.
Quasi quasi, cambio sesso!

Tutto il resto è già cambiato in questi decenni, il mondo è cambiato. La nostra Costituzione, il mondo del lavoro, la legge elettorale, i partiti politici… tutto è cambiato.
Ma non ho ancora cambiato sesso.

Sempre più spesso alle critiche che esprimo sulla proposta di legge elettorale in discussione e sulla riforma della Costituzione e sul sistema politico nel suo insieme… ricevo come risposta “bisogna cambiare“, “non si può stare fermi” persino rafforzando questa ferma convinzione anche con la consapevolezza che il cambiamento possa essere in peggio.

Fasci_di_combattimentoStiamo regredendo a una concezione che fu propria del futurismo e del proto-fascismo.

La retorica del cambiamento fine a se stesso.
L’ideologia del nuovo salvifico.
L’esaltazione della necessaria riforma.
L’ansia della emergenza che giustifica tutto.

Senza mai chiedersi se il nuovo sia realmente nuovo o una manifestazione di gattopardismo.
Senza curarsi della qualità delle riforme e di cosa prefigurano.
Senza la consapevolezza che siamo stati inondati… di riforme negli ultimi decenni. Forse bisognerebbe anche chiedersi se non è il caso di non farne più riforme… se dopo quelle fatte siamo a questo punto. O forse, e sarebbe meglio, le riforme vanno pensate meglio…

Nessuno nasce vecchio, quindi il nuovo non è meglio del vecchio perché persino De Mita è stato il nuovo. Anche Bossi, Di Pietro, Berlusconi
Craxi è stato il campione italico del nuovo corso della politica italiana!

L’emergenza poi è molto più rara di quanto si creda… Può essere considerato emergenza ciò che è sul tappeto da molti decenni? O piuttosto la retorica dell’emergenza è strumentalmente utilizzata per forzare le regole e le procedure?

Il superamento del bicameralismo perfetto e la governabilità sono temi presenti nel dibattito politico sin dai tempi della Assemblea Costituente.
Il compromesso allora raggiunto non piaceva a tanti; prevalse il timore di creare le condizioni per la nascita di un governo forte e i Costituenti non seppero creare organi di garanzia che permettessero equilibrio tra governabilità e rappresentatività.

Così, mentre si varava un sistema a totale centralità parlamentare, prevedendo durata diversa per ciascuna camera, oltre a corpo elettorale diverso e diverso metodo di assegnazione dei seggi, era totalmente trascurato il tema della governabilità.

Il governo deve nascere dalla volontà dei gruppi parlamentari, attraverso il confronto e il dialogo: questo il metodo che ci consegna la Costituzione.

Il tema della governabilità ci accompagna sin dalla nascita della Repubblica; è del 1953 il primo tentativo di assicurare un premio di maggioranza a chi arrivava al 50%+1: quella legge passò alla storia come legge truffa. Il premio non scattò e la legge fu cancellata ripristinando il precedente sistema.

futurismoDa allora è stato un susseguirsi di tentativi abortiti e pessime leggi elettorali.

Oggi è il turno di Renzi e del suo governo tentare di dare risposta all’antico problema.

Suona strano che sia il Governo a occuparsi di ciò, soprattutto un governo che in modo discutibile ha disarcionato un altro Governo imponendo al maggior gruppo parlamentare le decisioni prese da un organo esterno alle istituzioni, vale a dire la direzione di partito.

Strano che la Costituzione sia riscritta da un Parlamento eletto con una legge elettorale censurata dalla Corte Costituzionale. Parlamento la cui composizione e consistenza dei gruppi è frutto di disposizioni di legge incostituzionali. Parlamento in cui nessuno ha il sostegno del voto diretto. Parlamento che esprime una maggioranza formata da persone che, oltre a non essere state votate, sono state nominate in una forza politica che è all’opposizione: il NCD di Alfano non ha mai raccolto i voti degli italiani; sono stati nominati nel PdL!
Reale e concreto il dubbio sulla legittimità politica di questo parlamento nel procedere alla riscrittura della Costituzione.

La riforma del Senato prevede un sistema bicamerale in cui il Senato non sarà più eletto dai cittadini e non dovrà più votare la fiducia al Governo.

La Camera dei deputati sarà titolare in via esclusiva del rapporto di fiducia con il Governo, esercitando la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo sull’operato del Governo.
Come potrà svolgere efficacemente tali funzioni non è dato saperlo giacché il Governo nascerà perché sarà artificiosamente creata una maggioranza assoluta al fine di far nascere un Governo, mentre i voti sono stati raccolti per designare i rappresentanti del popolo sovrano.

Il Senato diventa nelle intenzioni un organo rappresentativo delle istituzioni territoriali che concorre alla funzione legislativa insieme alla Camera dei deputati per le leggi costituzionali e deliberando, negli altri casi, proposte di modifica.
Il nuovo Senato esercita la funzione di raccordo tra Stato, Regioni, Città metropolitane e Comuni.
Il nuovo Senato parteciperà alle decisioni relative agli atti normativi dell’Unione europea.

Gli ambiti in cui avrà voce in capitolo sono quelli che riguardano le autonomie locali, l’organizzazione e l’elezione degli organi di governo locale, il coordinamento della protezione civile, l’autonomia finanziaria regionale e locale, il coordinamento Stato-Regioni in materia di immigrazione, ordine pubblico e tutela dei beni culturali e paesaggistici…

Un mucchio di funzioni, ma per il modo in cui sarà eletto è facile prevedere che non avrà una maggioranza politica.

Svolgerà queste funzioni con 100 senatori scelti dai consiglieri di ciascuna regione e delle province autonome di Trento e Bolzano; ciascun Consiglio eleggerà un senatore scegliendolo tra i sindaci del proprio territorio e poi un numero variabile di senatori, ma non inferiore a 2, tra i consiglieri regionali e delle province autonome. Poche decine di persone sceglieranno in questo modo 95 dei 100 previsti senatori, mentre gli altri 5 potranno essere scelti dal Presidente della Repubblica, con modalità analoghe a quelle con cui oggi nomina i senatori a vita.

Come saranno selezionati i senatori?
Mediante accordi – trasparenti? – tra gruppi consiliari: noi votiamo i vostri, voi votate i nostri.
Quale sarà in tale sistema il ruolo dei comitati d’affari che spadroneggiano nella politica regionale?

Il Senato continuerà ad esercitare le competenze che la Costituzione vigente attribuisce al Parlamento in seduta comune: elezione del Presidente della Repubblica, messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, elezione di un terzo dei componenti il Consiglio superiore della magistratura. Al Senato competerà anche la nomina di due giudici costituzionali.
Qualcuno si sente più garantito e tutelato perché il Senato continuerà ad avere queste funzioni?

A queste condizioni preferisco prevedere l’abolizione del Senato e il rafforzamento dei poteri di Conferenza Stato Regioni, Conferenza Stato Città e Conferenza Unificata.

Un Senato composto da chi esercita il potere locale non è organo di garanzia delle autonomie, ma rischia di divenire cassa di risonanza degli interessi locali, considerato anche il modo in cui sono scelti dai partiti e imposti agli elettori i candidati per la carica di consigliere regionale.

Diverso è il caso della Francia dove il Senato è eletto da un corpo elettorale di circa 150.000 membri: gli amministratori locali.

Più di dieci milioni di italiani vivono in comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti (ben 5.652 comuni su 8.057, fonte Comuniverso); pensate che questi italiani troveranno voce in un Senato così composto?

Più di metà del territorio italiano ricade sotto l’amministrazione di questi piccoli Comuni spesso dimenticati anche dai loro fratelli maggiori vicini.
Secondo voi come nascono le terre dei fuochi?
I capoluoghi, le province, le regioni, le prefetture… nessuno vedeva e sapeva?
Quante terre dei fuochi abbiamo in Italia?

Pensate che realizzando una Assemblea i cui componenti sono in netta maggioranza coloro che gestiscono il potere locale avremo miglior controllo sul territorio e maggiori garanzie di autonomia?
Sarà rappresentativo del territorio o del potere territoriale?

piluIn ogni caso, una riforma costituzionale va valutata nell’insieme del nuovo scenario che delinea.

Il problema del bicameralismo perfetto è reale, ma va risolto pensando a cosa sarà la prossima Camera dei Deputati.

Il tema principale è che la Camera, unica vera detentrice del potere legislativo, non sarà organo di controllo del potere esecutivo perché con il nuovo sistema elettorale il Governo è espressione di una minoranza parlamentare, trasformata per magia in maggioranza assoluta.
Con gli attuali regolamenti il Governo può imporre ogni cosa alla propria parte politica che controlla la maggioranza del parlamento.

Si realizza una fusione tra potere esecutivo e potere legislativo, tra governo e parlamento, che non esiste nemmeno in Francia o nei sistemi presidenziali.
Già adesso assistiamo a un Governo che prevarica il Parlamento imponendo progetti di legge e l’immediata approvazione sotto minaccia di far saltare tutto.
Un segretario di partito, ovvero di una associazione privata, ha imposto al Parlamento il cambio di Governo e adesso il programma di lavoro.
Figuratevi cosa potrà avvenire quando quel governo avrà la legittimità indiretta del voto: andiamo verso un sistema a elezione diretta dell’esecutivo a insaputa degli elettori.

Oggi abbiamo un personaggio come Renzi, che non ha vocazioni autoritarie ed è un segretario scelto con il metodo delle primarie all’interno di un partito che ha perso la bussola, nonostante abbia una solida cultura democratica, ma cosa potrebbe avvenire con altri partiti in cui mancano del tutto questi elementi di democraticità e di garanzia?

Chiunque in Italia può fondare un partito e con le giuste tecniche di comunicazione e con i mezzi economici adeguati ottenere belle dosi di consenso.
Anche Totò Riina potrebbe diventare presidente di un partito, presentare liste di candidati da lui scelti, rigorosamente incensurati e specchiati, e disponendo di non pochi mezzi economici andare a caccia di consensi… Forza Casa Nostra… sarà il prossimo astro della politica italiana?
I presupposti ci sono tutti.

Infatti, la disciplina dei partiti in tutto questo turbinio di riforme non trova spazio.

L’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, per avere partiti organizzati in modo democratico e trasparente nei processi decisionali, non è ancora all’ordine del giorno.

Le primarie non sono previste.
Il coinvolgimento dei cittadini nella scelta dei candidati non è prevista.
I partiti saranno ancora i padroni dello Stato come da decenni.
L’oligarchia partitocratica che ha devastato l’Italia sarà premiata e rafforzata, consolidata con una Costituzione riscritta per fotografare e sancire il passaggio dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.
I parlamentari continueranno a essere in gran parte nominati dai vertici di partito.

La miopia della attuale classe dirigente politica sta creando le premesse perché un qualsiasi mafioso 2.0 possa impadronirsi dello Stato: chiunque dovesse avere il 40% dei voti potrà controllare potere legislativo ed esecutivo senza alcun contrappeso. Ma potrebbe farlo anche con un quantitativo minimo di voti se al ballottaggio i voti degli esclusi confluissero sul secondo piazzato!

Gli attuali improvvisati riformatori si sono inibiti nella comprensione di cose ovvie, perché fondamentalmente sono quei cretini istruiti che Sciascia profetizzava come presenza assidua del nostro futuro.

Parallelamente, la maggioranza degli italiani non si rende conto della gravità della situazione anche a causa di un sistema informativo che insegue gli ascolti, fomenta le tifoserie e raramente informa.

Trovo raccapricciante che a critiche precise su questo progetto di nuovo Senato, e a come si combina con il nuovo sistema elettorale,  si risponda solo con slogan e affermazioni demenziali o inneggiando alla necessità del cambiamento.

Urgente è individuare i problemi e proporre soluzioni efficaci: finora è cambiato tutto e persino i problemi sono cambiati… si sono ingigantiti, ma di proposte valide non vedo traccia.

Il verso del cambiamento ci suona il ritornello: tanto i numeri li abbiamo lo stesso senza Forza Italia! Vaffanculo, Forza Italia dicono.

Le preoccupazioni di Grasso,  della minoranza Dem, di tanti osservatori della società civile sono infondate e giù numeri per rassicurare che la maggioranza per far passare la riforma c’è; peccato che le osservazioni vertano sulla necessità di realizzare una camera di garanzia forte e autorevole, di creare contrappesi ed equilibrio tra rappresentatività e governabilità e non se ci sono o meno i numeri per approvare delle porcate. Quando mai nella storia della Repubblica sono mancati i numeri per approvare le porcate?

I professoroni da trent’anni bloccano le riforme e anche Rodotà in passato era favorevole all’abolizione del Senato. Appunto lo voleva abolire, ma cosa prevedeva allo stesso tempo per rafforzare il Parlamento e gli strumenti di democrazia?

Ma vaffanculo Forza Italia, vaffanculo Grasso, vaffanculo i professoroni, vaffanculo i rosiconi, i gufi e i conservatori attaccati alle poltrone… che vogliono bloccare le riforme, questo in sostanza l’unico argomento di Renzi e Boschi.

Le riforme servono se risolvono i problemi!

Non solo questa riforma del Senato non serve a nulla, e quindi se pensate al risparmio abolite completamente il Senato ed è più facile, ma non risolve il tema delle garanzie. E per abolire la fiducia di entrambe le Camere basta modificare due parole dell’art. 94 della Costituzione.

Ecco, è la limitatezza e la miopia di questi analfabeti della democrazia a essere oggettivamente pericolosa, non loro in quanto tali, ma la loro dabbenaggine che apre le porte a scenari inquietanti.

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