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La povertà e il dio denaro

Francesco OK“…la causa principale della povertà è un sistema economico che ha tolto la persona dal centro e vi ha posto il dio denaro; un sistema economico che esclude, esclude sempre: esclude i bambini, gli anziani, i giovani, senza lavoro … – e che crea la cultura dello scarto che viviamo. Ci siamo abituati a vedere persone scartate. Questo è il motivo principale della povertà, non le famiglie numerose” (papa Francesco, Le famiglie numerose danno speranza ).

Ecco ancora un’altra lettura semplicistica e riduttiva della realtà storica e… spirituale che accompagna l’umanità.

La povertà precede il denaro e in tutte le civiltà abbiamo avuto lacultura dello scarto”. Devo ricordare la leggenda di Sparta, la rupe Tarpea, la pratica della schiavitù? Tanto per fare qualche esempio certamente nei ricordi scolastici di ciascuno di noi.

Già in precedenza il Papa ci aveva ammonito: “il denaro è diventato un idolo”; ci ha messo in guardia dalle teorie mercantiliste che promuovono “una tirannia invisibile, a volte virtuale delle leggi del mercato“ ed esortato a “una riforma finanziaria e aiuto ai poveri“.

La tirannia del mercato: più facile credere alla esistenza del diavolo, più facile accettare l’ipotesi della destinazione inferno.

Che il denaro sia un idolo, direi  l’unica divinità reale, è assodato da secoli. Che ci siano ideologie liberiste è altrettanto risaputo.

Si parla di mercato come spesso si parla di Stato e immancabilmente arriva qualcuno che dice “lo Stato siamo noi”. Ecco appunto, non abbiamo capito nulla. Il mercato siamo noi. Lo stato siamo noi. Il mercato è lo Stato o lo Stato è il mercato.

Se è improprio affermare che lo “Stato siamo noi”, perché indubbiamente qualcuno è più Stato di altri, potendo decidere che leggi fare e come farle, è certamente più vera l’affermazione “il mercato siamo noi perché tutti, mendicanti compresi, concorrono a creare il mercato.

Ciascuno contribuisce al mercato in rapporto alle proprie capacità è senza dubbio più vero rispetto alla litania che ciascuno concorre alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva (art. 53 Costituzione). Certo, ci sono gli avari che potrebbero contribuire di più, ma il comportamento prevalente è che si vorrebbe contribuire al mercato più di quanto i propri mezzi consentano di fare.

Il modello consumistico-produttivo al quale tutti partecipiamo (e vorremmo parteciparvi di più) è il prodotto delle nostre scelte, anche se non tutti abbiamo contribuito in uguale misura, ed è il modello al quale tutti siamo appesi e tremiamo all’idea che stia per crollare.

Il modello economico consumistico-produttivo si basa sull’idea insana della crescita all’infinito. La consapevolezza che farsi guidare dalla crescita del PIL sia una follia mi sembra ancora lontana da venire. Se la finanza, da strumento al servizio dell’economia, è divenuta padrona dell’economia significa che l’economia non è più da tempo in grado di generare ricchezza; serve il ricorso massiccio alla finanza per finanziare i consumi, la produzione e l’occupazione.

Noi uomini creiamo il mercato, noi abbiamo inventato il denaro e lo abbiamo beatificato, noi abbiamo fatto ricorso alla finanza per creare denaro col denaro o per godere di qualcosa senza averne i mezzi economici. Noi abbiamo avallato il debito pubblico e concorso a crearlo (dimenticato il bot people?) dando esplicitamente fiducia alla politica finanziaria dei nostri governi.

Quindi, questa “tirannia del mercato”, consapevolmente o inconsapevolmente, abbiamo tutti noi contribuito a crearla e ci lagniamo per la nostra ridotta capacità di parteciparvi.

Allora? Ci libereremo dalla tirannia del mercato quando cominceremo a gioire per la discesa del PIL, ma intanto ricordiamoci di rammendare i calzini perché dovranno andare ancora bene.

Riguardo al tema delle famiglie numerose, d’accordo, i cattolici non sono conigli.

Giusto, fermiamoci a tre figli per coppia perché “quando si scende sotto questo (numero) accade quello che mi dicono potrebbe avvenire in Italia, cioè che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati” (papa Francesco).

Nessuna novità, il concetto della paternità responsabile è da tempo presente nella dottrina cattolica: 1968, Humanae Vitae, Paolo VI.

Il tema è sempre stato: quali mezzi sono leciti per giungere a una genitorialità responsabile? Solo i metodi naturali e la castità o anche i contraccettivi? Su questo aspetto fondamentale non vedo alcuna novità.

Il Papa si spinge a indicare in 3 il numero ideale di figli per coppia e lo fa agitando argomenti illogici, infondati e allarmistici. Poi aggiunge che le famiglie numerose sono una speranza e non causa di povertà.

Insensato parlare di demografia assumendo una visione nazionale: la popolazione mondiale cresce a ritmi sostenuti, abbiamo circa un miliardo di persone che premono sui nostri confini europei e 700 milioni di persone che soffrono la fame. Nell’interesse dell’umanità occorre assumere una visione planetaria dei problemi demografici. Irresponsabile e antistorico non farlo.

Le risorse sono limitate: già adesso, dati OMS, la capacità di crescita della produzione agro-alimentare è inferiore alle esigenze poste dalla crescita della popolazione. In più, vengono sottratte risorse per la produzione di bio-carburanti o altre necessità umane diverse dalla fondamentale alimentazione. Una ulteriore crescita demografica sarebbe deleteria.

Se tornassimo a fare tre figli per coppia esploderebbero i costi sociali per sanità, servizi sociali e scuola. Il Papa dovrebbe comprendere che prima di essere in grado di lavorare e pagare contributi… un figlio deve essere cresciuto e i costi sociali sono notevoli. Poi, quando sarà adulto, con i suoi contributi pagherà le pensioni altrui… ammesso che un lavoro lo abbia.

Siamo ancora fermi alla logica dei figli braccia per i campi?

Non abbiamo imparato nulla dai Paesi che pur avendo conosciuto, negli ultimi decenni, ottima crescita economica sono in grosse difficoltà anche per la contemporanea crescita demografica? Egitto, Marocco, Tunisia, Kenya… andate a vedere come è cresciuta la popolazione in questi paesi nell’ultimo mezzo secolo: non c’è crescita economica che tenga se la popolazione raddoppia ogni 15/20 anni. Se l’Italia avesse mantenuto il tasso di crescita demografica della prima metà del secolo scorso… oggi saremmo tra i 100 e i 120 milioni! Siamo fuori di testa?

L’allungamento della aspettativa di vita, la riduzione della mortalità infantile, l’allungamento del processo formativo… comportano che dobbiamo misurarci con l’inevitabile prolungamento dell’età lavorativa e, per finanziare scuola, servizi sociali e sanità, servono maggiori risorse economiche e quindi maggior prelievo fiscale. Poi se la crescita occupazionale sarà adeguata allora potrà esserci equilibrio tra occupati e pensionati… diversamente avremmo solo più disoccupati e miseria; in ogni caso, in attesa che i nuovi nati arrivino all’età lavorativa, servono maggiori risorse per fronteggiare le necessità della crescita demografica. Se da domani ci tuffassimo a fare figli, certo non cambierebbe l’insano pronostico del2024 come anno in cui non sarà più possibile pagare le pensioni agli italiani.

Profondamente infondato da ogni punto di vista affermare che tale ipotesi sia conseguenza della bassa natalità: se ciò dovesse avvenire è esclusivamente a causa della facilità e generosità con cui sono state mandate in pensione tante persone in età ancora lavorativa e a causa della bassa occupazione.

Affermare che fare figli serve a pagare le future pensioni significa essere ancorati a una visione arcaica e antiquata sul piano sociale e irresponsabile sul piano economico, tanto più oggi: dovrebbe risultare chiaro che l’idea della crescita economica continua e perenne si è dimostrata una ubriacatura.

La crescita economica si dimostra insufficiente per garantire occupazione dignitosa a tutti gli esseri umani.

Urgente, piuttosto, porsi il problema della ridistribuzione della ricchezza e della efficiente distribuzione delle risorse alimentari per combattere sprechi e speculazioni. Inoltre, serve una politica che favorisca la denatalità perché i flussi migratori ci impongono già adesso di farci carico della disperazione umana.

O vogliamo avere un Mediterraneo affollato di barconi?

I poveri vanno aiutati e la povertà combattuta, attenzione a non spingere l’amore per i poveri fino a volerci tutti poveri…

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