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Il Governo in premio

Lavorare per avere un vincitore alla chiusura delle urne è un rispettabile obiettivo estraneo al nostro vigente sistema costituzionale e persino alla Costituzione come uscirebbe dalle riforme attualmente in discussione.

La nostra Costituzione è a centralità parlamentare e rimarrà così anche con la riforma in discussione.

Votare per eleggere l’assemblea dei rappresentanti del popolo sovrano significa per definizione che non c’è alcun vincitore ma solo differenze numeriche tra i gruppi parlamentari.

Ogni eletto ha pari dignità e rappresenta la Nazione: così vuole la nostra Costituzione vigente e anche quella che uscirebbe con l’approvazione della riforma costituzionale in discussione.

In questo assetto costituzionale ridurre il voto per l’assemblea parlamentare in un voto per incoronare, in modo indiretto e a insaputa degli elettori, un vincitore incaricato di governare significa stravolgere la funzione del Parlamento, del voto e il sistema istituzionale.

Ci ritroveremmo in un sistema di tipo presidenziale senza saperlo e senza avere i contrappesi tipici di tutti i sistemi in cui distintamente gli elettori votano per il parlamento e per il Presidente, Premier, Cancelliere…

Come minimo occorre che il premio sia assegnato a chi raggiunge il 50%+1 dei voti o con un ballottaggio tra i due partiti meglio piazzati.

Almeno in questo modo al ballottaggio l’elettore avrebbe consapevolezza di votare per l’esecutivo, scegliendo tra programmi di governo, mentre quando ha votato per il rinnovo del parlamento ha scelto i propri rappresentanti, o almeno dovrebbe poterli scegliere, ma non sembra che la nuova vecchia oligarchia renziana abbia intenzione di rispettare la Costituzione.

Meglio ancora sarebbe eleggere distintamente il Premier e il Parlamento.

Gli elettori voterebbero per un programma di governo e per i rappresentanti parlamentari perché potere esecutivo e legislativo devono essere autonomi e distinti sebbene interdipendenti.

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4 thoughts on “Il Governo in premio

  1. Carissimo Mako, condivido la tua analisi. Vorrei però confrontarmi con te su una mia idea, sicuramente senza avere nessuna presunzione che sia giusta, completa e fattibile, ma credo possa meritare di essere analizzata e presa in considerazione, dedicandoci un minimo di attenzione, nello spirito che traspare da ciò che hai scritto in “chi sono”. Allora, abbiamo la nostra bella Costituzione, e aggiungiamoci ciò che non funziona, che possiamo sintetizzare con le parole “ingovernabilità”, o meglio con l’enorme difficoltà a formare esecutivi sufficientemente stabili, e “efficienza” della funzione legislativa esecutiva e giudiziaria. Il problema lo si vuole risolvere con una legge elettorale che assegna una maggioranza assoluta a chi prende + voti insieme alla soglia minima e altri “marchingegni” + o – complicati e riformando l’architettura istituzionale nel modo che tu sai. Perchè non guardiamo il problema da un punto di vista diverso, direi… opposto?! Pe prima cosa salviamo la rappresentanza, quindi legge elettorale proporzionale pura e con preferenze. Adesso spostiamo l’attenzione sulla formazione del Governo e sulla formazione delle leggi. E qui entrano in gioco i partiti politici, o meglio i gruppi parlamentari che si andranno a formare. Chiamerei il metodo che mi accingo a descrivere con il doppio nome “propositivo-partecipativo”. Entro un tempo prestabilito chi tra i gruppi parlamentari si propone per la formazione di un governo ha da depositare una lista dei ministri e un programma. Lo possono fare tutti i gruppi o aggregazioni degli stessi. Chi ottiene la maggioranza (anche relativa) sarà il governo con la benedizione del capo dello Stato. Ma potresti obiettare: Ma poi, come si approvano i decreti legislativi, o i disegni di legge (governativi o parlamentari)? Risposta: sempre con lo stesso metodo: su qualsiasi atto governativo o parlamentare, tutti i gruppi possono presentare il loro “progetto”. Si vota, e si approva con maggioranza, anche relativa. Secondo me, ne guadagna la democrazia, la rappresentanza e l’efficenza. Per adesso mi fermo qui, se pensi sia un’idea assurda e da folli, non esitare a dirmelo, non mi offendo. Ciao.

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    • Carissimo, non c’è nulla di folle in quel che proponi.
      Se guardi bene è molto simile a quanto già adesso prescrive la Costituzione con l’unica differenza di un ruolo più rilevante del PdR che, valutato l’esito delle elezioni, ascolta tutti i gruppi parlamentari e affida un incarico a chi sembra avere la possibilità di riuscire nell’impresa dia ottenere la fiducia. Se fallisce si va avanti con un altro incarico…
      Su questo sistema si è inserito il mattarellum e il porcellum che tentavano con alchimie di introdurre l’elezione diretta dell’esecutivo. Hanno fallito perché è sciocco porsi questo obiettivo mantenendo un sistema a centralità parlamentare. Inoltre, hanno dato una forte accelerata allo scadimento del sistema politico per scadimento del personale politico: un mucchio di gente che entra in parlamento senza aver raccolto un solo voto, solo per essere fedeli scudieri dei potenti di turno.
      L’Italicum segue la stessa strada e introduce capziosamente l’elezione diretta dell’esecutivo, senza creare alcun contrappeso: il parlamento diventerebbe un banale notaio dell’esecutivo, peccato però che l’elettore ha votato per la rappresentanza e non per l’esecutivo.
      C’è un sistema molto semplice per risolvere tutto.
      Elezione differenziata del parlamento e dell’Esecutivo.
      L’elettore vota il partito o la persona che più risponde al suo modo di pensare e vota la proposta di Governo imperniata su un primo ministro e la squadra che presenta. Il parlamento viene letto in modo proporzionale, il Governo con il ballottaggio se nessuna proposta raggiunge il 50%+1 dei voti validi.
      Potrebbe verificarsi che chi Governa non abbia la maggioranza del Parlamento e proprio per questo siamo in democrazia…
      Dovrà cercare di fare proposte così valide da superare gli interessi di parte e conquistarsi la maggioranza per farsi approvare le proposte.
      D’altra parte, il potere legislativo spetta al Parlamento e non all’Esecutivo.
      Poi, delle due l’una: o è vero che il Parlamento rappresenta la Nazione o non è vero. Se consentiamo al parlamento di fare il proprio dovere nella corretta dialettica con gli altri Poteri… forse riscopriamo di essere una Nazione e non un insieme di Clan l’un contro l’altro.
      Se pensiamo agli USA o alla Francia… non è poi così assurdo un sistema simile, ti pare?

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