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La sicurezza e l’emergenza

sicurezza1Riflettere sul tema della sicurezza richiede lo sforzo, senza pregiudizi, di guardare il problema da tutte le angolazioni.
Raccogliere tutti i frammenti possibili e provare ad assumere una nuova prospettiva. Sempre, perché se parliamo di sicurezza vuol dire che qualcosa non ha funzionato.

Senza dubbio c’è una diffusa insicurezza percepita da tanti.

Senza dubbio vi sono zone delle nostre città in cui la sensazione di pericolo è percepita in modo netto.

Senza dubbio, almeno da un punto di vista statistico, il problema non è tanto la mancanza di uomini delle forze dell’ordine, ma il loro inefficiente utilizzo e ancor più la penuria di risorse e il loro inadeguato utilizzo.

Senza dubbio c’è una diffusa mancanza di fiducia nell’applicazione delle leggi, vuoi per meccanismi giuridici che appaiono sfilacciati al punto da vanificare, talvolta, gli sforzi delle forze dell’ordine, vuoi per sfiducia complessiva verso le Istituzioni nel loro insieme.

Senza dubbio c’è un diffuso incivile “fai finta di nulla e prosegui per la tua strada”, solo in parte giustificato da sfiducia verso le Istituzioni, mentre in gran parte è dovuto a mancanza di alfabetizzazione civica.

A tutto ciò, e si potrebbe aggiungere anche altro, si risponde spesso con provvedimenti dalla dubbia efficacia, che rispondono a interessi elettorali e di parte. Su tutti negli ultimi anni, la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi, la ex-Cirielli… leggi che hanno contribuito a favorire l’impunità e a rendere ancora più inefficiente la macchina giudiziaria.

Spesso ad agitare il tema della sicurezza sono gruppi e forze politiche con connotati razzisti, fascistoidi, intolleranti… e questo non facilita il dialogo, non depone a favore dei proponenti e non invita alla tranquillità.

Però, nonostante la reale o percepita insicurezza sia da tanti gridata, manca una analisi delle cause del deterioramento sociale e mancano le proposte idonee a risolvere i problemi.

Tra le prime cause del deterioramento sociale metterei:

– lo scollamento tra Istituzioni e società civile;

– il pessimo funzionamento della giustizia

– un sistema di leggi pensato per assicurare l’impunità e favorire la criminalità dei “colletti bianchi”;

– un sistema politico clientelare, affaristico spesso in collusione con la criminalità organizzata

– l’inadeguatezza del sistema scolastico a formare futuri cittadini, consapevoli dei diritti e dei doveri, in grado di partecipare attivamente alla vita sociale e al bene della collettività;

– la diffusa percezione che chi amministra la res publica nella migliore delle ipotesi pensi solo agli affaracci propri;

– la diffusa percezione che lo Stato sia assente, proprio lì dove si dovrebbe poter toccare con mano la sua presenza.

Se non lavoriamo su questi aspetti,  saremo sempre “insicuri” e potremo anche pensare che tutto dipenda dallo “straniero” ma in realtà siamo vittime della nostra rassegnazione, del nostro immobilismo, del nostro accettare che i diritti siano trasformati in favori.

Sovente i politici agitano il problema sicurezza e appena si percepisce dai sondaggi che questo paga, tutti dalla destra alla sinistra parlano di emergenza…

Le statistiche dicono che le violenze sessuali commesse da “stranieri” sono una esigua minoranza del totale ma a sentire i politici sembrerebbe che gli autori degli stupri siano tutti “stranieri”.

In ogni caso, la criminalità vera, quella che devasta l’Italia e depaupera gli italiani è tutta italyan style! Si chiama corruzione sistemica, collusione con la criminalità, complicità con la devastazione ambientale… Criminalità italiana, con forti rapporti tentacolari in tutte le istituzioni, che rappresenta il vero e primo problema per la collettività.

L’emergenza è dunque rappresentata dai  politici con la loro inerzia e incapacità di gestione del territorio.

Quando un evento si ripete con puntualità svizzera e teutonica precisione o, se preferite, con periodicità quasi mestruale, è lecito parlare di emergenza?

Degrado delle periferie urbane, immondizie, criminalità, immigrazione, lavoro nero, sfruttamento della prostituzione, tangenti, appalti truccati, corruzione… tutto è un ordinario ripetersi di eventi ma per la retorica pubblica diviene emergenza che richiede interventi straordinari, atti legislativi d’emergenza, commissari straordinari… che ovviamente servono solo a fare propaganda fino al prossimo evento che farà ripartire la girandola dei proclami.

sicurezza2Sfogliando i giornali degli ultimi cinquant’anni verifichiamo che i problemi di cui oggi dibattiamo hanno sovente conquistato la palma della prima pagina.
C’è un problema immigrati, profughi, senza tetto… e occorre ripristinare la legalità.
Ripristinare la legalità significa allora interrogarsi sulla portata dell’art. 42 della Costituzione che mentre afferma il diritto alla proprietà privata sancisce che la legge ne determina i modi “di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”. Come si concilia tutto ciò con la disponibilità sul territorio nazionale di milioni di abitazioni inutilizzate e le tante famiglie senza un tetto o gli immigrati incarcerati in strutture prive di servizi? E che dire degli innumerevoli edifici pubblici inutilizzati? Quali inconfessabili interessi impediscono di riqualificare le tante caserme militari per dare ospitalità ai senza tetto e agli immigrati? Da quando è stato abolito il servizio militare obbligatorio, centinaia di caserme sono abbandonate, non più utilizzate per le funzioni militari sono lì a testimoniare plasticamente il degrado delle nostre inefficienti Istituzioni.

Mi dispiace deludere tante brave persone ma l’emergenza non esiste, esistono gli irrisolti problemi, ormai cronici, causati da incapacità e insipienza, talvolta accompagnata da interessata criminale distrazione, della classe dirigente politica e amministrativa.

Viviamo in un territorio martoriato da cattiva amministrazione,  pessima organizzazione dei servizi di pubblica utilità, lassismo e assenteismo atavico, egemonia della criminalità organizzata, indifferenza e immobilismo delle autorità preposte.

Le istituzioni locali dovrebbero impedire che misere baraccopoli sorgano ovunque e diventino concentrati di miseria e disperazione.

Le istituzioni locali dovrebbero impedire che le periferie delle città diventino soggette alla legge del far west e non è accettabile che quando succede il disastro si sentano esponenti delle Istituzioni affermare “qui è un far west”… e dov’erano prima quando tutto succedeva sotto i loro occhi? Dove erano i prefetti a Rosarno o a Prato? Che fanno?

Dove sono state sinora le istituzioni locali e governative? Quali attenzioni, risorse, provvedimenti hanno adottato per evitare che si formassero indecenti concentrazioni di miseria e disperazione?

L’inerzia è funzionale al determinare situazioni estreme, straordinarie che con estrema semplicità consentirà di affermare che c’è una emergenza e quindi si deroga alle leggi, allo stato di diritto, al rispetto dei diritti del singolo e delle comunità…

L’emergenza diventa un business, ottimo pretesto per gestire a proprio piacimento, fuori da ogni controllo, fiumi di denaro… mai sufficiente per le fameliche clientele politiche.

Il clientelare sistema partitocratico ha consegnato le chiavi di un bel pezzo dell’Italia a Cosa Nostra.

Dall’Italia controllata da Cosa Nostra ci arrivano raramente grida di allarme sicurezza da parte dei cittadini… chissà come mai!

La violenta legge che controlla il territorio piega le velleità violente degli “stranieri”. Se le autorità non sono capaci di far rispettare le leggi, chi ha cattive intenzioni avrà gioco facile.

I politici stanno dimostrando con la loro  inerzia e incapacità che l’unico modo per avere sicurezza e ordine è la cultura della prevaricazione, la legge violenta del più forte che reprime la violenza con la ferree leggi della gerarchia sociale e del controllo territoriale.

Se è così allora meglio affidarsi a chi di squadrismo, manganelli, mano pesante con i deboli se ne intende; non vi pare? Perché rivolgersi alle imitazioni? Ed è quello che molti cominciano a pensare rispolverando vecchi triti slogan di triste memoria.

La strada per affidare l’Italia intera a Cosa Nostra è ben tracciata.

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