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Divorzio breve

Il Ddl n. 1504 approvato alla Camera interviene sul diritto di famiglia e specificatamente sul divorzio. Il progetto di riforma ,adesso fermo al Senato, è stato denominato “divorzio breve” ma sarebbe più corretto definirlo progetto di “separazione breve” poiché interviene sulla durata della separazione, sempre necessaria per accedere al divorzio.

Inizialmente si era parlato di rivoluzione, di Italia che segue il modello francese, Divorzio senza ricorrere al giudice …ma come spesso succede con l’informazione italiana non bisogna entusiasmarsi al suono della grancassa… e ogni riferimento all’esperienza di Paesi vicini sono da prendere con il beneficio della tanta fantasia e approssimazione di cui sono capaci i nostri politici. In breve tutto sarà ridimensionato a un modesto e timido bisgiglio.

In ogni caso, dopo anni di vani tentativi, meglio di niente e speriamo che passi almeno la separazione breve. Ma francamente sarebbe molto poco e dimostrerebbe ancora una volta quanto i parlamentari siano espressione della peggiore Italia; bigotta, ipocrita, sempre pronta al compromesso e a strumentalizzare ogni cosa per l’interesse di bottega.

Nel Paese è assolutamente maggioritaria la convinzione che si debba procedere alla eliminazione della separazione e si possa presentare immediatamente richiesta di divorzio.

Non esiste alcuna ragione sociale e giuridica perché un giudice debba autorizzare la separazione; o meglio, un giudice deve farlo perché così gli impone una legge ipocrita e incivile che calpesta i diritti fondamentali dell’uomo. Ma questa è una faccenda di legalismo che nulla ha da spartire con la cultura giuridica perché non è l’uomo che deve servire la legge ma la legge che deve servire l’uomo.

Non si comprende perché sia così facile e veloce contrarre matrimonio, ma debba essere difficile, lungo e dispendioso divorziare.

E’ evidente che il matrimonio produce danni irreversibili. Infatti, le persone sono mature e responsabili quando decidono di sposarsi e diventano immature e irresponsabili quando decidono di divorziare.

Non è il divorzio a essere breve, ma lo è il matrimonio. A prescindere dalle questioni di fede o dalle legittime convinzioni culturali, se il matrimonio è considerato un bene da tutelare non è rendendo facile l’accesso e difficile l’uscita che valorizziamo l’istituto matrimoniale.  

Il ddl approvato dalla Camera interviene sulla durata della separazione ma nella sostanza resta inalterata la complessa procedura che conduce dal matrimonio al divorzio, vale a dire alla riconquista dello status libero!

Perché questo è quel che interessa quando un rapporto matrimoniale non funziona più: ritornare allo stato libero. La separazione legale si è dimostrata del tutto inefficace al recupero del matrimonio. Quando una coppia o uno dei coniugi giunge al punto di chiedere la separazione significa che è maturo il momento del divorzio. E’ solo un iter legale che costringe a chiedere la separazione, ma l’aspirante divorziante presenterebbe volentieri, insieme alla domanda di abbandonare il tetto coniugale, anche l’istanza di divorzio.

Ovvio che vanno difesi i soggetti più deboli e i figli, minori e non, ma questi sono aspetti che esulano dal riconoscere la fine di un matrimonio e l’ottenimento del divorzio.

Se c’è il consenso da parte dei coniugi, siamo alla stessa dinamica che li ha portati al matrimonio; quindi non si coglie la necessità del periodo di separazione legale.

Se non c’è consenso tra i coniugi sarà in ogni caso una causa a dipanare la matassa degli interessi e delle reciproche ragioni, ma tutto ciò è completamente estraneo al sancire la fine del matrimonio.

Va in altri termini tenuta distinta la riconquista dello “stato libero” dalle altre questioni patrimoniali e familiari sulle quali non dovesse esserci accordo giacché nessuno può obbligare a restare sposati.

Ancora una volta un piccolo passo avanti – in più fermo al Senato non per colpa dei senatori ma per i giochi di potere tra i partiti – è spacciato come grande riforma. Divorzio breve, si afferma, ma occorre leggere separazione breve.

I tempi e gli italiani sono maturi – esclusi la gran parte dei parlamentari – per abolire l’inutile previsione della separazione legale.

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