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Da Berlusconi a Scanzi

La crisi di rappresentanza è anche il prodotto della crisi di rappresentazione.

Succede così che Berlusconi da anni ripete “sono l’unica carica istituzionale eletta direttamente con voto popolare“.
Di contro, i governi Dini, D’Alema, Amato, Monti, Letta e adesso Renzi sarebbero alterazioni delle regole democratiche, manovre di palazzo.

Le manovre di palazzo sono indubbie ma è sul valore del voto e sulle regole che invece non ci siamo.

Con Renzi siamo al terzo esecutivo di seguito senza che nessuno li abbia votati, sostiene Berlusconi e conferma Scanzi.

Questo è il vero autogol della politica e dell’informazione, checché ne dica Scanzi (vedi il suo intervento Lo strepitoso autogol di Renzi e la strana democrazia Pd) che affermando “del voto non frega una mazza a nessuno” conferma la lettura degli eventi data da Berlusconi e contribuisce allo stravolgimento delle regole e alla confusione tra ciò che è e ciò che vorremmo.

Le affermazioni di Scanzi e Berlusconi sono forti distorsioni della realtà, letture semplicistiche e riduttive del nostro scalcinato sistema istituzionale.

Nessun governo è eletto con il voto popolare. I cittadini votano per rinnovare l’assemblea parlamentare alla quale spetterà il compito di formare una maggioranza e dare la fiducia a un esecutivo.
Questi passaggi caratterizzano la nascita di qualsiasi governo. Mentre non sempre i governi cadono per il voto di sfiducia del parlamento; sia Berlusconi sia Letta sono caduti perché hanno dato le dimissioni.
Entrambi erano nati in conseguenza di elezioni politiche.

Nel 2008 il risultato elettorale determinò una netta maggioranza di centro-destra e Berlusconi divenne primo ministro dopo le consultazioni presidenziali, l’incarico di formare il governo, il voto di fiducia parlamentare.
Le stesse operazioni furono replicate nel 2013, con più complessità perché dal voto elettorale non scaturì una maggioranza predeterminata. Ma le operazioni furono le stesse perché, a prescindere dal voto, il nostro sistema prevede così: democrazia parlamentare e governo parlamentare.

D’altra parte anche Berlusconi, sul piano formale e sostanziale, nel 2008 non ha preso un solo voto.
Gli elettori hanno votato il PdL e gli altri partiti della coalizione e non Berlusconi. La coalizione aveva indicato Berlusconi come proprio leader designato; questa circostanza non costituisce alcun vincolo per le future scelte del Presidente della Repubblica (perché si violerebbe una precisa prerogativa che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica) ma è avvenuta senza alcun metodo democratico, ricordate come nacque il PdL?
Non c’è alcuna trasparenza e democraticità nella investitura del premier designato: ogni partito deve indicarne uno.
Qualcuno pensa che nel 2008 Santanché o Boselli o Fiore o Ferrara o Bertinotti o uno dell’altra dozzina di candidati premier potesse divenire primo ministro?

Ovviamente nessuno è così ingenuo, ma non esiste la possibilità di esprimere una preferenza per il partito e una per il premier. Conseguentemente, chi voleva dare la fiducia al proprio partito, la dava anche all’improbabile premier designato. E chi, ritenendo che il proprio partito non avrebbe superato il quorum, ha indirizzato il proprio voto a una delle due coalizioni favorite… dando indirettamente il voto anche ai candidati premier di quelle coalizioni.

Quindi,
– la mancanza di democraticità nella designazione del candidato premier
– l’impossibilità di misurare l’effettivo gradimento del candidato per mancanza di voto disgiunto tra partito e candidato premier
– il sistema costituzionale con governo parlamentare
– la mancanza di vincoli per le coalizioni e per gli eletti

non consentono a nessuno di fare distinzioni farlocche tra governi sostenuti dal voto e governi votati da nessuno.

Non dimentichiamo che una coalizione può sfaldarsi il giorno dopo le votazioni, dando così vita a una maggioranza diversa da quella uscita dal voto. La cosa può non piacere, ma questo è pienamente compatibile con il nostro sistema costituzionale: si eleggono i parlamentari e non una maggioranza; ogni parlamentare rappresenta la nazione senza vincolo di mandato. Non a caso il voto di fiducia è individuale.

Quindi, non c’è un premier “legittimato” direttamente dal popolo e non c’è una maggioranza di governo “investita del potere esecutivo” direttamente dal popolo perché dovrà essere il parlamento a dare l’investitura e ogni eletto è libero di fare quel che vuole.

Tutti i governi sono votati dal parlamento.
Distinguere tra la natura di questi governi significa introdurre ipocritamente una critica alla natura del parlamento.

Assodato che tutti i governi sono sostenuti dalla maggioranza del parlamento, non avrebbe senso distinguere tra governi votati e non votati dal popolo, tranne l’eventualità non si consideri il parlamento una assemblea rappresentativa del popolo sovrano e quindi si preferisca un mandato di governo diretto e non indiretto per il tramite dei parlamentari. Aspettativa legittima, intendiamoci, ma non corrispondente al nostro sistema.

In effetti il parlamento è costituito da rappresentanti dei partiti e non del popolo.
E qui c’è l’altra enorme contraddizione: non hanno titolo Berlusconi e i suoi fidi scudieri a lagnarsi della non rappresentatività del parlamento giacché sono proprio loro con il porcellum ad aver accentuato il carattere partitocratico del parlamento (e si apprestano a replicare con italicum).

Coloro che parlano di colpo di stato con il governo Monti, Letta (e adesso Renzi)… fingono di dimenticare che questi governi hanno avuto (o avranno) la fiducia del parlamento: unico soggetto costituzionalmente legittimato a dare vita a un esecutivo.

Berlusconi finge di dimenticare che il governo Monti e Letta sono nati con il voto determinante suo e del suo partito.

Ripristinate queste elementari verità, giuridiche e politiche, perché due soggetti apparentemente lontani come Berlusconi e Scanzi affermano con insistenza le stesse tesi farlocche e propongono e accreditano una lettura falsa e distorta della realtà? 

L’Italia non ha bisogno di tifoserie urlanti ma di pensiero critico, intelligenza, capacità di analisi e disponibilità alla ricerca e all’approfondimento perché se non si conoscono i termini di un problema, per non essersi informati sul suo stato attuale e sul suo decorso storico, si diranno solo sciocchezze che, come tutti sanno, non aiutano a risolvere i problemi.

Se invece le cose si conoscono – e questi signori le conoscono – allora si rischia di invadere il campo della disonestà intellettuale: tutto è lecito per portare vantaggio alla propria fazione.

Si diffonde così ignoranza e superficialità, si crea terreno fertile per la corruzione intellettuale, spesso anticipatrice di quella materiale, perché non è vero che il fine giustifica i mezzi.
I mezzi devono essere coerenti con il fine che ci proponiamo, se vogliamo davvero produrre un cambiamento.

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