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Renzi ha legittimato Berlusconi, si dice

Leggo l’intervista di Liana Milella a Lorenza Carlassare, costituzionalista che stimo e apprezzo.

Sono molto perplesso, per la qualità delle domande e per le risposte.

E’ stato un errore rilegittimare il Cavaliere”, è il titolo dell’intervista; ad aver compiuto questo errore sarebbe il neo-segretario del PD, Matteo Renzi.

Come è possibile che un condannato con sentenza definitiva guidi un partito, chiede la giornalista.

Non essendo ancora definitiva l’interdizione dai pubblici uffici, Berlusconi può salire al Colle… afferma la giornalista chiedendo conferma.

Adesso Renzi si appresta a divenire presidente del consiglio, in conseguenza di una crisi di governo decisa fuori dal Parlamento.

Ha sentito la notizia Berlusconi guiderà la delegazione di FI nelle consultazioni al Quirinale e quindi Renzi, che ha privilegiato Berlusconi come interlocutore politico per le riforme istituzionali, mette in imbarazzo il Presidente della Repubblica.

Francamente, ci vuole impegno per mettere insieme in poche righe molti concetti ben confusi, conditi con abbondante superficialità.

Berlusconi può guidare un partito perché l’articolo 49 della Costituzione è rimasto inattuato e non esiste una disciplina di legge che regoli e stabilisca requisiti minimi per assumere incarichi nei Partiti, sostanzialmente riconducibili a semplici  associazioni private; e non esiste una normativa che assicuri trasparenza e democrazia nei processi decisionali interni ai partiti.

Renzi non ha rilegittimato Berlusconi, non ha ancora questo potere e nessuno lo ha giacché, per le nostre leggi un condannato con sentenza definitiva non è delegittimato politicamente: conserva piena agibilità politica, con l’unica limitazione dei diritti di elettorato passivo.

Per le nostre leggi un condannato in via definitiva può dirigere un partito politico.

Per quanto ne so anche Totò Riina potrebbe fondare e presiedere un partito e presentare alle prossime elezioni delle liste di propri candidati.

L’interdizione dai pubblici uffici non c’entra proprio nulla con la carica di presidente di un  partito.

Per le nostre leggi, Berlusconi è un condannato con sentenza definitiva ma è anche il presidente di un partito politico che ha raccolto molti voti e che gode ancora della fiducia di tanti elettori e di tanti parlamentari.

Se la cosa non vi piace – e a me non piace – allora coerentemente gridate a gran voce perché sia approvata una disciplina legale per i partiti politici.

Una democrazia non può esser tale se non sono democratici anche i partiti in cui si formano i programmi e in cui si scelgono gli uomini che poi vengono esteriormente eletti coi sistemi democratici. L’organizzazione democratica dei partiti è un presupposto indispensabile perché si abbia anche fuori di essi vera democrazia” (Calamandrei in Assemblea Costituente)

Diversamente è preferibile non insistere con infondate argomentazioni prive di qualsiasi pregio culturale e giuridico.

Napolitano non ha alcun dovere di ricevere Berlusconi, sufficiente che decida di ricevere solo i presidenti delle camere e le delegazioni dei gruppi parlamentari: è nei suoi poteri costituzionali decidere in tal senso. Grillo e Berlusconi sono soggetti estranei alle istituzioni parlamentari, le uniche legittimate a decidere sulla sorte del governo.

Singolare che in questa ennesima crisi extraparlamentare non si colga (o si minimizzi) la grave offesa arrecata al Parlamento, ridotto a registrare passivamente quanto deciso fuori dalle aule parlamentari: se a questo punto abolissimo il parlamento e assegnassimo a ogni segretario di partito il potere di rappresentare direttamente la quota di voti raccolta da ciascun partito, come fosse il possesso di un pacchetto privato di azioni, sarebbe la stessa cosa e risparmieremmo un bel po’ di soldini.

Non stupisce nemmeno il silenzio dei presidenti Boldrini e Grasso, evidentemente allineati al clima di disarmo e svuotamento delle assemblee che presiedono… Quanto lontano è il tempo in cui Cesare Merzagora, presidente del Senato, tuonava contro il rischio della degenerazione partitocratica.

Sarebbe bene che chi si scalda tanto per la supposta legittimazione di Berlusconi ponesse attenzione al piccolo dettaglio che i partiti politici si sono sostituiti al corpo elettorale, usurpando il popolo sovrano, unico legittimato, ai sensi della Costituzione, a decidere sulla formazione delle camere parlamentari che devono rappresentare gli elettori e non i partiti.

Le funzioni attribuite ai partiti politici dalla legge ordinaria al fine di eleggere le assemblee non consentono di desumere l’esistenza di attribuzioni costituzionali. Simili funzioni devono, quindi, essere preordinate ad agevolare la partecipazione alla vita politica dei cittadini ed alla realizzazione di linee programmatiche che le formazioni politiche sottopongono al corpo elettorale, al fine di consentire una scelta più chiara e consapevole anche in riferimento ai candidati.
Così scrive il pericoloso organo sovversivo comunemente chiamato Corte Costituzionale (sentenza 1/2014).

Riflettete allora sul dato di fatto incontrovertibile che il nostro regime è una PARTITOCRAZIA o se preferite OLIGARCHIA PARTITOCRATICA.

Diffidate di chiunque utilizzi la parola democrazia per riferirsi al regime repubblicano post-fascista che ha realizzato il passaggio dal Partito Stato allo Stato dei Partiti.

Dimenticavo, Italicum – la scellerata legge elettorale formalmente parlamentarizzata – è uno scempio della Costituzione e un sonoro vaffanculo all’indirizzo della Corte Costituzionale. Al momento incostituzionale come il Porcellum, politicamente inefficiente, giuridicamente mostruosa, la proposta Italicum dubito che sarà migliorata da un Parlamento obbediente alle volontà di una ristretta oligarchia; resta solo la piccola debole speranza che il Presidente della repubblica, qualora dovesse arrivargli una siffatta legge palesemente incostituzionale come al momento è Italicum, non commetta lo stesso imperdonabile errore del predecessore Ciampi.

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