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Diminuite le tasse!?

Lettta tasseTutti i media hanno diffuso una notizia: nel 2013 le tasse sono diminuite.
Nel 2013 è diminuito il peso delle tasse sulle famiglie italiane con risparmi fino a 250 euro, certifica la CGIA di Mestre .

Inadeguata capacità di sintesi determina sovente facili trionfalismi o inutili catastrofismi.

Nel caso in questione la prima responsabilità è proprio dell’ufficio stampa della CGIA di Mestre.
La CGIA di Mestre divulga uno studio affidandosi a un comunicato, ripreso da quotidiani, radio e telegiornali, che esordisce così: “Finalmente una buona notizia. Nel 2013 è diminuito il peso delle tasse sulle famiglie italiane. Gli importi, seppur abbastanza modesti, invertono una tendenza che negli ultimi anni aveva assunto una dimensione molto preoccupante
Quanti scherzi può combinare il desiderio di dare a ogni costo belle notizie.

Sufficiente proseguire la lettura per rendersi conto che si tratta di un esordio infelice; scrive infatti la CGIA “In tutti i casi, se il confronto viene realizzato tra il 2014 e il 2011, anno in cui non era ancora applicata l’Imu, l’aggravio assume una dimensione preoccupante

Quindi, se non consideriamo il 2012, c’è un appesantimento fiscale del 2013 sul 2011, mentre sul 2014 incombono incertezze. In definitiva, la tendenza degli ultimi anni, di cui in apertura di comunicato, si riduce al solo 2012, come è facile comprendere dall’analisi delle tabelle allegate al comunicato. In altri termini, il 2013 presenta un incremento rispetto al 2011 e un modesto arretramento rispetto al 2012 mentre il 2014 rischia di segnare un incremento rispetto al 2013 e certamente presenterà un conto fiscale più alto rispetto al 2011. Tutto sarebbe merito della scomparsa dell’IMU e della riduzione modestissima del cuneo fiscale.

Sul cuneo fiscale vale giusto la pena ricordare che la riduzione agirà solo sui lavoratori dipendenti e non riguarderà i pensionati e i lavoratori autonomi.

Sull’IMU c’è poco da cantare vittoria giacché non conosciamo ancora come sarà l’articolazione definitiva delle nuove diavolerie che in parte sostituiranno l’IMU, ovvero TARES, TASI e chissà cos’altro ancora.

Si afferma che sarebbe iniziato un nuovo trend che inverte la tendenza all’aumento delle tasse ma in realtà la CGIA elabora una previsione sul 2014 partendo dall’ipotesi della TASI con aliquota a 1 o 1,5‰ ma sappiamo che potrebbe arrivare a 3,5‰ quindi il 2014 rischia di azzerare quel minimo beneficio che qualcuno ha portato a casa nel 2013. Ma non temete, abbiamo sempre la fortuna di ritrovarci con norme fiscali approvate nel corso del 2014 con decorrenza con l’esercizio in atto… giusto per non perdere la buona abitudine dei governi di violare le leggi e lo statuto del contribuente.

Semplicemente assurdo che un Paese moderno si appresti a iniziare un nuovo anno senza avere ancora certezze sulle norme fiscali con cui dovrà fare i conti.

Lo studio citato, riguarda la totalità delle famiglie italiane?

Neanche per sogno. Lo studio della CGIA non riguarda la generalità dei contribuenti e tantomeno delle famiglie. Abbandoniamoci pure ai festeggiamenti ma non c’è proprio nulla che giustifichi tanto trionfalismo.

Lo studio della CGIA analizza tre specifiche situazioni: un giovane operaio senza familiari a carico; una famiglia bireddito con un figlio a carico; una famiglia monoreddito con due figli a carico.

Queste situazioni presentano – a determinate condizioni (tipologia di reddito, composizione del nucleo familiare, abitazione, auto…) – un risparmio fiscale che varia dal minimo di 15 euro al massimo di 250 euro.

Analisi rispettabile che però non autorizza nessuno a giungere alla conclusione che “nel 2013 è diminuito il peso delle tasse sulle famiglie italiane”.

L’inadeguata capacità di sintesi dell’ufficio stampa si accompagna al pressapochismo di tanto giornalismo che acriticamente riprende i dispacci diramati da chiunque senza approfondire e offrire una rappresentazione chiara della notizia, ammesso che esista la notizia.
Molti lamentano le scarse vendite dei quotidiani ma forse farebbero bene a interrogarsi sulla miracolosa circostanza che ci sia ancora tanta gente disposta a pagare un prodotto giornalistico che in gran parte è un puro copia e incolla dei comunicati stampa diramati a destra e manca.

La crisi di rappresentanza è anche crisi di rappresentazione.

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