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Ripensare il futuro

futuroTutti siamo consapevoli che le disuguaglianze sono aumentate, così come i nuovi poveri. Il ceto medio si è impoverito e sembra stia per realizzarsi la fine per autoconsunzione del sistema capitalistico, con la marxiana proletarizzazione del ceto medio e l’impoverimento del proletariato di cui abbiamo perso la nozione sociologica essendo ormai il proletariato scomparso dal nostro orizzonte, al pari delle classi sociali sostituite dalla stratificazione sociale in relazione alla capacità di consumo e di spesa.

Il sistema consumistico-produttivo arranca faticosamente e per strada ci sono molti vinti di verghiana memoria.
L’idea della crescita all’infinito è messa in dubbio da tanti, muovendo da ottiche diverse. Non voglio discutere di decrescita felice, di salvifica uscita dall’euro ma soffermarmi sulle caratteristiche di un  sistema.

Inutile parlare di terapie se ci manca la diagnosi. In tanti facciamo fatica a comprendere cosa stia succedendo perché le tradizionali griglie interpretative non ci forniscono risposte convincenti.

Proviamo a ripartire dall’ABC.

Economia. Intendo per economia l’utilizzo delle risorse per soddisfare i bisogni dell’individuo, per produrre cose utili (nel senso che sono richieste da qualcuno); muovendo da questa definizione, possiamo affermare che l’economia è la scienza della scelta: scegliere quali cose produrre e quali metodi utilizzare. Le risorse sono ciò che si utilizza per produrre cose utili (beni). Attenzione: ciò che è risorsa può essere anche un bene; l’acqua è un bene ma è anche una risorsa.

Crescita economica. In una società organizzata, per crescita economica intendo l’insieme delle attività che promuovono la capacità di valorizzare le risorse e il loro ottimale sfruttamento per rispondere al meglio alla soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi. I primi beni utili da produrre sono quelli alimentari; poi, servizi sociali per promuovere la realizzazione dell’individuo; infine arrivano i beni per il diletto e lo svago.

Produzione. La produzione non è creazione ma trasformazione di risorse in beni. Quando materia ed energia sono state dissipate nella produzione, non si possono più utilizzare. Potremo sfruttare ciò che rimane della produzione (i rifiuti), ma impiegando nuova energia e materia. Ne deriva che non è vero che più si produce e si consuma, più si crea benessere. Infatti, da una parte distruggiamo risorse e dall’altra distruggiamo utilità. La crescita economica è paragonabile alla crescita di un organismo: c’è crescita quando c’è sviluppo. Lo sviluppo di un organismo non è perpetuo; a un certo punto lo sviluppo è stazionario e cresce la mente. Crescita qualitativa e non più quantitativa (e se l’organismo continua a crescere quantitativamente prima o poi va in sofferenza). Lo sviluppo quindi diviene uno “stato stazionario” in cui crescono le attività costruttive, quelle cooperative e culturali, mentre i bisogni relativi al benessere materiale trovano il livello di soddisfazione.
Se ci scambiamo un euro ciascuno di noi alla fine dello scambio possiede un euro; se ci scambiamo un’idea ciascuno alla fine dello scambio dispone di due idee. Crescita economica è portare a soddisfazione i bisogni materiali e promuovere lo sviluppo qualitativo.

studiaIl sistema consumistico-produttivo, modello chiuso che corre tra produzione e consumo, fortemente ancorato al PIL (misuratore degli scambi), privilegia la produzione di merci e servizi, stimolando stili di vita consumistici basati su un indotto sentimento perenne di insoddisfazione. Anziché ricavare soddisfazione dall’uso delle cose, ricaviamo soddisfazione dal consumo delle cose: buttare cose ritenute vecchie per far posto a cose nuove dalle capacità fantasmagoriche che useremo più o meno come prima.

Questo sistema si basa sull’idea dell’inesauribilità delle risorse e sulla presunzione della loro infinita sostituibilità. Dal legno al carbone, dal carbone al petrolio e poi all’energia nucleare e poi… si vedrà. Tutto si riduce a una questione di tecniche da inventare. Ma la tecnologia può sostituire una risorsa con un’altra ma non può creare nuove risorse. Dunque, le risorse sono limitate.

Mi viene in mente la fantastica Leonia di Italo Calvino.  Scrive Calvino: “più che dalla cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità.
Efficace ritratto della nostra civiltà occidentale, divenuta modello e miraggio del mondo intero.
Tutto il mondo è proteso a sviluppare il modello economico occidentale; modello che appare fallimentare.
In questo modello passa in secondo piano la capacità di soddisfare i bisogni primari e, conseguentemente, non ci si interroga a sufficienza sulle risorse necessarie per la vita. C’è molta più attenzione al petrolio che al pane. A me preme più il pane del petrolio. Se prestassimo attenzione ai sempre più frequenti segnali di degrado del nostro modello di sviluppo, per esempio questa crisi che abbiamo in tanti iniziato a vivere, ci renderemmo conto di quanto questo modello sia pericoloso.

Nel voler continuare a credere che la globalizzazione e la degenerazione finanziaria siano la causa di tutti i mali, che l’euro sia la causa del nostro declino, che gli immigrati siano la causa del nostro impoverimento… c’è una forma di incapacità o inadeguatezza a leggere gli eventi, tanto siamo vittime di ciò che abbiamo creato.

Perché non ci interroghiamo su cosa ha reso possibile e necessaria la iper-finanziarizzazione dell’economia? Come mai ci siamo dimenticati di cosa è successo quando l’Italia è uscita dallo SME? Cosa successe a chi aveva mutui in ECU? Tutti i debiti degli italiani sono in Euro e Euro dovremmo restituire anche in ipotesi di uscita dell’Italia dall’Euro; la nostra valuta nazionale si svaluterebbe e l’Euro si rafforzerebbe. Di quanto cresceranno le rate dei mutui, dei prestiti personali?

Se il monte dei debiti cresce vertiginosamente fino a raggiungere e superare la capacità mondiale di produrre ricchezza (in questo caso mi riferisco al PIL mondiale, perché la ricchezza su cui si basa il nostro sistema è data dal volume degli scambi) non è forse un segnale che non c’è alcuna crescita economica reale? Certo possiamo parlare di iniqua distribuzione delle risorse, di sperequazione… però rimane il fatto che se i debiti superano la ricchezza prodotta allora qualcosa in ogni caso non va.

In questa ubriacatura della crescita ritenuta possibile all’infinito abbiamo perso di vista che, sia come sia, l’uomo ha bisogno di nutrirsi.

Nell’impennata dei prezzi che ha investito i beni alimentari non c’è forse un segnale chiaro delle difficoltà di tenere il passo tra domanda e offerta di cibo? No, ostiniamoci a vederci solo i cattivi speculatori.

La storia dell’umanità non è forse storia di migrazioni? Nell’America pre-colombiana, come nella antica Mesopotamia. L’antica Roma e la fine dell’Impero Romano… Storie di migrazioni e alla base della civiltà umana c’è il primo radicale scontro tra il modello di vita nomade e quello stanziale. La globalizzazione è un altro dato costantemente presente nella storia umana. Non era forse globale l’impero romano? Il concetto globale è sempre circoscritto, ieri come oggi, alla conoscenza del mondo. Lo sviluppo delle comunicazioni è stato un formidabile acceleratore della globalizzazione ma da sempre la civiltà e l’economia si è sviluppata lungo le vie naturali di comunicazioni, i fiumi per esempio. E i globalizzati romani eccelsero nella costruzione delle grandi vie di comunicazione.

Tecnologia. Un retaggio e una distorsione del positivismo ci inducono a riporre grande fiducia nella ricerca e nelle tecniche dimenticando che la tecnica ci offrirà la spiegazione di come fare le cose ma mai ci spiegherà cosa fare, se fare, perché fare e quando fare. La scelta di cosa fare, con che tempi e con quali risorse, è compito della politica e non della tecnica. Quando la politica delega ai tecnici finisce per uccidere se stessa e la prospettiva di una civiltà democratica perché solo la politica è il luogo delle decisioni. Una società che continua a ritenere che per assicurare la crescita economica è necessario investire in ricerca è probabilmente una società che non sa cosa ricercare e non ha una idea di futuro; una società che sarà sempre più preda degli eventi e sempre meno capace di determinare gli eventi. Una società che finirà per vedere in ogni cosa una emergenza e non un prodotto delle scelte non fatte.

Il modello consumistico-produttivo è in crisi… e nessuno sa quale potrà essere il modello del futuro.
Però, probabilmente ci avviciniamo a tappe forzate a vivere un’epoca in cui dovremo consumare meno e produrre meno.

Consumare meno, perché il consumo è due volte un costo: quando compriamo e quando buttiamo.

Produrre meno: perché produciamo più di quel che serve e quando compriamo paghiamo anche l’invenduto.

L’incertezza sistemica in cui ciascuno di noi vive non induce al consumo ma alla accumulazione; esattamente quel che avveniva prima dell’epoca mercantile e della prima industrializzazione, diciamo nel Medioevo quando il ricco era colui che accumulava nei forzieri, nella dispensa e acquisiva terre.
Ripensare con coraggio tutto, abbandonare ogni luogo comune e ogni facile certezza chiedendosi sempre perché, ricercando le cause, analizzando i problemi e il loro decorso storico.

Se non si conosce un problema, per non essersi informati sullo stato attuale e sul suo decorso storico, non potremo che dire sciocchezze e le sciocchezze non sono fatte per risolvere i problemi.

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3 thoughts on “Ripensare il futuro

  1. In linea di massima sono d’accordo con quanto scrivi. Sull’eccesso di produzione con conseguente freno dei consumi, purtroppo è un concetto molto vecchio, ricordo un ottimo testo di Roberto Vacca (un matematico) intitolato Il medio evo prossimo venturo scritto alla fine degli anni 70 che con calcoli matematici prevedeva quello che sta accadendo. Sì è vero la politica dovrebbe dare una risposta fare delle scelte. E’ miope pensare che all’uscita di questo fatidico tunnel si ritorni a come si era prima. La stessa ricerca la stessa tecnologia ha creato disoccupazione, oggi al posto di persone si preferiscono robot ed esistono lavorazioni che dipendono solo dalla robotica con pochissimo personale. Si dovrebbe incominciare davvero a pensare ad un mondo diverso (vecchio slogan anni 90), ma per necessità. Molte potrebbero essere le scelte politiche, ma di una politica non legata al capitale. La cultura, che in Italia è sempre stata bistrattata, potrebbe essere un fonte di occupazione e ricchezza, ma con le menti fini che abbiamo che dichiarano con la cultura non si mangia non si vedranno futuri. Purtroppo non sono ne un politico, ne un pensatore e ovviamente non ho nessuna soluzione, ma osservo e cerco di capire e quello che vedo non fa altro che confermare la mia percezione negativa di sprofondare sempre più nel baratro.

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    • Certamente amico Comandante Lupo; il consumismo è stato immediatamente oggetto di riflessioni e critiche. Il testo di Calvino che cito (Leonia) è stato pubblicato nel 1972; che dire poi delle accese critiche di Pier Paolo Pasolini…
      Non so se l’uscita dal tunnel sia vicina e nel dubbio l’ho arredato per renderlo più confortevole 😉
      Certamente nulla tornerà come prima ma attenzione perché questa crisi – che forse è solo agli inizi – è una formidabile opportunità per ridefinire le priorità e ridisegnare il futuro.
      Crescita qualitativa.
      Liberiamoci dalla tirannia del PIL: concetto catastrofico per l’umanità.
      Inoltre il PIL non aiuta a comprendere la realtà delle cose. Per esempio, il terremoto fa crescere il PIL: il PIL non considera l’aspetto patrimoniale (i beni distrutti dal terremoto) ma solo il valore degli scambi; ergo, i beni distrutti dovranno essere sostituiti e da qui la crescita del PIL. Prova a spiegarlo a chi ha perso la casa e i cari in un terremoto.
      Ritorniamo a discutere di cosa fare, come farlo e con quali mezzi e tempi.
      Riprendiamoci il potere della scelta e delle decisioni.

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  2. E’ importante discutere con pacatezza di questi temi perché indubbiamente non si tratta di una semplice crisi economica ma di una profonda crisi del sistema che ha promosso la crescita ricorrendo al debito ma senza riuscire a pagare i debiti. Così pochi si arricchiscono e tanti saranno spinti sempre più verso la precarietà e la povertà senza diritti e senza speranza.
    Comunque vada a finire nulla tornerà come prima.

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