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Attentato contro la Costituzione dello Stato

matteottiLa funzione principale del diritto penale è difendere la società dal reato. La pena sarà commisurata alla gravità dell’offesa e le forme di tutela saranno progressivamente più stringenti col crescere del valore del bene da tutelare. Il legislatore, per il rilevante valore giuridico del bene da tutelare, può anticipare la soglia di punibilità considerando anche comportamenti e atti che mettono a rischio il bene da tutelare. Non si direbbe che simili  preoccupazioni abbiano occupato le menti dei legislatori quando si sono cimentati con la tutela della Costituzione dello Stato.

L’art. 283 del codice penale punisce il reato di “Attentato contro la Costituzione dello Stato”. E se a rendersi colpevole dell’attentato contro la Costituzione dello Stato  fosse il Parlamento?

Ipotesi assurda e fantasiosa? Neanche un po’: realistica e reale. 

La legge n. 85 del 24 febbraio 2006 ha modificato l’art. 283 c.p.: Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.

La precedente formulazione prevedeva: Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.

Le differenze tra le due formulazioni non sono di poco conto. Non è stata soltanto ridotta drasticamente la pena ma è stata inserita la specificacon atti violenti”. La precedente formulazione  “con mezzi non consentiti” non richiedeva che ci fosse necessariamente la caratteristica “violenta” poiché non sono consentiti anche i mezzi caratterizzati da frode, arbitrio, abuso, falsità…

La precedente norma sollevava tenui problemi di ordine costituzionale poiché il fatto commesso poteva non avere la portata offensiva idonea a mutare la costituzione dello Stato. Il legislatore poteva prevedere la punibilità per i fatti diretti e idonei al raggiungimento dello scopo senza la necessità di introdurre la qualifica di atti violenti. Tanti altri atti non prevedono il requisito della violenza per essere punibili.

Con la previsione dell’atto violento per la punibilità del reato, il legislatore ha esposto le Istituzioni a un grave rischio poiché le ha private di qualsiasi tutela effettiva laddove l’attentato sia perpetrato senza l’uso della forza.

Inoltre, si vanifica l’intervento giudiziario, che in ogni caso avviene a danno avvenuto, vale a dire quando il bene che la norma vorrebbe tutelare è perso, poiché l’attentato si è compiuto e grazie alla sua forza violenta potrebbe aver raggiunto lo scopo.

Formuliamo una ipotesi. Il Parlamento legifera trasferendo a organizzazioni partitiche non soggette ad alcun controllo di democraticità il diritto di nominare il corpo legislativo che la Costituzione vorrebbe a rappresentanza del popolo sovrano. Il cittadino vota ma col voto decide solo l’entità dei rappresentanti del partito votato, i cui candidati, selezionati dai vertici di partito, sono collocati in lista nell’ordine stabilito dal partito. Chi prende più voti riceve un premio di maggioranza che garantisce il numero legale sufficiente per poter approvare qualsiasi legge.

Un simile sistema elettorale, ben più pesante della cosiddetta legge truffa del 1953 o della legge Acerbo del 1923, è in vigore in Italia dal 2005.

La Corte di Cassazione  ritiene che la nostra legge elettorale presenta rilevanti e non manifestamente infondate questioni di legittimità costituzionale, e rinvia l’esame della legge alla Corte Costituzionale. Nel nostro ordinamento non è previsto il ricorso diretto alla Corte Costituzionale. La conseguenza è che se il Parlamento approva una legge elettorale incostituzionale, che priva il cittadino elettore del diritto fondamentale alla scelta del “corpo legislativo”, solo radicando un giudizio ordinario e per la lungimiranza della Cassazione è stato possibile dopo lunghi anni arrivare a investire della questione la Corte Costituzionale ma intanto siamo al terzo parlamentonominato” per volontà dell’oligarchia partitocratica.

Nei fatti si è consumato e si consuma un attentato alla Costituzione dello Stato poiché il Parlamento è stato trasformato in un organo rappresentativo dei Partiti e non del “popolo sovrano”.

La fattispecie delittuosa prevista dall’articolo 283 serve a tutelare un bene per il quale la tutela anticipata in via preventiva è particolarmente necessaria poiché una volta avvenuto il fatto il bene è irrimediabilmente perso. L’abuso delle funzioni pubbliche e del potere legislativo consente di abolire di fatto diritti fondamentali dell’uomo e essenziali perché un sistema possa definirsi democratico, senza compiere atti violenti per ottenere questo risultato.

Siamo al paradosso in cui la Costituzione è meno tutelata di qualsiasi altro bene patrimoniale o naturale. Per tanti altri reati è competenza del giudice accertare se gli atti compiuti sono effettivamente pericolosi, prescindendo dalla connotazione violenta. O addirittura si punisce la condotta prescindendo dai danni causati dalla condotta stessa e persino in assenza di danni (la guida in stato di ebbrezza, la violazione delle norme di sicurezza).

Per esempio, l’art. 640 c.p. punisce il tentativo di truffa (raggiri e artifici) mentre il tentativo di attentato alla Costituzione per essere punito richiede il requisito degli “atti violenti”.

Persino il furto può arrivare alla pena di 6 anni… più grave che attentare alla Costituzione.

Ovviamente, la pena prevista per il reato di attentato alla Costituzione determina anche il tempo in cui il reato si prescrive. La conseguenza è che nei fatti tale reato non potrà mai essere perseguito.

Il legislatore ha deliberatamente scelto di non tutelare le Istituzioni previste dalla Costituzione.

Perché stupirsi, dunque, se fosse il Parlamento stesso a attentare alla Costituzione?

Possiamo incriminare il Parlamento? Ovviamente no, possiamo fare solo un pasoliniano processo.

Possiamo incriminare chi ha votato una legge incostituzionale che ha privato il cittadino di un diritto fondamentale? Ovviamente no; chi esercita il potere legislativo non può essere incriminato per aver svolto la sua funzione anche nel caso non l’abbia svolta in modo efficace o con la diligenza del buon padre di famiglia.

In realtà siamo totalmente privi di difese nel caso l’attentato alla Costituzione sia posto in essere dall’interno delle Istituzioni abusando dei poteri costituzionali.

Ecco perché occorre introdurre limitazioni al potere legislativo intanto per affermare il principio che la legge elettorale deve essere approvata dalla Corte Costituzionale prima dell’entrata in vigore.

Gli irresponsabili Governo e Parlamento, esclusivamente rappresentante dei Partiti, associazioni di diritto privato talvolta dedite ad attività criminali organizzate e continuative, decidono di derogare all’articolo 138 della Costituzione per nominare un fantomatico Comitato dei 40 al fine di scrivere una proposta di riforma costituzionale da sottoporre all’esame del Parlamento. Di questo comitato faranno parte deputati e senatori selezionati, eletti, scelti e nominati dai Partiti ai quali nessuno ha dato il mandato di riscrivere la Costituzione. Perché di questo si tratta. Non di un normale intervento manutentivo (la revisione non è la riscrittura) della Costituzione ma per chiara affermazione intendono dare un nuovo assetto istituzionale alla Repubblica e quando poi avranno trovato questo nuovo assetto a loro gradito, studieranno una nuova legge elettorale coerente con il nuovo assetto.

Il Parlamento irresponsabile rinuncia quindi a scrivere immediatamente una nuova legge elettorale che, sanando le evidenti incostituzionalità della attuale legge, consenta in ogni momento di poter ricorrere al voto elettorale. Probabilmente confidano di allungare la vita del governo contando sul fatto che nessuno procederà allo scioglimento delle Camere con una legge elettorale in odore di incostituzionalità.

Oppure, considerando come si sono già espressi molti pessimi rappresentanti di governo e parlamento, è probabile che i rappresentanti dei partiti puntano a una sentenza politica da parte della Corte Costituzionale; vale a dire, confidano che i supremi giudici non oseranno dichiarare incostituzionale una legge elettorale utilizzata per nominare ben 3 parlamenti. Un bel giudizio di inammissibilità è ciò a cui puntano gli irresponsabili rappresentanti dei partiti, nella speranza di salvare così la faccia. Ecco perché, in linea con la cialtronaggine che li contraddistingue, i rappresentanti dei partiti si ostinano a pensare prima alla riforma istituzionale complessiva e poi alla coerente legge elettorale invece di fare ciò che ogni responsabile e diligente legislatore dovrebbe fare: intanto scrivere una legge elettorale coerente con l’attuale sistema e poi quando sarà definito e approvato il nuovo sistema istituzionale provvedere a una nuova conseguente legge elettorale.

Non dimentichiamo che la Repubblica non può non avere una legge elettorale ma non può nemmeno votare con una legge sulla quale pende un pesante e ben argomentato giudizio di incostituzionalità.

Dobbiamo esigere che la nuova legge elettorale sia preventivamente verificata e approvata dalla Corte Costituzionale perché non abbiamo alcuna difesa rispetto a un attentato alla Costituzione e ai diritti fondamentali del cittadino per mano dei Partiti che hanno occupato le Istituzioni.

 

Ho affrontato questi temi anche in La Costituzione al muro Democrazia e Stato di diritto Metodo Democratico Lo Stato dei Partiti

 

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7 thoughts on “Attentato contro la Costituzione dello Stato

  1. Visto come procede la Giustizia in Italia, sarebbe meglio rottamare la Costituzione con tutte le sue leggi, 150.000 contro le 5.000 della Germania.
    Poi ricopiare di sana pianta le leggi tedesche o, meglio, quelle svizzere il cui paese è la patria del diritto.
    – da COCOMIND.com – La voce del dissenso

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    • Comprendo lo sconforto ma non credo sia una buona soluzione.
      La Costituzione hanno già provveduto a rottamarla e a compiere la missione sono stati proprio i parlamentari.
      Pensi che questi stessi signori sarebbero disposti a copiare le leggi di un altro Paese?
      Pensi davvero che il problema risieda nelle leggi e non negli uomini che dovrebbero applicarle?
      Non credi che ciascuno di noi ha delle responsabilità?

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  2. Mi ritrovo nell’articolo. Il 2 giugno sarà la festa della Repubblica, ma sono anni che mi sto domandando di quale repubblica visto che da anni ormai si parla di Costituzione solo quando si ha bisogno di un paravento. Sì sono i nostri (?) rappresentanti eletti che hanno portato a questo, ma anche noi cittadini abbiamo le nostre responsabilità. Perchè se sono seduti su quelle poltrone hanno avuto il nostro avallo. Sto diventando sempre più radicale nei miei pensieri, non è sconforto, ma vorrei sinceramente azzerare tutto e ricostruire da zero anche se mi rendo conto che questo non è possibile

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    • La consapevolezza è la prima arma di difesa.
      Chiamiamo le cose per nome, aldilà della retorica insopportabile spesso dominante nelle parole di coloro che occupano cariche istituzionali.
      Il parlamento è l’assemblea dei rappresentanti dei partiti.
      Gli elettori non eleggono i parlamentari; si limitano a votare dei partiti che non sono altro che associazioni di diritto privato che operano al di fuori da ogni controllo di democraticità.
      Sono le segreterie dei partiti a selezionare il personale politico come fossero dei dipendenti che mettono in lista secondo l’ordine scelto dalle segreterie per garantire che entri in parlamento chi alle segreterie maggiormente aggrada.
      Tecnicamente il nostro sistema deve essere definito OLIGARCHIA PARTITOCRATICA o semplicemente PARTITOCRAZIA.
      In altri termini, siamo passati dal regime del Partito Stato al regime dello Stato dei Partiti.
      La sovranità popolare è stata svuotata di qualsiasi valore e ridotta al rito sterile di un voto che serve solo a concorrere a determinare la forza di ogni capo-partito.
      Non esiste alcuna difesa dal rischio che il parlamento, assemblea dei rappresentanti dei partiti, attui un attentato per sovvertire la Costituzione. Storicamente i peggiori colpi alla democrazia liberale sono responsabilità delle istituzioni parlamentari.
      Siamo al terzo parlamento che rappresenta solo un gruppo di scalcinati capi-partito.
      Come si può parlare di democrazia rappresentativa quando non sono i cittadini a scegliere i propri rappresentanti, dopo essere stati esclusi anche dalla selezione di chi candidare; quando le proposte di legge di iniziativa popolare possono essere pacificamente ignorate da coloro che dovrebbero rappresentare il “popolo”; quando il voto referendario può essere pacificamente ignorato dal legislatore; quando i partiti non sono strumenti organizzativi a disposizione dei cittadini per contribuire al dibattito politico ma semplici associazioni private spesso personali; …devo continuare?
      La responsabilità di ciascuno di noi è notevole perché abbiamo lasciato che tutto ciò avvenisse anche perché vittime di un sistema formativo e informativo profondamente deficitario e al servizio del potere partitico.
      Non siamo stati educati alla democrazia, che significa partecipazione, ma indotti a pensare “sono pagati per fare le leggi, le facciano!” No, non è così che funziona la democrazia.
      Occorre vigilare e non mollare. Abbiamo il dovere di diffidare.
      Occorre fare ogni pressione necessaria su coloro che occupano il parlamento per costringerli a essere responsabili e onesti verso la Costituzione.
      Non ce ne deve fregare un cazzo del Comitato dei 40 se prima non provvedono a darci una legge elettorale conforma all’attuale sistema costituzionale. Chi è stato così becero da far vivere per 8 anni una legge elettorale profondamente fascista non deve toccare la Costituzione se prima non dimostra di saperci dare una legge elettorale democratica e realizzare un sistema che assicuri la democraticità dei soggetti politici (partiti, movimenti, associazioni, club…)

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      • Il problema non è solo il parlamento (il minuscolo è voluto) è il sistema in toto. Da anni ormai i diritti della Carta sono aggirati, calpestati. L’istruzione, la sanità, la cittadinanza e ora anche il diritto allo sciopero con il nuovo patto sindacati confindustria. http://www.contropiano.org/sindacato/item/16977-i-complici-firmano-laccordo-sulla-rappresentanza-sindacale questo è passato sotto il silenzio generale mentre letta con lo specchietto per le allodole parlava di riduzione dei costi della politica.

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      • Totalmente d’accordo con te. Attenzione però. Il Parlamento è la mamma e il papà di tutti i problemi.
        Lì si approvano le leggi e lì è stata sistematicamente smontata la Costituzione grazie alla degenerazione della promessa democrazia in un sistema partitocratico che è in perfetta continuità con il regime monarchico fascista.
        Del regime fascista la Repubblica ha salvato il pilastro portante, vale a dire il corporativismo.
        I partiti hanno fatto il resto innestando sul corporativismo le pratiche familistiche e consociative. Ecco realizzato il sistema partitocratico fondato su corporativismo, clientelismo, affarismo, consociativismo, familismo in stretta relazione quando occorre con la criminalità organizzata se non connivente con essa.
        Il fascismo resistente ha sacrificato Mussolini per salvare il regime e passare dal partito-stato allo stato dei partiti.
        Però la Costituzione, sebbene svuotata nella pratica quotidiana, esiste tuttora e possiamo ripartire da lì per costruire quel che i post-fascisti repubblicani non sanno saputo e voluto fare.
        Pensa a quanto è ridicolo Letta che si vanta di abolire il finanziamento pubblico dei partiti quando sino a ieri il presidente del suo partito, la pessima Rosy Bindi, affermava che non esisteva il finanziamento ai partiti ma i rimborsi elettorali che andavano rivisti ma erano essenziali diversamente la politica la possono fare solo i ricchi e si vede cosa succede
        Infatti la “prima repubblica” non è crollata sotto i colpi del finanziamento illecito in pieno regime di finanziamento ai partiti, vero?
        Occorre non mollare e incalzare giorno per giorno ora per ora.
        Non è vero che sono tutti uguali e non è vero che basta mandarli a casa.
        Restino pure ma costringiamoli a cambiare le regole. Perché il problema non sta nelle persone ma nelle regole che non assicurano democraticità e trasparenza nei processi decisionali, oltre ad aver esautorato completamente il “popolo sovrano”.

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  3. Pingback: Da Piccoli a Letta: 40 anni di finanziamento pubblico ai partiti | macosamidicimai

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