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La droga, tra non punibilità e proibizionismo

W_SLa legislazione sul consumo di droga tra non punibilità, repressione e proibizionismo produce effetti devastanti. Un comportamento che è sintomo di disagio sociale, talvolta lieve, talaltra profondo, per effetto di una legislazione folle produce danni individuali e collettivi incalcolabili. Provo a affrontare il tema in modo schematico, considerata la vastità e complessità.

1)    Le droghe fanno male, tutte indistintamente, una di più, l’altra di meno ma tutte certamente tossiche.

2)    Ciascuno ha la facoltà e la libertà di farsi male come crede.

3)    Nessuno ha il diritto di mettere a repentaglio la vita altrui per le proprie abitudini di consumo.

4)    La collettività ha il diritto, forse il dovere, d’interrogarsi su fin dove è disposta a farsi carico dell’irresponsabilità altrui

5)    Ogni limitazione della libertà individuale non può discriminare in base a fattori di valutazione soggettiva: a pari rischio pari limitazione, a pari pericolo pari limitazione.

6)    Tra tutte le sostanze psicotrope nessuna è più dannosa dell’alcol. Nessuna droga uccide più dell’alcol: circa 25000 ogni anno i morti in Italia attribuiti all’abuso di alcolici. L’alcol è in Europa la prima causa di morte tra i giovani fino a 30 anni.

7)    La pericolosità sociale e individuale delle droghe diverse dall’alcol è il prodotto delle condizioni di illegalità. Nessun alcolizzato si mette davanti alle scuole o alle discoteche a “spacciare” grappa o vino. Nessun alcolizzato scippa o ruba per comprare la bottiglia.

8)    Il prezzo delle droghe diverse dall’alcol è determinato da condizioni di mercato, dai rischi che produttori e trafficanti corrono per produrre e vendere, non certo dalla preziosità della materia prima.

proib9)    Nessuna ragione logica giustifica un trattamento differenziato tra cocaina e alcol. L’unica spiegazione logica porterebbe a concludere che si vogliano creare condizioni favorevoli per la criminalità organizzata. D’altra parte, anche il crimine è funzionale alla logica del PIL.

10) Il proibizionismo e la criminalizzazione di determinate sostanze hanno determinato un mercato LIBERO ma clandestino quindi totalmente fuori da ogni regola. Le droghe proibite oggi sono LIBERE per volontà dei legislatori mentre il pane è REGOLAMENTATO.

11) La tossicità delle droghe proibite è potenziata dalle condizioni di clandestinità: nessuno sa esattamente cosa compra, cosa assume e quanto principio attivo assume.

12) Chi assume droghe proibite commette sovente crimini per procurarsi i mezzi economici necessari per comprare una merce scadente venduta a un prezzo esorbitante per le condizioni di clandestinità.

13) Chi assume alcol spesso commette crimini per effetto dell’alcol; ne sanno qualcosa le donne violentate o aggredite da mariti o uomini alticci.

14) Anche alcune droghe proibite determinano stati di eccitazione che possono favorire comportamenti aggressivi e criminali.

15) Combattere le droghe significa combattere ogni forma di disagio sociale. L’uso delle droghe va iscritto nel più vasto problema del disagio sociale in cui a pieno titolo rientra l’uso di alcol, tabacco, psicofarmaci e ogni altra sostanza in grado di indurre dipendenza e comportamenti coattivi.

16) Il proibizionismo ha consegnato nelle mani della criminalità organizzata l’industria chimica delle sostanze psicotrope: tutte le droghe degli ultimi trent’anni sono invenzioni chimiche dell’industria criminale. L’ultima droga innovativa prodotta ufficialmente dall’industria farmaceutica è l’eroina: fu sintetizzata dalla Bayer nel 1898 come rimedio per i morfinomani.

17) La medicalizzazione dei problemi è una tendenza radicata nella nostra cultura; questo approccio è stato applicato anche alla tossicodipendenza. Milioni di persone soffrono di ansie immotivate e assumono tranquillanti per dormire; milioni di persone non riescono a concentrarsi senza accendere una sigaretta; altri hanno bisogno di dieci caffè al giorno e altri per parlare con una ragazza hanno bisogno di ingurgitare alcol. Anche molte giovani e meno giovani donne per rompere i freni inibitori hanno bisogno di tracannare un po’… La nostra cultura e il nostro diffuso disagio ci portano a non affrontare i problemi ma ad accantonarli ricorrendo a qualche magica sostanza.

18) Agitare fobie, sventolare bandiere è più facile e proficuo elettoralmente; proporre soluzioni, progettare cambiamenti richiede fatica e coraggio perché si rischia di fallire: nessuno ha le ricette in tasca. Quindi più utile ai propri interessi di bottega non fare nulla e produrre logorroiche declamazioni su prevenzione e repressione.

19) La prevenzione e l’informazione per essere efficaci necessitano del requisito della coerenza. Morti sulle strade a causa dell’abuso di alcol, morti sul lavoro a causa di abuso di alcol, atti di violenza e di teppismo sotto effetto dell’alcol… ma tutto ciò suscita scarso allarme sociale.

20) Come c’è il consumo moderato di alcol, tabacco e dolciumi… c’è anche l’uso moderato e saltuario delle droghe proibite.

21) Abbiamo problemi enormi che si chiamano tabacco, alcol e psicofarmaci e un problema che è diventato enorme per la demenziale e giuridicamente assurda legislazione criminogena sulle cosiddette droghe.

22) L’uomo da sempre modifica artificialmente la propria psiche. L’accanimento contro le droghe evidenzia un problema di acculturizzazione: l’alcol, il tabacco e i farmaci appartengono alla nostra cultura; le cosiddette droghe sono estranee alla nostra cultura e quindi vanno demonizzate come tutto ciò che è “estraneo e forestiero”.

23) Trattiamo tutte le sostanze psicotrope allo stesso modo: per tutte legalizzazione e severe normative per l’uso controllato e responsabile.

24) Il patrimonio della democrazia è “il principio di responsabilità”: se non ci adoperiamo per affermare e consolidare il principio di responsabilità rischiamo di avere leggi che puniranno l’eccesso di consumo di pasticcini e l’essere grassi.

proib_225) La legalizzazione consente di tenere il problema “droghe” sotto controllo. Di mantenere un rapporto con i consumatori, di evitare che il consumatore diventi anche delinquente, di contenere la proliferazione della criminalità organizzata.  Legalizzare significa sottrarre un importante business alla criminalità organizzata, che ha tutto l’interesse a favorire la diffusione della droga. Legalizzare è la premessa per dominare e controllare il fenomeno droghe che oggi è assolutamente “libero: perché ciò che è proibito è nei fatti libero (cioè fuori da ogni regola e da ogni controllo). Ciò che è legale è controllato e controllabile. Il pane non è libero, è controllato, regolamentato, disciplinato, normato… La droga è libera perché proibita.

26) Il senso di responsabilità dovrebbe portare ad assumere lo stesso atteggiamento punitivo e intransigente per ogni tipo di sostanza che provochi dipendenza e pericolosità sociale: alcol in testa. Diversamente ogni proibizionismo non sarà efficace nemmeno come deterrente e sarà diseducativo.

27) Accettare la logica proibizionista significa imboccare la strada della “dittatura salutista”: dovremmo proibire anche il tabacco, che provoca costi elevatissimi alla società; punire gli obesi e gli ingordi; i pigri e i sedentari; le auto in grado di superare i limiti di velocità consentiti, gli sport estremi…

28) La storia c’insegna che il proibizionismo non è risolutivo. In fondo veniamo da un secolo di proibizionismo ed è in questa dimensione che le droghe hanno trovato schiere sempre più numerose di estimatori…

29) Il senso di responsabilità fa desistere dall’allargare la pratica del proibizionismo ad altre sostanze o a comportamenti socialmente pericolosi o dannosi. Il senso di responsabilità dovrebbe portare a limitare i danni derivanti da comportamenti pericolosi e in questo senso la legalizzazione delle droghe è una politica di riduzione del danno che nulla ha da spartire con il permissivismo.

30) Prendiamo atto che il proibizionismo ha fallito: la droga non si è diffusa nel “permissivismo” ma nella illegalità generata dal proibizionismo! D’altra parte, non è vero che tutti diventerebbero drogati se le droghe proibite divenissero legali; come oggi non tutti sono alcolizzati anche se l’alcol è legale.

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