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Le parole sono pietre

brachilogiaLe parole sono pietre, ammoniva Carlo Levi, ma se le parole sono scritte nelle leggi o a pronunciarle sono coloro che rappresentano il potere legislativo o le Istituzioni allora le pietre sono più aguzze e fanno più male. 

La violenza va sempre combattuta e condannata; anche la violenza verbale deve essere tenuta a freno perché violenza genera violenza in una escalation che una volta innescata è difficile frenare.

Se un Paese è costantemente attraversato da “estremizzazioni violente anche sul piano verbale o sul piano della propaganda politica” dopo aver doverosamente condannato il fenomeno sarebbe opportuno interrogarsi sulle cause. La violenza non nasce dal nulla.

Se va da un lato condannata la violenza, anche solo verbale, contro lo Stato, le Istituzioni e i suoi rappresentanti, dall’altro va analizzato il comportamento dello Stato, delle Istituzioni e delle persone che danno corpo alle Istituzioni. Non credo alla insopportabile retorica della “casa degli italiani”: deve essere ancora edificata. E l’immagine retorica del “Palazzo” da processare è vecchia di QUARANTA ANNI! Significherà qualcosa?

Le Istituzioni possono ritenersi non responsabili per il sentimento di rabbia, frustrazione, insoddisfazione, sfiducia che domina tra i cittadini?

Immobilismo, inconcludenza, incapacità, indifferenza delle Istituzioni sono alcune delle cause della violenza verbale e anche fisica? O forse gli uomini che sono ai vertici dello Stato pensano che gli italiani siano degli ingrati?

I cittadini italiani hanno il dovere di essere incazzati; lo sono da decenni e voi signori delle Istituzioni siete i maggiori responsabili del cattivo funzionamento della macchina statale e della pessima gestione del denaro pubblico.

Per combattere la violenza non servono sermoni infarciti di belle parole. Servono fatti e comportamenti concludenti.

Violento è uno Stato che da decenni si trastulla sul problema carcerario senza trovare una soluzione degna di uno Stato di diritto: se ne parla dagli anni 60 del secolo scorso.

Violento è uno Stato che definisce “assassini” i giudici che danno una risposta a una domanda di giustizia. Quei signori delle Istituzioni che hanno scatenato una violenta cagnara nel “Palazzi del potere” dopo aver dormito per lunghi anni infischiandosene delle persone nelle condizioni di Eluana, quelle persone sono violente non meno di coloro che sparano per le strade. Eversivo e violento è stato non aver fatto nulla prima e dopo aver gridato “mai più un caso Eluana”.

Violento è uno Stato che depista le indagini per stragi. Chi depista vuole coprire qualcuno, quindi persone che avrebbero dovuto rappresentare le Istituzioni hanno tramato contro le Istituzioni contribuendo e rendere impuniti gli assassini di decine di persone. Una parte dello Stato è complice delle stragi, non sappiamo fino a che punto giunse quella complicità e chi doveva essere coperto, ma è certo che quanto avvenuto potrebbe ripetersi perché nulla è cambiato nella governance istituzionale. E non possiamo escludere a priori che i vertici dello Stato siano stati i mandanti e gli organizzatori di quelle stragi.

Violento è uno Stato che consente una carneficina come quella di Genova in occasione del G8.

Violento è uno Stato che nega la giustizia e promuove i “servitori” infedeli e incapaci.

Violento è uno Stato che legifera per favorire la corruzione; a che serve prevedere che fondi pubblici siano distribuiti ai gruppi consiliari e stabilire che anche un singolo può rappresentare un gruppo? Non serve forse a consentire che un singolo consigliere possa disporre di soldi pubblici e utilizzarli senza dover rendere conto e ragione a nessuno? Siamo allora in presenza di leggi criminogene.

Leggi criminogene sono quelle che prevedono la non punibilità dell’uso personale di sostanze psicotrope senza prevedere alcuna forma legale di approvvigionamento, rendendo inevitabile che ogni consumatore sia costretto a delinquere; leggi criminogene che rappresentano l’istituzionalizzazione della ipocrisia, della disonestà intellettuale.

Nella situazione istituzionale italiana, sentir parlare di “sovranità popolare” e “rappresentanza democratica” fa salire il sangue alla testa. Quale sovranità popolare? In che consiste? Nel votare un partito dove un gruppo di persone si è auto-investito del potere di decidere chi deve andare in Parlamento? Suvvia, non prendiamoci in giro. Restituiamo alle parole il giusto significato, perché anche svuotare le parole dal significato è una forma di violenza. I Parlamentari sono i rappresentanti dei partiti e non degli italiani. I partiti sono associazioni private che non funzionano e non decidono su basi democratiche: l’articolo 49 della Costituzione è ancora inattuato, come testimoniano i progetti di legge dormienti nella scorsa legislatura. Il parlamento è di fatto e di diritto l’assemblea dei rappresentanti dei partiti. Punto e basta. Ogni altro racconto è un film fantasy.

Violento è uno Stato che non sa dare risposte concrete ai cittadini, che non sa tutelare i diritti dei cittadini, che non si adopera per “rimuovere gli ostacoli  di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

Violento è uno Stato in cui ci si agita a corrente alternata quando a sproposito qualcuno parla di golpe, peccato però che coloro che oggi si agitano al grillo di turno gridavano al golpe quando Monti divenne presidente del consiglio.

Violento è uno Stato in cui si afferma da più parti e nella generale indifferenza che la legge elettorale sarebbe incostituzionale e d’altra parte la Suprema Corte valutando l’ammissibilità di un referendum sul porcellum si è spinta sino a sollevare rilievi di costituzionalità ma non era quella la sede per esprimersi compiutamente. Stiamo parlando della legge elettorale, una delle più delicate leggi per un sistema democratico. L’incostituzionalità della legge elettorale mette in discussione la legittimità costituzionale dell’assetto istituzionale. Se una legge elettorale incostituzionale può per tanti anni essere in vita significa che potrebbe passare qualsiasi legge che di fatto ci porti dritto verso una dittatura… d’altra parte non è previsto il controllo preventivo di costituzionalità della legge elettorale da parte della Suprema Corte.

Violento è uno Stato che non definisce cosa sia un “partito fascista” pur vietandone la ricostituzione ma “quali sono i caratteri che un partito deve avere per non cadere sotto quella denominazione e per corrispondere invece ai requisiti che i partiti devono avere in una Costituzione democratica. Sarà la organizzazione militare o paramilitare; sarà il programma di violenze contrario ai diritti di libertà; sarà il totalitarismo e la negazione dei diritti delle minoranze: questi od altri saranno i caratteri che la nostra Costituzione deve bandire dai partiti, se veramente vuol bandire il fascismo” tuonava inascoltato Calamandrei in Assemblea Costituente; e dopo tanti anni, eccoci ancora a zero a discutere di “che cosa vuol dire metodo democratico”.

La quasi totalità dei cittadini italiani non ha bisogno di sentire proclami contro la violenza perché sono contro la violenza e anche chi eccede con il linguaggio lo fa perché sente di non avere altri strumenti che urlare la propria rabbia.

D’altra parte, se coloro che parlavano di padani armati pronti a marciare su Roma e di vita che vale quanto una pallottola sono stati premiati divenendo inconcludenti ministri della Repubblica, perché oggi qualcuno dovrebbe sentirsi stimolato a non utilizzare un linguaggio violento?

Allora, signori delle Istituzioni lasciate a noi cittadini il piacere di esondare con le parole e provate a esondarci con fatti risolutivi perché la vostra incapacità di dare risposte concrete ormai ha superato ogni limite di umana sopportazione, modo educato di esprimersi che corrisponde al brachilogico mandare a fare in culo.

 

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