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La BCE e la FED

La BCE riduce il tasso d’interesse di riferimento. Segno evidente che la crisi perdurerà e si avvia verso una fase più critica.

Aiuterà questa mossa? Poco e certamente non sarà risolutiva.

Draghi fa quel che può ma la BCE non ha l’investitura politica necessaria per fare quel che andrebbe fatto: immettere una massiccia dose di liquidità per favorire l’occupazione e la competizione sui mercati internazionali, anche a scapito di qualche punto di inflazione. Il problema è dunque squisitamente politico. In Europa abbiamo un serio deficit di potere politico che impedisce di competere nel mondo ad armi pari.

La FED in USA immette ogni mese 85 miliardi di dollari e lo farà fino a quando la disoccupazione non scenderà al livello desiderato. Massicce iniezioni di liquidità sono sostenute dal Giappone. E noi che facciamo? Abbiamo i fondamentali economici migliori rispetto a USA e Giappone ma l’economia va a picco e la valuta si mantiene forte. Proprio quel che serve per andare ancora più a picco.

Allora, o si ritorna alla piena sovranità nazionale abbandonando l’euro o si compie il processo di unificazione politica dell’Europa. La classe dirigente europea si decida a compiere il passo necessario: dotare gli organismi europei del necessario potere politico.

Una valuta necessita di uno Stato, di un potere politico per competere sui mercati internazionali con gli stessi strumenti delle altre valute.

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