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Il trionfo di Andreotti

giulio_andreottiAndreotti ha lasciato questa valle di lacrime; inevitabile parlarne. Meno necessario l’ardito parallelismo che qualcuno propone tra anti-andreottismo e anti-berlusconismo per sostenere la necessità di  pacificazione politica. Pacificazione che sarebbe impossibilitata dalla irragionevole sinistra che avrebbe sempre bisogno di demonizzare l’avversario. 

Cominciamo col dire che non c’è alcun bisogno di pacificazione.

Abbiamo in Italia il caso Berlusconi che è diventato problema dell’Italia poiché il suo partito, il PdL, coincide con lui e ne rappresenta gli interessi. In un sistema democratico, e persino in una dittatura, nessuno è indispensabile; ovunque un partito politico avrebbe difeso il proprio leader togliendolo dalla esposizione pubblica, dimostrando autonomia tra partito e posizione personale del leader. Ovunque, a condizione che esista un partito politico e non un sistema di apparato a sostegno di una persona. Ma se il leader è un perseguitato politico? Ragione in più per metterlo al riparo dai riflettori. Rispetto a Berlusconi, ai suoi guai giudiziari e alla supposta persecuzione torna utile l’improvvida affermazione di Andreotti riguardo a Ambrosoli; riguardo a Berlusconi si può ben dire “se l’è cercata”, con i suoi comportamenti borderline, il suo disprezzo per la magistratura, la perenne sfida a ogni regola del vivere civile…

Quanto all’antiberlusconismo è vero che è stato il collante delle coalizioni che hanno fronteggiato la coalizione berlusconiana ma va detto che in questa personalizzazione c’è il limite di entrambe le coalizioni: il centro-destra è Berlusconi e conseguentemente il centro-sinistra non poteva che assumere il connotato dell’antiberlusconismo con il demerito che, aldilà di una opposizione nel linguaggio, nei modi e nell’elaborazione culturale, il centrosinistra non ha risolto uno solo dei problemi che individuava nel berlusconismo.

Andreotti per la sinistra non rappresentava l’avversario in cui si identificava la lotta alla DC e al suo sistema di potere; in realtà tale lotta non ha mai assunto i tratti di un volto specifico. Il sistema DC  aveva molte sfaccettature e per un lungo periodo il contrasto, acceso fino all’incomunicabilità, è stato tra fronte governativo laico e socialista da una parte e fronte comunista all’opposizione. In altri periodi il contrasto netto è stato con la gestione  fanfaniana e con il conservatorismo dei dorotei di Mariano Rumor.

Andreotti non è uomo di partito ma di Stato inteso come luogo di raccordo in cui trovano  rappresentanza gli interessi dei gruppi di potere intorno ai quali si edificò lo Stato unitario poi divenuto fascista e infine repubblicano: il mondo cattolico, con devozione per le gerarchie ecclesiastiche, il mondo imprenditoriale e il sindacalismo cattolico, le caste professionali, la nobiltà, i palazzinari e i proprietari terrieri, la pubblica amministrazione e gli apparati dello Stato, i poteri locali con le inevitabili clientele del mondo corporativo italiano.

Tra PCI e Andreotti c’è stata forte contrapposizione ma anche profondo rispetto. Andreotti riconosceva al PCI di essere interprete di interessi sociali veri e profondi ma al tempo stesso era fiero oppositore dell’ideologia comunista. Il PCI dialogava con Andreotti al quale riconosceva di essere interprete degli interessi della Chiesa cattolica, di un atlantismo convinto, di essere autorevole referente di un sistema di potere che, in nome della propria continuità, è pronto a scendere a patti con chiunque. Quindi, Andreotti poteva essere l’uomo del dialogo, qualora la necessità avesse suggerito di spostare l’equilibrio di potere nel nome proprio della continuità. E sarà il PCI a far digerire al proprio popolo che  Andreotti sarà a capo del governo della “non sfiducia”. Andreotti, in nome della conservazione del potere, era disposto a patteggiare col nemico, ma sempre in un’ottica conservativa e quindi senza mai avere un guizzo che portasse fuori dallo status quo o che arginasse lo sgretolamento dello Stato a cui assisteva indifferente. Sotto i suoi occhi prende corpo l’uso disinvolto delle risorse pubbliche per comprare il consenso e, non trovando opposizione a questa pratica disinvolta, comprende che anche il PCI può essere ammesso alla mensa della spartizione. Il sistema consociativo è salvo e poco importa se per mantenerlo occorrerà riconoscere ad altri un po’ di corpose briciole.

La DC e i partiti governativi erano i nuovi interpreti del modello consociativo, clientelare e corporativo che la sinistra comunista contestava in un’ottica di diverso statalismo inclusivo di quei settori della popolazione lasciati ai margini dal sistema democristiano, ma il PCI non ha rappresentato una alternativa al sistema corporativo e consociativo, allo statalismo che produceva inefficienza nella pubblica amministrazione e nelle aziende di Stato.

Ingiusto ridurre Andreotti a uomo della mafia. Il sistema politico italiano doveva fare i conti con la mafia sia per il ruolo svolto con gli americani nella guerra di liberazione sia per le compromissioni di potere che il nuovo regime repubblicano ereditava dal fascismo. D’altra parte, il consenso e il clientelismo non possono essere coltivati in territori dove il controllo è saldamente in mano a organizzazioni criminali senza scendere a patti con queste organizzazioni. I referenti di Andreotti prima di esserlo di lui lo erano di altri. I Gioia, i Salvo, i Ciancimino, i Lima non nascono con Andreotti e se la mafia ha avuto un referente in Andreotti è perché la DC (e non solo la DC) è stata referente della mafia.

Il sistema clientelare e consociativo è terreno fertile per la criminalità organizzata che, con questi metodi e con la violenza quando occorre, si assicura il controllo totale del territorio inculcando il concetto che non esistono diritti ma solo favori.

Per il sistema dei Partiti il territorio esiste in ottica clientelare e arriva il momento in cui non basta più fare una tangenziale per conservare il potere per decenni, come osserverà a posteriori il mitico Nicolazzi. Così, le tasse lievitano, il debito pubblico anche, l’occupazione non decolla, il Paese arranca tra conservatorismo sociale e arretratezza infrastrutturale, i servizi sono allo sfascio mentre la spesa pubblica esplode per l’effetto delle nuove clientele da ingrassare.

L’Italia è stata per decenni (e lo è ancora) dilaniata da guerre intestine tra gruppi di potere per il controllo del potere al solo fine di curare i propri interessi e quelli delle clientele di riferimento. Come si spiega, diversamente, che il sistema repubblicano abbia avuto la più stabile continuità politica imperniata sulla DC ma ben 50 governi dal 1946 alle elezioni del 1994, solo 48 anni. Il 62° governo si è da poco insediato e la XVII legislatura è iniziata: in soli 65 anni!

Perché le lotte correntizie hanno avuto così tanta libertà d’azione? La mancanza di alternativa al sistema di potere costruito intorno alla DC ha permesso la lotta perenne per la conquista di qualche spicchio di potere in più, ma restando sempre all’interno delle stesse logiche sostanziali e della stessa cultura di governo. La responsabilità va alla DC e ai suoi partiti satelliti, ma anche al PCI e ai suoi eredi. Andreotti è l’uomo che ha maggiormente interpretato questa cultura di governo; l’uomo che ha costruito un forte e ramificato sistema di potere perché il potere logora chi non ce l’ha.

Il sistema andreottiano è il sistema Italia. Funzioni di indirizzo politico si intrecciano con funzioni di gestione amministrativa determinando un controllo ferreo sul territorio attraverso il collocamento in ogni centro decisionale di persone amiche. Si crea così un sistema politico, fondato sulla lottizzazione, che occupa ogni pertugio della vita pubblica per tutelare interessi di parte, in aperto disprezzo del bene collettivo. Il controllo del territorio, mediante nepotismo, familismo, corporativismo e lottizzazione, serve ad alterare i meccanismi di creazione del consenso. Queste pratiche indecenti di spartizione territoriale del potere sono anche il pilastro del sistema mafioso e camorrista.

Controllare una Asl significa mettere il becco in chi fornirà servizi di manutenzione, forniture ospedaliere, smaltimento dei rifiuti pericolosi… Appalti, appalti, appalti. Fiumi di denaro. E’ strano immaginare che la criminalità organizzata o semplici lestofanti cerchino d’infiltrarsi in queste logiche dando in cambio voti e sostegno economico alle organizzazioni politiche o a singoli esponenti politici?  Moltiplichiamo ciò per ogni ambito controllato dalla politica: industria, televisione, finanza, scuole, lavori pubblici… Chi rinuncerà a tutto ciò se ha la prospettiva di poterlo fare sine die? Nella migliore delle ipotesi il sistema punterà a trovare un accordo per darsi il cambio nella gestione di questo immenso potere.

Nella stagione politica che va dal 1976 al 1990 tutte le leggi in materia di giustizia, lavoro, politica estera, lavori pubblici, servizi sociali e previdenziali passano con il voto favorevole del PCI. Il trionfo di Andreotti perché bisogna riconoscere che tutti sono andati a scuola da Andreotti.

Messi in soffitta Togliatti e De Gasperi, dimenticati Berlinguer, Moro e Fanfani, tutti si scoprono allievi di Andreotti ma il sistema andreottiano muore con la cosiddetta prima repubblica. Dal 1994 sarà una farsa gestita dagli eredi di quel sistema e nessun allievo ha il rendimento e la fibra del maestro Andreotti, nel bene e nel male, ovviamente.

Berlusconi, pessimo allievo; anche in sede giudiziaria non ha la stoffa del divino Giulio.

D’Alema, somiglia a Andreotti ma gli manca la capacità d’analisi, la cura del dettaglio tanto cara al pignolo Andreotti che costruisce la sua rete sulle pagliuzze.

Prodi, pessimo allievo anche lui. Ha imparato la lezione del tirare a campare, ma Andreotti non ha mai perso le staffe, non ha mai dato segni di cedimento; Prodi già da anni parla di paese impazzito…

Inutile imitare Andreotti: democristiani si diventa ma Andreotti si nasce

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3 thoughts on “Il trionfo di Andreotti

  1. Caro macosamidicimai,
    siccome è notte e non ho sonno, puntualizzerò due o tre cosine del tuo post che mi pare interessante approfondire.

    Punto 1.:
    “Il sistema clientelare e consociativo è terreno fertile per la criminalità organizzata che, con questi metodi e con la violenza quando occorre, si assicura il controllo totale del territorio inculcando il concetto che non esistono diritti ma solo favori.”

    Vero, ma non è solo questo. Il problema è che la criminalità organizzata il controllo del territorio lo ha da secoli, da prima ancora che l’Italia si unisse e diventasse una nazione. Il sistema clientelare riempie la politica e la storia italiana fin dall’antica Roma, che del clientelismo fece la sua forza politica. Sono consapevole del fatto che il tuo post non voleva essere centrato sulle organizzazioni mafiose ma la mafia è il riflesso della cultura civica e storica della nazione. La mafia non inculca nulla, la mafia è nata grazie ad un modo di agire nella res publica che era pre-esistente.

    Punto 2.:

    “L’Italia è stata per decenni (e lo è ancora) dilaniata da guerre intestine tra gruppi di potere per il controllo del potere al solo fine di curare i propri interessi e quelli delle clientele di riferimento. Come si spiega, diversamente, che il sistema repubblicano abbia avuto la più stabile continuità politica imperniata sulla DC ma ben 50 governi dal 1946 alle elezioni del 1994, solo 48 anni. Il 62° governo si è da poco insediato e la XVII legislatura è iniziata: in soli 65 anni!”.

    Vero, ma durante la guerra fredda la DC era l’unico partito possibile in Italia. La sinistra, anche senza chiamarsi “comunista” non avrebbe mai e poi mai potuto governare, fino al crollo del muro. Era il patto Atlantico, era l’accordo per continuare a essere supportati nella crescita economica ed era parte di un controllo mediatico che doveva ricostruire la fiducia politica dei cittadini, spingendoli verso un partito centrista. Quello che voglio affermare in questa puntualizzazione è che la guerra fredda è sempre un contesto spinoso, ma che non va mai dimenticato.

    Punto 3.:

    “Ingiusto ridurre Andreotti a uomo della mafia. Il sistema politico italiano doveva fare i conti con la mafia sia per il ruolo svolto con gli americani nella guerra di liberazione sia per le compromissioni di potere che il nuovo regime repubblicano ereditava dal fascismo. D’altra parte, il consenso e il clientelismo non possono essere coltivati in territori dove il controllo è saldamente in mano a organizzazioni criminali senza scendere a patti con queste organizzazioni. I referenti di Andreotti prima di esserlo di lui lo erano di altri. I Gioia, i Salvo, i Ciancimino, i Lima non nascono con Andreotti e se la mafia ha avuto un referente in Andreotti è perché la DC (e non solo la DC) è stata referente della mafia.”

    Andreotti è la mafia. La mafia nel senso più gretto del termine, quando la conservazione del potere, va oltre “l’accordo politico” e si accomoda, come tu hai ricordato, nel clientelismo e nell’accordo con organizzazioni para-statali a cui lo stato dovrebbe sostituirsi, e non cedere terreno. Il sistema politico italiano, nel suo modo di agire, è mafioso: con questa frase non faccio riferimento soltanto ad Andreotti ma al modo di agire di tutti i partiti a partire dall’Assemblea Costituente in poi. È un problema culturale, prima che politico.

    A presto,

    Ilaria

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    • Cara Ilaria, brevemente e schematicamente.
      Punto 1): assolutamente d’accordo con te; infatti scrivo che “La DC e i partiti governativi erano i nuovi interpreti del modello consociativo, clientelare e corporativo”; nuovi interpreti il che significa che consociativismo, clientelismo e corporativismo erano pre-esistenti. Come pre-esistenti sono le organizzazioni criminali di tipo mafioso che certo non nascono con la Dc o con la Repubblica. Quanto all’inculcare, forse non è il verbo più corretto ma il senso è che la mafiosità abitua a un comportamento, uno stile di vita. L’espressione “fare il mafioso” non indica l’essere mafioso ma avere un comportamento sprezzante, arrogante… un modo di essere nei rapporti interpersonali che è il prodotto di una educazione alla prepotenza.

      Punto 2): la guerra fredda esisteva ma questo non significava l’ineluttabilità nei rapporti tra DC e sinistra italiana o l’impossibilità di governi differenti pur mantenendo la collocazione atlantica. L’esclusione del PCI dal governo (il PSI entrò nel governo già nel 63 ovvero dopo pochi anni aver rotto l’alleanza col PCI) è il risultato delle scelte del PCI che si collocò nella sfera d’influenza dell’URSS in modo fermo sino alla fine degli anni ’60 e con molte titubanze e contraddittorietà sino alla caduta del muro di Berlino. L’abbandono della “dittatura di classe” arriva solo a metà anni ’70. Se il PCI avesse scelto di superare l’antica frattura con il pensiero socialista (sino agli anni ’80 dare del socialdemocratico a qualcuno era quasi come adesso dare del berlusconiano) e avesse preso le distanze dall’URSS già nel ’48 le cose sarebbero andate diversamente. Ma la storia non si fa con i “se” e quel che mi preme evidenziare è che non c’era alcuna legge naturale che imponeva al PCI di essere filo-sovietico. Persino in Germania i socialdemocratici entrarono nel governo nella seconda metà degli anni ’60. Le scelte del PCI e l’anomalia di un PCI elettoralmente forte impedirono una alternativa al governo incentrato sulla DC; e quando il PCI superò le posizioni filosovietiche sostenne l’idea del governo con la DC anziché lavorare per una federazione di tutta la sinistra.

      Punto 3): diciamo sostanzialmente le stesse cose. Nel mio prendere le distanze dall’assimilazione di Andreotti con la mafia, sottolineo che “se la mafia ha avuto un referente in Andreotti è perché la DC (e non solo la DC) è stata referente della mafia”. Allo stesso modo, individuo nel clientelismo, consociativismo e corporativismo i tratti tipici del sistema politico italiano (al quale anche il PCI si adeguò) ma individuo in questi tratti anche “il pilastro del sistema mafioso e camorrista”.

      PS: nessun problema… chiarissimo lo stesso quel che hai scritto. Buon riposo.

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  2. P.s. scusa per le troppe virgole: rileggendomi ho visto di aver creato una sintassi strana e con troppe subordinate. Sono troppo stanca per dormire ma anche per scrivere post 🙂

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