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La maggioranza degli italiani

ilvotoLa maggioranza degli italiani si attende rispetto delle regole, onestà come prerequisito della politica, senso di responsabilità… Ciascuno di noi giunge a conclusioni diverse, a scelte politiche differenti, ma nell’intima e limpida convinzione che si tratti di scelte giuste e appropriate, in un quadro condiviso di regole e principi.

Mi ha sempre stupito osservare che su singole ma spesso rilevanti questioni noi cittadini abbiamo dimostrato più lungimiranza e capacità politica dei nostri (?) rappresentanti. Mi ha sempre colpito che mentre la “cittadella” politica si dilaniava su assurde formule, tutte autoreferenziali e funzionali esclusivamente ai propri interessi di parte, una piccola pattuglia di geniali lucidi folli raccoglieva su specifiche e dirompenti proposte la maggioranza degli italiani: riconoscimento del divorzio, regolamentazione dell’interruzione volontaria della gravidanza, obiezione di coscienza, nuovo diritto di famiglia, non punibilità dell’uso personale di stupefacenti, responsabilità civile dei giudici, privatizzazione della Rai, finanziamento pubblico ai partiti… sono il risultato di battaglie condotte da una esigua minoranza politica che si è rivelata maggioritaria nel paese.

Possiamo anche non condividere qualcuna o tutte queste battaglie, ma rimane il dato oggettivo che la pattuglia politica dei Radicali seppe raccogliere le istanze che provenivano dai cittadini e trasformarle in proposte politiche, mentre tutto il resto dello schieramento politico osteggiava tutto ciò, si rifugiava in un sempre comodo “non è il momento”, ripiegava e si avvitava su se stesso.

Persino nei momenti più tormentati, gli anni di piombo, mentre tutte le forze politiche chiedevano leggi eccezionali, gridavano all’emergenza, e davano il via a una legislazione che ha devastato il nostro ordinamento giuridico, loro, sempre loro, i lucidi folli radicali, chiedevano l’abolizione dell’ergastolo, della legge Reale sull’ordine pubblico, del fermo di polizia… nella consapevolezza che avrebbero perso, ma dimostrando che quelle proposte erano avvertite come necessarie da una quota di elettori pari da 10 a 20 volte il proprio peso elettorale.

Tutto ciò per dimostrare cosa? Semplice, i cittadini hanno inequivocabilmente, sin dagli anni settanta del secolo scorso, dichiarato ai partiti “dell’arco costituzionale che si stavano vistosamente allontanando dal Paese. Per reazione i partiti dell’arco costituzionale hanno moltiplicato gli sforzi per ingabbiare il Paese, centuplicato l’attività di controllo di ogni spazio della società civile e condizionato pesantemente i mezzi d’informazione.

Parallelamente, però e sarebbe scorretto non rimarcarlo, gli stessi elettori, quando si trattava di votare per le elezioni politiche o amministrative, si dimenticavano di coloro che erano stati così in sintonia con la maggioranza degli italiani, coloro che non distribuivano poltrone e prebende, coloro che avevano dimostrato di essere l’unica espressione di cultura di governo alternativa a quella rappresentata dalla DC e dagli alleati competitors (dal PLI al PCI) e votavano sempre gli stessi, con insignificanti e marginali spostamenti. Nel 1992, con tangentopoli già esplosa (ma abbiamo avuto qualche anno di vita repubblicana senza qualche pesante scandalo politico? Gli italiani, che già nel 1978 per il 43% erano per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, avevano bisogno di tangentopoli e dei magistrati del pool mani pulite per aprire gli occhi?), la DC sfiorava ancora il 30% e il PSI il 14%, la lista Pannella restava inchiodata al suo simbolico 1,25% scarso!

Allora chiedo, ci siamo abituati a vivere facendo affidamento sui favori? Siamo vittime e complici del malaffare e della corruzione? Le nostre lagnanze sono dovute a desiderio di efficienza, giustizia, trasparenza… o frutto della sensazione di avere poco rispetto a quello che si pappano “loro”? Per farla breve, l’abbiamo capito o no che non si va avanti se “protestiamo” solo perché vogliamo una maggiore quota del bottino? L’abbiamo capito o no che il bottino non c’è più?

La “collettività” ha enormi responsabilità. Ovviamente, inferiori rispetto a quelle dei politici e dei media. Impari il confronto tra chi corrompe e chi si lascia corrompere, ma non dimentichiamoci che per ogni corruttore ci sono molti che si lasciano corrompere. La pratica politica di avvolgere e controllare ogni cosa ha la finalità di piegare le persone alla necessità di ricorrere ai favori dei potenti per ottenere quel che sarebbe diritto avere, ma consente anche a chi non ha diritti e meriti di accedere a lavoro, case, incarichi, commesse…

In tutto questo i media hanno una responsabilità pesante. Gli spazi per le voci fuori dal coro si sono enormemente ristrette rispetto al recente passato. Ciò è dovuto a un sistema televisivo ingessato da decenni per volontà precisa delle due coalizioni; da un sistema informativo intrecciato con il potere politico e finanziario\industriale, che da quello politico riceve privilegi, protezione e prebende.

E a rappresentarci troviamo sciacalli travestiti da pecore; fascisti che parlano di libertà; usurpatori che parlano di diritti; privilegiati che parlano di uguaglianza; osceni ipocriti che parlano di valori cristiani; disonesti che parlano di onestà e legalità; intolleranti che parlano di tolleranza; razzisti che parlano di solidarietà; arroganti sfruttatori che parlano di ceti deboli…

Però, nonostante tutto, l’italiano medio è sempre alla ricerca del salvatore, di un nuovo capo-popolo da seguire acriticamente, ovvero senza considerare se i mezzi impiegati sono coerenti con i fini dichiarati.

Ebbene sì. Non è vero che il fine giustifica i mezzi. Se vogliamo che qualcosa cambi, nel senso di cui all’apertura di questo intervento, occorre che i mezzi siano coerenti con i fini, che prefigurino i fini. Se utilizzassimo questo semplice sistema di valutazione ci renderemmo conto che anche la new entry del panorama istituzionale non sfugge a questa maledizione tutta italiana. Il M5S ha il notevole merito di aver dato una forte scossa al nostro sistema, ma non può essere la soluzione perché in sé ha tutti i vizi e le tare dei soliti vecchi partiti.

Il cambiamento vero inizia con la realizzazione di uno strumento democratico, trasparente nella formazione delle decisioni, nelle scelte delle candidature, nel rispetto radicale della Costituzione che pretende che ogni eletto sia rappresentante della Nazione senza vincolo di mandato. Non è un dettaglio.

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2 thoughts on “La maggioranza degli italiani

  1. I RADICALI & LA SINDROME DI STOCCOLMA
    —–

    Ciao Mako. Accurato il tuo amarcord della (sfigatissima) storia politica dei Radicali, e hai anche centrato la questione principale:
    Perché, se i radicali sono stati – nei fatti – l’espressione degli intimi ideali politici della maggioranza degli italiani, non hanno mai fatto incetta di voti alle elezioni?

    La mia personalissima risposta è che i Radicali non sono mai riusciti a proporsi, nell’immagnario collettivo, come un VERO partito politico.

    E’ una questione di apparenza. Pensa ad esempio alla Lega, che si è proposta con raffinati programmi politici tipo “Noi ce l’abbiamo duro!” o “Buttiamo fuori a calci nel culo i mussulmani di merda!”, e ha spopolato alle elezioni.
    Ebbene, pur essendo il nulla più totale, la Lega si è imposta agli occhi dell’elettorato come una CONCRETA forza politica. Falsa quanto vuoi, ma l’apparenza era quella di un vero “Partito” proprio come se lo immaginava la “ggente”.

    I Radicali, invece, si sono sempre limitati a “fare” in sordina, senza porsi sotto i riflettori dei grandi media e senza sproloquiare frasi ad effetto. E forse è proprio per questo che si sono resi “mentalmente invisibili” al popolo nei momenti veramente importanti (cioè, al momento di porre la crocetta nei seggi).
    E’ un meccanismo mentale perverso: gli elettori erano stati abituati ad identificare un “Partito” secondo certi parametri; come dire: “Un partito deve spararle grosse e fare promesse a vanvera; se i Radicali non le sparano grosse e non fanno promesse a vanvera, allora vuol dire che NON sono un partito”.

    Lo so, a prima vista sembra una teoria da Freud-dei-poveri…ma se ci pensi bene è una teoria che spiega come mai questo movimento, pur essendo così vicino alle aspettative poltiche della maggioranza degli italiani, sia sempre risultato “mentalmente inesistente” ai medesimi al momento delle votazioni.

    C’è poi da dire che i media hanno fatto di tutto per acuire questa tendenza alla “invisibilità” del movimento Radicale. Due intervistine a Pannella ogni tanto, giusto per dimostrare che non venivano snobbati. E ovviamente Pannella ha dovuto adeguarsi ricorrendo ad effettacci scenografici per uscire da questo boicottaggio mediatico (ad esempio candidando Ilona Staller, o facendo lo sciopero della fame un giorno sì e l’altro forse).

    Comunque, ormai per loro i giochi sono chiusi. Se era destino che i Radicali dovessero imporsi ANCHE coi numeri elettorali, sarebbe già successo ai loro tempi d’oro, e non certo ora che girano con le stampelle (sia fisicamente che ideologicamente).
    Peccato; l’ennesima occasione persa di questo Paese, che sembra inguaribilmente affetto dalla Sindrome di Stoccolma – dove i Tormentati premiano regolarmente i loro stessi Tormentatori. E avanti così, fino alla fossa.

    R.

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    • Ci sono molti spunti interessanti in quel che scrivi.In sintesi è come dire che per aver successo in politica devi raccontare storie e soprattutto cavalcare paure e rabbia; se proponi soluzioni rischi di scontentare perché pesterai sempre i piedi a qualcuno

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