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Il maschilismo al femminile

stopIl maschilismo non è una prerogativa dei maschi: appartiene al genere umano, senza distinzione di genere. Si   tratta di un atteggiamento mentale, un sistema di pensiero e di comportamento che riduce il genere umano in  prede e predatori, in dominatori e dominati. Questa suddivisione è resa semplice dalla distinzione dell’umanità nel gruppo maschile e in quello femminile.

Il maschilismo, essendo un modello mentale e culturale, un modo di decifrare e intendere i rapporti tra persone, infrange le barriere genetiche e contagia ogni varietà di genere. Succede così che anche le donne sono maschiliste.

Conseguenza del maschilismo femminile è che le donne non sono meglio degli uomini, in politica sono talvolta più rozze degli uomini e spesso sono acquiescenti al potere del maschio di cui assumono gli stereotipi comportamentali, intellettuali e verbali. Il maschilismo produce misoginia e infatti ci sono donne che odiano le donne. Il maschilismo alimenta violenza, pregiudizi e discriminazioni.

La donna maschilista sa sempre a cosa un’altra donna debba il suo successo. Se una donna non sa rinunciare all’idea che un’altra donna “faccia la puttana” per raggiungere i suoi obiettivi, a cosa serve disquisire sul presunto tratto femminile che farebbe la differenza? Il tratto femminile che farebbe la differenza sarebbe il potere degli orifizi? Se le cose stessero così il tratto femminile sarebbe un micidiale potere di corruzione: Eva tentatrice. Per fortuna le cose non stanno così.

Il concetto “fare la puttana” è molto discutibile. L’uomo è un cacciatore e quindi si definisce al massimo donnaiolo (o puttaniere) ma perché la donna non può essere definita uomoiola o puttoniere? Ah già, la donna deve fare la preda.

Perché se fa carriera una donna che ha una relazione con un uomo di potere il merito è solo delle sue abili capacità di zufolatrice? Anche un uomo di potere avrà diritto alla sua vita relazionale e, poiché le donne di potere sono poche, inevitabile che intrecci relazioni con donne con meno potere. E può darsi che così facendo scopra che oltre alle capacità di eseguire insieme una sinfonia dei sensi quella donna abbia altre capacità. E’ una ipotesi così inverosimile? Quella donna per il semplice fatto di avere un rapporto con un uomo di potere necessariamente deve essere un’oca giuliva? E l’uomo di potere deve necessariamente essere così ridicolo e scemo da mettere in posizioni di potere donne capaci solo di zufolare?

La donna maschilista quando non ricorre alle allusioni sessuali trova nel leccaculismo la ragione del successo di un’altra donna. L’essere leccaculo è un’altra tipicità del pensiero maschilista: ha fatto carriera perché è un  leccaculo del capo. Perché il capo non è mai una persona meritevole, il capo è sempre un coglione cafone arrogante che si circonda di persone meschine e servili. Mah.

Se siete arrivati sin qui avrete capito che lo spunto di questa riflessione viene dalla nobile tenzone che contrappone due donne del PD. Tralascio nomi e dettagli perché irrilevanti, basti dire che una ha detto dell’altra che “tutti sappiamo cosa ha fatto per arrivare sino lì”. Qualcuno ha scritto che se queste cose le avesse dette un uomo sarebbe chiaro il significato allusivo in tutti i “sensi”. Falso. Il significato allusivo è identico a prescindere dal sesso di chi pronuncia simili parole che, per il fatto stesso di essere allusive, si prestano a qualsiasi interpretazione senza esclusione alcuna: da “l’ha data” (o qualsiasi varietà di “l’ha preso”) a “ha pagato”; in mezzo ci può stare di tutto.

Questo maschilismo femminile mi ha ricordato  l’attacco a Mara Carfagna in occasione della sua nomina a ministro. Quegli attacchi furono cialtroneria pura, un trionfo di meschinità, ipocrisia e maschilismo.

Con il pretesto di intercettazioni, sulle quali iniziò la solita giostra di indiscrezioni, si contestò la nomina a ministro di una donna che era stata una soubrette televisiva; quindi inadatta a ricoprire il ruolo di Ministro alle Pari Opportunità.

Stupidità maschilista giudicare inadeguata una persona per l’attività lavorativa che ha svolto o per le chiacchiere sulle sue relazioni: chi meglio di una donna che ha usato nel lavoro anche il suo corpo può comprendere cosa significhi farsi rispettare come donna? Se invece si tratta di un uomo che ha usato il suo corpo per tirare calci a un pallone, allora tutto va bene? Chi si fa prendere a pugni su un ring è più meritevole di stima sociale di una spogliarellista? Maschilismo puro.

Rendiamoci conto che un’opportunità, un incontro può segnare una vita. Un incontro casuale fece di Silvana Mangano una star; una qualsiasi procace ragazza sua coetanea per un evento casuale potrebbe essere diventata una… come si dice ah si escort. Ma entrambe meritano il totale rispetto, se vogliamo contribuire a un mondo in cui ciascuno possa avere delle opportunità e divenire padrone della propria vita e del proprio corpo.

Nel caso che coinvolse la Carfagna qualcuno affermò “Carfagna chieda un giurì che esamini quei nastri”. Cosa avrebbero dovuto dimostrare quei nastri? Non avrebbero potuto dimostrare nulla; in ogni caso non avrebbero potuto ristabilire la dignità di una persona. Dignità a cui una persona ha diritto a prescindere dalle relazioni amorose e dai comportamenti trasgressivi, ma non lesivi della libertà e dignità altrui.

Ammettiamo che in una conversazione un tale affermi che ha promosso una bella signora per i servizietti resi. Affermazioni simili dimostrerebbero solo  il cattivo gusto, il gallismo di un uomo e nulla più. Potrebbe trattarsi di una affermazione falsa, pienamente compatibile con il comportamento di un certo tipo di maschio che attribuisce al suo Lui conoscenze ed esperienze di vita spesso sognate, che immagina il suo Lui sempre impegnato in spumeggianti e scoppiettanti serate…

In ogni caso, anche ammesso che quei rapporti ci siano stati, come dimostriamo che è grazie a quei rapporti che la signora ha fatto carriera? Perché una cosa dovrebbe essere conseguenza dell’altra? Come minimo dovremmo attendere per vedere come si muove la signora nel nuovo ruolo; non vi pare? Vogliamo cazzeggiare o cosa.

Le meschinità non contribuiscono a far progredire il Paese. La cultura dell’allusione alimenta maschilismo e violenza. Pregiudizi e discriminazioni non finiranno mai se ci fermiamo alle apparenze e al dato esteriore: un parlamento non sarà migliore perché ci sono più donne.

Occorre sconfiggere la cultura sessista che produce violenza e discriminazioni. Altro che quote rosa e varietà di genere imposta per legge: infatti impongono la varietà di genere anche nel matrimonio.

Le pari opportunità sono scritte nella nostra Costituzione e un ministero serve solo se promuove una cultura che infranga le logiche sessiste e le discriminazioni di genere. Non servono quote rosa, inventate dal potere maschile per controllare l’accesso delle donne alla politica; serve trasparenza nella selezione dei candidati e nell’accesso alla candidatura. Serve trasparenza nelle nomine. In ogni caso, le donne, sinora, hanno dimostrato, con poche eccezioni, di non essere migliori e più efficienti dei loro colleghi maschi.

Care donne, anche in politica tacchi e tette non sono sufficienti per distinguersi dai colleghi maschi.

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2 thoughts on “Il maschilismo al femminile

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