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Fare per fermare il declino

Oscar Giannino ha formato una squadra niente male; il suo programma ha una concretezza e determinazione apprezzabile, soprattutto in relazione alla fumosità di molti dei suoi concorrenti alla corrida elettorale. Ovviamente il giudizio muove dall’idea dominante, direi quasi pensiero unico, che ci sia qualche provvedimento legislativo che possa effettivamente arrestare il declino. Non è così.

L’idea che la crescita possa andare avanti all’infinito è una solenne sciocchezza. La crescita è stata finanziata e dagli anni settanta del secolo scorso il mondo ha prodotto una montagna di debiti che ormai supera la ricchezza  prodotta. Ciò ha comportato la iper-finanziarizzazione dell’economia con tutte le distorsioni che ne derivano.

Se la crescita del PIL si ottiene con il ricorso al debito e a nuovo indebitamento per far fronte al debito in scadenza, ovvero nella dimostrazione dell’incapacità di solvibilità, è evidente che qualcosa non va nel modello economico.

Purtroppo quel che non va è proprio il pilastro del modello occidentale consumistico-produttivo: l’idea della crescita continua, interrotta di tanto in tanto da qualche periodo di flessione o recessione. Modello economico ormai di riferimento per le economie di tutto il mondo.

Il declino economico è inevitabile perché  in Occidente produciamo più di quel che ci serve; il mondo che cresce molto (Basile, Russia, Cina, India, parte dell’Africa, Indonesia…) non ha i nostri livelli di assorbimento: produce, esporta in Occidente, non è in grado di assorbire il nostro surplus di produzione. Se lo fosse allora potremmo tirare un respiro di sollievo, ma giusto un respiro perché si aprirebbe un problema di risorse non rinnovabili insufficienti per una popolazione mondiale che dovesse giungere a livelli vicini a quelli di noi occidentali. Acqua, produzione agricola, petrolio… riflettete e comprenderete il senso di quel che scrivo.

Apocalisse, allora? Niente affatto. Possiamo guadagnare con adeguate iniziative (e qui Giannino torna utile) tempo necessario a rallentare la discesa economica. Inevitabile declino economico ma crescita civile, se ci muoviamo nella direzione giusta: combattere gli sprechi e la corruzione (due facce della stessa medaglia), promuovere la cultura e le produzioni eco-compatibili.

Ridurre gli sprechi si può e si deve per recuperare risorse necessarie per supportare i tanti che saranno falcidiati dalla crisi appena iniziata e promuovere una riconversione dei modelli industriali e produttivi, a partire dalle energie rinnovabili e dal trasporto pubblico.

Tanti auguri, quindi, a Giannino e al suo movimento però credo sia giunto il tempo di parlare (non solo per l’Italia, sia chiaro) della necessità di accompagnare la decrescita perché il modello di cui ci siamo nutriti ormai è morto. Prima ne prendiamo atto, meglio è.

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