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POKER PRESIDENZIALE

Chi dei quattro Presidenti che ancora  oggi occupano i vertici istituzionali  continuerà a essere Presidente?

E, soprattutto, se nessuno di loro lo sarà, li rimpiangeremo?

Chi sono i magnifici quattro.

Gianfranco Fini: Presidente della Camera dei Deputati. Campione di paraculismo in apnea, ha impiegato 15 anni per comprendere chi era il suo alleato. Dopo averlo compreso ha iniziato a sbadigliare con la pretesa di spiegare agli italiani cosa sia necessario al futuro del Paese. Grazie Fini, ha già dato: si ritiri pure in silenzio e le saremo in eterno riconoscenti. Dal momento che votiamo solo i partiti e non le persone, per non averlo più tra i piedi è necessario non votare il suo partito: FLI. Ringrazio anticipatamente gli italiani che seguiranno questa indicazione.

Renato Schifani: presidente del senato. Di lui non ricordo un solo discorso sfiorato dalle ali dell’intelligenza. Riusciremo a non avere la sua inutile presenza in Senato? Chissà, dipende da come voteranno gli italiani ma, considerata la pessima legge elettorale, credo che dovremo pagargli ancora qualche immeritato stipendio. Un grazie anticipato agli italiani per quel che sapranno fare per liberarci dalla presenza di Schifani dal panorama istituzionale..

Mario Monti: attuale Presidente del Consiglio dei Ministri. Ha accettato l’incarico di governare l’Italia in un momento oggettivamente difficile e senza sbocchi (che non fosse un’inutile, devastante e rissosa competizione elettorale). Merita per questo la nostra riconoscenza. Però, l’uomo ha dimostrato di non avere coraggio, lungimiranza, capacità di analisi politica. Divenuto Presidente, per esclusiva volontà del Parlamento, si è cincischiato in un inutile, dispendioso e dispersivo “rispetto” per il “Parlamento dei Partiti”. Quei Partiti che avevano dato forfait lasciando a lui il bastone del comando. Monti avrebbe dovuto inondare il Parlamento con una raffica di decreti protetti da rigoroso voto di fiducia: o approvate o mi dimetto. Solo questo avrebbe dovuto dire Monti al Parlamento dei Partiti. Come direbbero le persone istruite, “non ha avuto le palle per farlo”: è bene che stia alla larga dal governo della Repubblica.

 Giorgio Napolitano: Presidente della Repubblica.  Rispetto agli gnomi di cossighiana memoria che affollano il Parlamento, è un gigante della politica. Tuttavia, se dovessi simulare un voto alla sua interpretazione del ruolo di Presidente della Repubblica, gli assegnerei un 7 stiracchiato; in ogni caso, un notevole distacco dalla nullità rappresentata dal Parlamento. Perché? Innanzitutto per l’insopportabile retorica che caratterizza gran parte dei suoi interventi pubblici, ma soprattutto per aver sprecato nel 2008 un’opportunità storica per tentare di raggiungere gli obiettivi da lui stesso indicati. Nel 2008 avrebbe potuto, e a mio avviso dovuto, sciogliere il solo Senato: avrebbe costretto tutte le parti in campo a giocare una partita nuova, inedita, scomoda. Sarebbe bello se qualche volta si applicasse alla lettera la Costituzione. Dubito che sarà rieletto Presidente, pertanto gli auguro  una lunga e serena vita da senatore, magari impegnato a modificare la pessima Bossi-Fini che modificò la mediocre Turco-Napolitano.

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